<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Formazione insegnanti</title>
	<atom:link href="http://idr.seieditrice.com/formazione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://idr.seieditrice.com/formazione</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Dec 2011 08:15:18 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.1</generator>
		<item>
		<title>Educare alla vita buona nel Vangelo</title>
		<link>http://idr.seieditrice.com/formazione/basi-pedagogiche-antropologiche-e-teologiche-di-riferimento/educare-alla-vita-buona-nel-vangelo/</link>
		<comments>http://idr.seieditrice.com/formazione/basi-pedagogiche-antropologiche-e-teologiche-di-riferimento/educare-alla-vita-buona-nel-vangelo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 08:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gbertolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Basi pedagogiche, antropologiche e teologiche di riferimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://idr.seieditrice.com/formazione/?p=598</guid>
		<description><![CDATA[In che senso leggere in termini pedagogici un documento che si occupa di educazione? La precisazione potrebbe apparire pleonastica, ma ci sembra invece importante, perch&#233; il documento in questione non &#232; indirizzato in modo esclusivo a professionisti dell&#8217;educazione, per cui esso appare molto ricco di valenze pedagogiche, che in parte restano implicite. Ci accosteremo dunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In che senso leggere in termini pedagogici un documento che si occupa di educazione? La precisazione potrebbe apparire pleonastica, ma ci sembra invece importante, perch&eacute; il documento in questione non &egrave; indirizzato in modo esclusivo a professionisti dell&rsquo;educazione, per cui esso appare molto ricco di valenze pedagogiche, che in parte restano implicite. Ci accosteremo dunque agli Orientamenti della CEI (<a target="_blank" href="http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/cciv4_doc.edit_documento?id_pagina=7414&amp;p_id=15206">Educare alla vita buona nel vangelo</a>) &ldquo;attrezzati&rdquo; di alcuni interrogativi, che &ndash; se ci &egrave; consentita una distinzione di tipo schematico &ndash; riguardano tanto la <em>Pedagogia generale</em>, come la <em>Pedagogia sociale</em><sup>1</sup>.</p>
<p><strong>Struttura generale degli Orientamenti pastorali della CEI </strong><br />
Ogni testo va letto nel suo &ldquo;contesto&rdquo; di riferimento, sia sul piano storico-culturale (ed &egrave; questa la ragione per cui &ndash; in un altro contributo pubblicato in questo sito&nbsp;(<em>Contesto ecclesiale degli Orientamenti pastorali della CEI per il decennio 2010-2020</em>) &ndash; abbiamo cercato di contestualizzare gli Orientamenti pastorali 2010-2020 nell&rsquo;insieme dei convegni ecclesiali e degli orientamenti pastorali della chiesa italiana nel post-concilio), sia sul piano del disegno complessivo dello scritto, da cui estrapoleremo alcune suggestioni. Per questo proponiamo ora una sintetica esposizione della struttura del documento, che si articola in cinque capitoli, ciascuno dei quali &egrave; introdotto da una &ldquo;icona biblica&rdquo; che funge da rappresentazione simbolica di riferimento.</p>
<p>1) <strong>Educare in un mondo che cambia </strong>(prospettiva antropologico-culturale): offre strumenti di interpretazione del contesto culturale e sociale in cui si collocano le sfide educative, si tratta di un vero e proprio discernimento dei &ldquo;segni dei tempi&rdquo; alla luce della fede, cogliendo le luci e le ombre del tempo in cui viviamo. Si mettono in luce le questioni cruciali dell&rsquo;emergenza educativa: la crisi della tradizione e, in essa, del dialogo e della comunicazione tra le generazioni; la difficolt&agrave; nella formazione dell&rsquo;identit&agrave; della persona in un contesto di frammentazione e crisi valoriale; la necessit&agrave; di una maturazione integrale della persona, di fronte alla tendenza a scindere dimensione affettiva e razionale. L&rsquo;icona biblica si pu&ograve; leggere in L. 12, 54-57.</p>
<p>2)<strong> Ges&ugrave;, il maestro </strong>(prospettiva biblico-teologica, che si pu&ograve; leggere in ottica pedagogica): se &egrave; vero ci&ograve; che insegna il Concilio, per cui &ldquo;Cristo svela pienamente l&rsquo;uomo all&rsquo;uomo&rdquo;, ci&ograve; si pu&ograve; manifestare anche nell&rsquo;attivit&agrave; che caratterizza la figura di Ges&ugrave;, per il modo in cui &egrave; stato possibile incontrarlo durante la sua missione terrena, ossia il fatto di essere maestro, o meglio &ldquo;il Maestro&rdquo;. Emerge in controluce una sorta di &ldquo;pedagogia di Dio&rdquo;, attraverso la storia della salvezza (all&rsquo;origine dell&rsquo;attivit&agrave; &ldquo;educatrice&rdquo; di Dio vi &egrave; un atto di predilezione e d&rsquo;amore), ma anche attraverso l&rsquo;affermazione del fine ultimo dell&rsquo;educazione cristiana: formare la vita secondo lo Spirito di Dio, nella sua vocazione alla giustizia, santit&agrave; e verit&agrave;. L&rsquo;icona biblica si ritrova in Mc. 6, 34. 39-41.</p>
<p>3) <strong>Educare, cammino di relazione e di fiducia </strong>(prospettiva pedagogica e metodologica): si illustrano le componenti essenziali della relazione educativa, a partire dall&rsquo;icona biblica dell&rsquo;incontro di Ges&ugrave; con i primi discepoli (Gv. 1, 38 e sgg.) in cui la domanda posta da Ges&ugrave; (&ldquo;che cosa cercate?&rdquo;) riconosce e suscita un desiderio, instaurando una relazione d&rsquo;amore con i discepoli. Tra gli elementi toccati in questo capitolo troviamo quello delle et&agrave; della vita, la metafora del &ldquo;generare&rdquo; (che richiama la prima relazione educativa, in famiglia) la metafora del cammino (che indica il coraggio e la sfida dell&rsquo;educazione), il carattere &ldquo;testimoniale&rdquo; dell&rsquo;educazione. La condizione principale della riuscita di una relazione educativa &egrave; data dall&rsquo;incontro di due libert&agrave; che si mettono in gioco, in un atto di fiducia e dia amore che ha sempre carattere dialogico, pur nella strutturale &ldquo;asimmetria&rdquo; tra educatore ed educando.</p>
<p>4) <strong>La Chiesa, comunit&agrave; educante </strong>(prospettiva pedagogico-sociale e pastorale in senso ampio): l&rsquo;educazione &egrave; un&rsquo;esigenza costitutiva e permanente della vita della Chiesa, impegnata a verificare e rinnovare gli itinerari educativi delle comunit&agrave; cristiane (nella catechesi, nella liturgia, nella testimonianza della carit&agrave;, ecc.). Si pone il problema di educare e formare i cristiani in quanto uomini e donne che costruiscono la loro vita nella relazione con Ges&ugrave; Cristo, lasciandosi interpellare quotidianamente dal Vangelo: questo &egrave; difficile soprattutto in una societ&agrave; che sembra non sentire il desiderio di Dio. La prima comunit&agrave; educante &egrave; la famiglia, &ldquo;Chiesa domestica&rdquo;, la cui azione andrebbe sostenuta e riconosciuta, ma la Chiesa tutta intera si configura essa stessa come comunit&agrave; educante, specialmente attraverso la sua vita ordinaria (catechesi, liturgia, carit&agrave;). Un riferimento specifico, infine, viene dedicato al mondo della scuola e dell&rsquo;universit&agrave; (nn. 46-49) che riprenderemo a breve. Icona biblica: &ldquo;un solo corpo e un solo spirito&rdquo; (Ef. 4, 4-15).</p>
<p>5) <strong>Indicazioni per la progettazione pastorale </strong>(prospettiva metodologica e pastorale-strategica): si indicano le priorit&agrave; da attuare nei prossimi anni: un periodo di verifica dei progetti educativi, la focalizzazione di alcune scelte prioritarie (formazione permanente degli adulti e delle famiglie, iniziazione cristiana, formazione in rapporto ai 5 ambiti di vita indicati a Verona), l&rsquo;alleanza educativa tra famiglia, Chiesa e societ&agrave;, valorizzando la responsabilit&agrave; di tutte le componenti sociali.</p>
<p><strong>Suggestioni pedagogiche dal documento CEI </strong><br />
Possiamo ora cercare di intercettare alcune delle suggestioni pedagogiche che si possono leggere negli Orientamenti pastorali della CEI, pensando soprattutto al ruolo che possono svolgere gli insegnanti nella scuola. A questo punto ci sganciamo dall&rsquo;ordine del documento per cercare di collegare insieme le suggestioni che abbiamo colto seguendo un percorso di pensiero che intercetti alcuni nodi pedagogici. Il senso dell&rsquo;intero documento viene comunque dichiarato fin dall&rsquo;introduzione, dove di fatto si indicano quelli che chiamiamo i fini dell&rsquo;educazione e si coglie la sostanza della posta in gioco:</p>
<p><span style="font-size: smaller">Chi educa &egrave; sollecito verso una persona concreta, se ne fa carico con amore e premura costante, perch&eacute; sboccino, nella libert&agrave;, tutte le sue potenzialit&agrave;. Educare comporta la preoccupazione che siano formate in ciascuno l&rsquo;intelligenza, la volont&agrave; e la capacit&agrave; di amare, perch&eacute; ogni individuo abbia il coraggio di decisioni definitive. Riecheggia in queste parole l&rsquo;insegnamento del concilio Vaticano II: &ldquo;Ogni uomo ha il dovere di tener fermo il concetto della persona umana integrale, in cui eccellono i valori della intelligenza, della volont&agrave;, della coscienza e della fraternit&agrave;, che sono fondati tutti in Dio Creatore e sono stati mirabilmente sanati ed elevati in Cristo&rdquo;<sup>2</sup>. </span></p>
<p>Il passaggio dai fini alle azioni suppone che l&rsquo;esercizio della ragion pratica abbia una guida solida, che &ndash; nel nostro caso &ndash; passa attraverso ragioni di tipo pedagogico. Possiamo identificare le convinzioni profonde su cui si basa l&rsquo;azione educativa in genere per via &ldquo;fenomenologica&rdquo;, a partire dal modo in cui viene presentato il ruolo di alcuni grandi testimoni, &ldquo;figure esemplari &ndash; tra cui non pochi santi &ndash; che hanno fatto dell&rsquo;impegno educativo la loro missione&rdquo;. Se guardiamo con attenzione al loro modo di operare ci rendiamo conto di quella che Bruner chiamerebbe la loro pedagogia implicita<sup>3</sup>:</p>
<p><span style="font-size: smaller">L&rsquo;azione di questi grandi educatori si fonda sulla convinzione che occorra &ldquo;illuminare la mente per irrobustire il cuore&rdquo; e sull&rsquo;intima percezione che &ldquo;l&rsquo;educazione &egrave; cosa del cuore, e che Dio solo ne &egrave; il padrone, e noi non potremmo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l&rsquo;arte e non ce ne mette in mano la chiave&rdquo;. Nell&rsquo;opera dei grandi testimoni dell&rsquo;educazione cristiana, secondo la genialit&agrave; e la creativit&agrave; di ciascuno, troviamo i tratti fondamentali della azione educativa: l&rsquo;autorevolezza dell&rsquo;educatore, la centralit&agrave; della relazione personale, l&rsquo;educazione come atto di amore, una visione di fede che d&agrave; fondamento e orizzonte alla ricerca di senso dei giovani, la formazione integrale della persona, la corresponsabilit&agrave; per la costruzione del bene comune<sup>4</sup>.</span></p>
<p>Torneremo in conclusione sul tema della &ldquo;testimonianza&rdquo; da un&rsquo;altra prospettiva, ma il testo appena citato ci sembra interessante, come punto di partenza, perch&eacute; sintetizza in poche righe l&rsquo;insieme delle consapevolezze fondamentali di un buon educatore cristiano. Tra i passaggi sopra indicati ve ne &egrave; uno in particolare che merita speciale attenzione, ovvero il ruolo della libert&agrave;, a cui la cultura di oggi &egrave; particolarmente attenta e questo pu&ograve; essere colto come un &ldquo;segno dei tempi&rdquo;.</p>
<p><span style="font-size: smaller">Nell&rsquo;educazione la libert&agrave; &egrave; il presupposto indispensabile per la crescita della persona. Essa, infatti, non &egrave; un semplice punto di partenza, ma un processo continuo verso il fine ultimo dell&rsquo;uomo, cio&egrave; la sua pienezza nella verit&agrave; dell&rsquo;amore. L&rsquo;uomo pu&ograve; volgersi al bene soltanto nella libert&agrave;. (&hellip;) La dignit&agrave; dell&rsquo;uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere. L&rsquo;uomo perviene a tale dignit&agrave; quando, liberandosi da ogni schiavit&ugrave; di passioni, tende al suo fine mediante la scelta libera del bene. Questa ricerca diffusa di libert&agrave; e di amore rimanda a valori a partire dai quali &egrave; possibile proporre un percorso educativo, capace di offrire un&rsquo;esperienza integrale della fede e della vita cristiana. Un&rsquo;autentica educazione deve essere in grado di parlare al bisogno di significato e di felicit&agrave; delle persone. Il messaggio cristiano pone l&rsquo;accento sulla forza e sulla pienezza di gioia donate dalla fede, che sono infinitamente pi&ugrave; grandi di ogni desiderio e attesa umani<sup>5</sup>. </span></p>
<p>Una lettura pedagogica del rapporto tra libert&agrave; ed educazione si potrebbe svolgere a pi&ugrave; livelli, alcuni dei quali sono accennati nel testo citato, mentre per altri si apre uno spazio a livello implicito. La libert&agrave; viene presentata, tra i fini dell&rsquo;educazione, come uno degli elementi che caratterizza la persona umana e quindi di essa &egrave; necessario prendersi cura. Il testo aggiunge un ulteriore elemento, anche se in modo molto sintetico, per cui l&rsquo;educazione avviene &ldquo;nella&rdquo; libert&agrave;, non nel senso che la persona &egrave; lasciata libera di fare ci&ograve; che vuole, ma nel senso che l&rsquo;educazione non si traduce in una forma di &ldquo;modellamento&rdquo; costrittivo, ma mira a far s&igrave; che gli abiti acquisiti per via educativa siano autenticamente &ldquo;interiorizzati&rdquo; dalla persona che cresce, in modo che possano consolidarsi sempre di pi&ugrave; sotto forma di prerogative liberamente scelte, nella costruzione sempre pi&ugrave; consapevole della propria identit&agrave; personale. La libert&agrave;, ovvero la conquista della piena e autentica libert&agrave; interiore, viene anche presentato come uno dei fini (meglio sarebbe dire il fine fondamentale) dell&rsquo;educazione. <br />
A tali elementi si collega &ndash; sempre su un piano fondativo &ndash; il tema gi&agrave; segnalato da Benedetto XVI nella sua lettera alla diocesi di Roma, che il documento dei vescovi riprende dedicandovi un titolo nella parte introduttiva: l&rsquo;anima dell&rsquo;educazione &egrave; una speranza affidabile. Il testo giunge ad argomentare tale affermazione dopo avere presentato i fini dell&rsquo;educazione (vedi sopra) e ripreso i contorni di quella &ldquo;emergenza educativa&rdquo; di cui si &egrave; gi&agrave; detto:</p>
<p><span style="font-size: smaller">Anima dell&rsquo;educazione, come dell&rsquo;intera vita, pu&ograve; essere solo una speranza affidabile. La sua sorgente &egrave; Cristo risuscitato da morte. Dalla fede in lui nasce una grande speranza per l&rsquo;uomo, per la sua vita, per la sua capacit&agrave; di amare. In questo noi individuiamo il contributo specifico che dalla visione cristiana giunge all&rsquo;educazione, perch&eacute; dall&rsquo;essere &ldquo;di&rdquo; Ges&ugrave; deriva il profilo di un cristiano capace di offrire speranza, teso a dare un di pi&ugrave; di umanit&agrave; alla storia e pronto a mettere con umilt&agrave; se stesso e i propri progetto sotto il giudizio di una verit&agrave; e di una promessa che supera ogni attesa umana<sup>6</sup>. </span></p>
<p>Il tema della speranza, come &ldquo;anima&rdquo; dell&rsquo;educazione, qui presentato in termini teologici, per offrire un antidoto ad un discernimento dell&rsquo;identit&agrave; del tempo in cui viviamo, a fronte di una visione troppo negativa che dovesse nascere dalla lettura dei segni dell&rsquo;emergenza educativa, pu&ograve; avere anche una sua declinazione pedagogica in senso pi&ugrave; esplicito. Si &egrave; detto che la forma dell&rsquo;educazione &egrave; data dal raggiungimento dell&rsquo;autonomia, da parte della persona educabile, specialmente in riferimento alle sue potenze spirituali (intelligenza e volont&agrave;) e &ndash; ancora pi&ugrave; specificamente &ndash; in ordine all&rsquo;esercizio autonomo della propria libert&agrave; (in modo retto). Quindi l&rsquo;educatore &egrave; una persona che, mentre agisce come tale, pone il fine specifico della propria azione nel futuro contingente di una persona libera, che ancora non ha acquistato la propria libert&agrave;, ma che l&rsquo;educatore stesso sta aiutando affinch&eacute; l&rsquo;acquisti. Anche solo sul piano umano un tal modo di agire suppone una grande fiducia nell&rsquo;umanit&agrave; e nelle potenzialit&agrave; positive della persona umana che, in un&rsquo;ottica di fede, possiamo nutrire in modo &ldquo;affidabile&rdquo; perch&eacute; sappiamo che la persona, creata da Dio a sua immagine e somiglianza, pur con le &ldquo;ferite&rdquo; del peccato, &egrave; stata redenta da Cristo e non viene da Lui abbandonata. Nessun educatore pu&ograve; svolgere la propria azione se non &egrave; nutrito da una forte dose di speranza, ma l&rsquo;educatore cristiano vede nella sua azione anche un modo di continuare l&rsquo;azione di Cristo, ponendo le condizioni (la conquista della capacit&agrave; di agire in modo libero) perch&eacute; ciascuno possa rispondere alla Sua chiamata. Abbiamo dunque molte ragioni per affermare che <strong>una speranza affidabile &egrave; anima dell&rsquo;educazione</strong>. <br />
Passando all&rsquo;analisi dei caratteri della relazione educativa troviamo un&rsquo;indicazione molto chiara che riguarda un tema classico della riflessione pedagogica, ovvero la strutturale asimmetria di tale relazione, che emerge negli Orientamenti come affermazione che va a correggere una delle radici dell&rsquo;emergenza educativa del nostro tempo, in cui tale consapevolezza pare in crisi. Oggi infatti si afferma un falso concetto di autonomia, per cui &ldquo;l&rsquo;uomo dovrebbe svilupparsi solo da se stesso, senza imposizioni da parte di altri, i quali potrebbero assistere il suo autosviluppo, ma non entrare in questo sviluppo&rdquo;<sup>7</sup>. Tale visione distorta dell&rsquo;autonomia (il cui conseguimento, si &egrave; visto &egrave; il fine dell&rsquo;educazione &hellip; non il suo &ldquo;dato iniziale&rdquo;) impedisce la realizzazione di quella fisiologica asimmetria che caratterizza la relazione educativa:</p>
<p><span style="font-size: smaller">In realt&agrave;, &egrave; essenziale per la persona umana il fatto che diventa se stessa solo dall&rsquo;altro, l&rsquo;&ldquo;io&rdquo; diventa se stesso solo dal &ldquo;tu&rdquo; e dal &ldquo;noi&rdquo;, &egrave; creato per il dialogo, per la comunione sincronica e diacronica. E solo l&rsquo;incontro con il &ldquo;tu&rdquo; e con il &ldquo;noi&rdquo; apre l&rsquo;&ldquo;io&rdquo; a se stesso. Perci&ograve; la cosiddetta educazione antiautoritaria non &egrave; educazione, ma rinuncia all&rsquo;educazione: cos&igrave; non viene dato quanto noi siamo debitori di dare agli altri, cio&egrave; questo &ldquo;tu&rdquo; e &ldquo;noi&rdquo; nel quale si apre l&rsquo;&ldquo;io&rdquo; a se stesso<sup>8</sup>. </span></p>
<p>Le modalit&agrave; con cui tale relazione prende correttamente forma nell&rsquo;atteggiamento dell&rsquo;educatore vengono illustrate in un bel passaggio in cui si esplicita chiaramente che una pagina del Vangelo di Giovanni &ldquo;ci aiuta a ritrovare alcuni tratti essenziali della relazione educativa tra Ges&ugrave; e i suoi discepoli, fondata sull&rsquo;atteggiamento di amore di Ges&ugrave; e vissuta nella fedelt&agrave; di chi accetta di stare con lui e di mettersi alla sua sequela&rdquo;<sup>9</sup>. I tratti dell&rsquo;atteggiamento di &ldquo;Ges&ugrave; educatore&rdquo; presi in esame (a partire da Gv. 1, 38-39, per poi passare a 6, 68 e 13, 6-34) si possono cos&igrave; sintetizzare: 1) suscitare e riconoscere un desiderio (&ldquo;che cosa cercate&rdquo;?), 2) avere il coraggio di fare una proposta forte (&ldquo;venite e vedrete&rdquo;), 3) stimolare affinch&eacute; siano accettate le sfide (&ldquo;rimasero con lui&rdquo;) e vi sia perseveranza nell&rsquo;impresa (&ldquo;Signore, da chi andremo?&rdquo;), 4) far s&igrave; che ogni persona possa accettare di essere amata (&ldquo;Signore, tu lavi i piedi a me?&rdquo;) e in ogni caso vivere la relazione nell&rsquo;amore (&ldquo;come io ho amato voi, cos&igrave; amatevi anche voi gli uni gli altri&rdquo;). <br />
Tra le suggestioni certamente significative per tutti gli educatori, ma assolutamente imprescindibili per chi opera come insegnante ve ne sono alcune che, in qualche modo, riguardano una educazione ai trascendentali (verit&agrave;, bont&agrave;, bellezza, ecc.) che in qualche modo rappresenta l&rsquo;antidoto a quella dittatura del relativismo di cui spesso parla il papa e che sciaguratamente potrebbe prendere dimora nelle menti e nei cuori delle persone che crescono. Infatti, scrivono i vescovi &ldquo;un&rsquo;autentica educazione deve essere in grado di parlare al bisogno di significato e di felicit&agrave; delle persone (&hellip;) siamo nel mondo con la consapevolezza di essere portatori di una visione della persona che, esaltandone la verit&agrave;, la bont&agrave; e la bellezza, &egrave; davvero alternativa al sentire comune&rdquo;<sup>10</sup>. Il concetto viene ulteriormente rafforzato, riprendendo le parole del papa, per cui risulta fondamentale &ldquo;ritrovare un concetto vero della natura come creazione di Dio che parla a noi; il Creatore, tramite il libro della creazione, parla a noi e ci mostra valori veri&rdquo;<sup>11</sup>. <br />
Tutto questo dovrebbe collocarsi in un &ldquo;orizzonte sapienziale&rdquo;, come da tempo esorta a fare Benedetto XVI, quando invita a &ldquo;promuovere una nuova sintesi umanistica, un sapere che sia sapienza capace di orientare l&rsquo;uomo alla luce dei principi primi e dei suoi fini ultimi, un sapere illuminato dalla fede&rdquo;<sup>12.</sup> Qui si colloca il compito specifico della scuola, che &ldquo;ha il compito di trasmettere il patrimonio culturale elaborato nel passato, aiutare a leggere il presente, far acquisire le competenze per costruire il futuro, concorrere, mediante lo studio e la formazione di una coscienza critica, alla formazione del cittadino e alla crescita del senso del bene comune&rdquo;<sup>13</sup>. Nel far questo per&ograve; gli educatori e gli insegnanti non si limitano a &ldquo;trasmettere&rdquo; nozioni, abilit&agrave; o competenze, tra loro affastellate in modo caotico o anche solo coordinate a livello epistemologico entro i contorni della retorica della complessit&agrave;. Ci&ograve; che viene loro chiesto &egrave; molto pi&ugrave; esigente:</p>
<p><span style="font-size: smaller">Occorre investire, con l&rsquo;apporto delle diverse componenti del mondo scolastico, ecclesiale e civile, in una scuola che promuova, anzitutto, una cultura umanistica e sapienziale, abilitando gli studenti ad affrontare le sfide del nostro tempo. In particolare, essa deve abilitare all&rsquo;ingresso competente nel mondo del lavoro e delle professioni, all&rsquo;uso sapiente dei nuovi linguaggi, alla cittadinanza e ai calori che la sorreggono: la solidariet&agrave;, la gratuit&agrave;, la legalit&agrave; e il rispetto delle diversit&agrave;. (&hellip;) Il carattere pubblico non ne pregiudica l&rsquo;apertura alla trascendenza e non impone una neutralit&agrave; rispetto a quei valori morali che sono alla base di ogni autentica formazione della persona e della realizzazione del bene comune<sup>14</sup>. </span></p>
<p>Tutto ci&ograve; sia sul versante della proposta oggettiva, sia sul versante delle modalit&agrave; con cui ogni persona &egrave; chiamata a dirigere il proprio apprendimento e &ldquo;fare sintesi&rdquo;<sup>15 </sup>dentro di s&eacute; della molteplicit&agrave; delle sollecitazioni che riceve: &ldquo;una vera relazione educativa richiede l&rsquo;armonia e la reciproca fecondazione tra sfera razionale e mondo affettivo, intelligenza e sensibilit&agrave;, mente, cuore e spirito. La persona viene cos&igrave; orientata verso il senso globale di se stessa e della realt&agrave;, nonch&eacute; verso l&rsquo;esperienza liberante della continua ricerca della verit&agrave;, dell&rsquo;adesione al bene e della contemplazione della bellezza&rdquo;<sup>16</sup>. <br />
L&rsquo;invito a fare sintesi in se stessi, di quegli orizzonti sapienziali che ad un tempo danno senso alle modalit&agrave; con cui riusciamo a leggere il mondo e alle scelte pi&ugrave; profonde della nostra vita non pu&ograve; essere puramente declaratorio, ma ha bisogno della <em>forza valorizzante</em><sup>17</sup> della testimonianza.</p>
<p><span style="font-size: smaller">L&rsquo;educatore &egrave; un testimone della verit&agrave;, della bellezza e del bene, cosciente che la propria umanit&agrave; &egrave; insieme ricchezza e limite. Ci&ograve; lo rende umile e in continua ricerca. Educa chi &egrave; capace di dare ragione della speranza che lo anima ed &egrave; sospinto dal desiderio di trasmetterla. La passione educativa &egrave; una vocazione, che si manifesta come un&rsquo;arte sapienziale acquisita nel tempo attraverso un&rsquo;esperienza maturata alla scuola di altri maestri. (&hellip;) L&rsquo;educatore compie il suo mandato anzitutto attraverso l&rsquo;autorevolezza della sua persona. Essa rende efficace l&rsquo;esercizio dell&rsquo;autorit&agrave;; &egrave; frutto di esperienza e di competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della vita e con il coinvolgimento personale<sup>18</sup>. </span></p>
<p>Ci piace chiudere le nostre riflessioni con una citazione di Martin Buber, a cui siamo particolarmente affezionati, e che ci sembra fare eco a quella che abbiamo scelto come riflessione conclusiva degli Orientamenti CEI &hellip; &ldquo;pensando alla scuola&rdquo;.</p>
<p><span style="font-size: smaller">Educazione di esseri umani tramite esseri umani significa selezione del mondo agente tramite una persona e in essa. L&rsquo;educatore raccoglie le forze costruttive del mondo. In se stesso, nel suo io riempito di mondo, egli separa, rifiuta e conferma. Le forze costruttive: sono eternamente le stesse (&hellip;) l&rsquo;educatore si educa per divenirne strumento<sup>19</sup>. </span></p>
<p><span style="color: #800080">Prof. Andrea Porcarelli &#8211; Pedagogia generale e sociale &#8211; Universit&agrave; di Padova <br />
Coordinatore del Gruppo di Supporto per un Irc nella continuit&agrave; &#8211; Servizio Nazionale Irc della CEI</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: smaller">1. Non ci soffermiamo in questa sede a definire i tratti che caratterizzano la Pedagogia generale e la Pedagogia sociale, come scienze e come discipline, punti di contatto e ragioni per distinguerle. Rimandiamo per questo &ndash; e per altri approfondimenti &ndash; al nostro volume A. Porcarelli, <em>Lineamenti di pedagogia sociale</em>, Armando, Roma 2009. <br />
2. CEI, <em>Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell&rsquo;Episcopato italiano per il decennio 2010-2020</em>, n. 5. La citazione del Concilio &egrave; in </span><a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html"><span style="font-size: smaller">Gaudium et Spes</span></a><span style="font-size: smaller">, n. 61. <br />
3. Cfr. J. Bruner, <em>La cultura dell&rsquo;educazione. Nuovi orizzonti per la scuola</em>, tr. It. Feltrinelli, Milano 1997. <br />
4. CEI, <em>Educare alla vita buona &hellip;</em>, n. 34. I brani citati tra virgolette sono tratti da: E. Ceria, <em>Memorie biografiche di san Giovanni Bosco</em>, vol XVI, SEI, Torino 1935, p. 447. <br />
5. CEI, <em>Educare alla vita buona &hellip;</em>, n. 8. <br />
6. CEI, <em>Educare alla vita buona &hellip;</em>, n. 5. <br />
7. CEI, <em>Educare alla vita buona &hellip;</em>, n. 9. <br />
8. Ibidem. Cfr. Benedetto XVI, <em>Discorso alla 61&deg; Assemblea Generale della CEI</em>, 27 maggio 2010 (in appendice agli Orientamenti). <br />
9. CEI, <em>Educare alla vita buona &hellip;</em>, n. 25. <br />
10. CEI, <em>Educare alla vita buona &hellip;</em>, n. 8. <br />
11. CEI, <em>Educare alla vita buona &hellip;</em>, n. 11. Cfr. Benedetto XVI, <em>Discorso alla 61&deg; Assemblea Generale della CEI</em>, 27 maggio 2010. <br />
12. Benedetto XVI, <em>Discorso ai docenti dei pontifici atenei romani</em>, del 19-11-2009. <br />
13. CEI, <em>Educare alla vita buona &hellip;</em>, n. 46. <br />
14. Ibidem. <br />
15. Ci siamo occupati del tema in diverse circostanze, rimandiamo &ndash; ad esempio &ndash; al nostro articolo A. Porcarelli, <em>Insegnamento e unit&agrave; del sapere</em>, in &quot;Orientamenti pedagogici&quot;, vol. 51, n. 5, Erickson, Trento settembre-ottobre 2004, pp. 833-842. Con la stessa logica si pu&ograve; leggere anche il nostro testo A. Porcarelli, <em>Cammini del conoscere</em>, Giunti, Firenze 2008. <br />
16. CEI, <em>Educare alla vita buona &hellip;</em>, n. 13. <br />
17. Sul fatto che l&rsquo;educazione consista principalmente nell&rsquo;attribuire valore a ci&ograve; che di nobile e vero l&rsquo;educatore proponga all&rsquo;educando supponiamo di poter avere un facile consenso per via intuitiva, pi&ugrave; tecnicamente Corallo afferma che &ldquo;il supremo principio metodologico nell&rsquo;educazione consiste nel promuovere nell&rsquo;educando la &lsquo;valorizzazione&rsquo; dei beni e degli ideali che l&rsquo;educatore deve e vuole fargli accettare. Sappiamo gi&agrave; che a questo scopo &egrave; di efficacia indispensabile la personalit&agrave; stessa dell&rsquo;educatore, la cui autorit&agrave;, per mezzo della &lsquo;causalit&agrave; esemplare&rsquo;, &egrave; l&rsquo;unica fonte del &lsquo;valore&rsquo; educativo&rdquo; (G. Corallo, <em>Pedagogia. L&rsquo;educazione. Problemi di pedagogia generale</em>, SEI, Torino 1965, vol. I, p. 365). <br />
18. CEI, <em>Educare alla vita buona &hellip;</em>, n. 29. <br />
19. M. Buber, <em>Sull&rsquo;educativo</em>, cit. in A. Porcarelli, <em>Cammini del conoscere</em>, cit., p. 32. L&rsquo;intero capitolo del nostro volume &egrave; dedicato al rapporto tra maestro e scolaro: ad esso rimandiamo per ulteriori suggestioni e approfondimenti. </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://idr.seieditrice.com/formazione/basi-pedagogiche-antropologiche-e-teologiche-di-riferimento/educare-alla-vita-buona-nel-vangelo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Contesto ecclesiale degli Orientamenti pastorali della CEI per il decennio 2010-2020</title>
		<link>http://idr.seieditrice.com/formazione/basi-pedagogiche-antropologiche-e-teologiche-di-riferimento/contesto-ecclesiale-degli-orientamenti-pastorali-della-cei-per-il-decennio-2010-2020/</link>
		<comments>http://idr.seieditrice.com/formazione/basi-pedagogiche-antropologiche-e-teologiche-di-riferimento/contesto-ecclesiale-degli-orientamenti-pastorali-della-cei-per-il-decennio-2010-2020/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 09:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gbertolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Basi pedagogiche, antropologiche e teologiche di riferimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://idr.seieditrice.com/formazione/?p=577</guid>
		<description><![CDATA[Il fatto che la CEI abbia deciso di dedicare all&#8217;educazione il documento con gli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020 (Educare alla vita buona nel vangelo) chiama certamente in causa tutti coloro che insegnano nella scuola e &#8211; in particolare &#8211; gli insegnanti di Religione cattolica. Vorremmo qui mettere in luce il contesto ecclesiale in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto che la CEI abbia deciso di dedicare all&rsquo;educazione il documento con gli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020 (<em><a target="_blank" href="http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/cciv4_doc.edit_documento?id_pagina=7414&amp;p_id=15206">Educare alla vita buona nel vangelo</a></em>) chiama certamente in causa tutti coloro che insegnano nella scuola e &ndash; in particolare &ndash; gli insegnanti di Religione cattolica. Vorremmo qui mettere in luce il contesto ecclesiale in cui sorge il documento, cogliendo in tale contesto le suggestioni esplicitamente pedagogiche che possono averlo generato.</p>
<p><span style="color: #333333"><strong>Convegni ecclesiali e orientamenti pastorali nel post-concilio</strong> </span><br />
Dopo la chiusura del Concilio Vaticano II (e nel fervore dell&rsquo;immediato post-concilio) si sent&igrave; il bisogno di rendere pi&ugrave; operativa e concreta l&rsquo;azione pastorale, anche al fine di dare attuazione alle linee conciliari e soprattutto alle sue quattro grandi Costituzioni: la &ldquo;<em><a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html">Dei Verbum</a></em>&rdquo;, la &ldquo;<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html">Sacrosantum Concilium</a>&rdquo;, la &ldquo;<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen Gentium</a>&rdquo; e la &ldquo;<a target="_blank" href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et Spes</a>&rdquo;. In questo sforzo attuativo del Concilio, sono sorti fin dagli anni 70 gli &ldquo;Orientamenti Pastorali&rdquo;. Nel decennio 70/80 &ldquo; <em>Evangelizzazione e Sacramenti</em>&rdquo;; nel decennio 80/90 &ldquo;<em>Comunione e Comunit&agrave;</em>&rdquo;; nel decennio 90/2000 &ldquo;<em>Evangelizzazione e testimonianza della Carit&agrave;</em>&rdquo;; nel decennio 2000/2010 &ldquo;<em>Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia</em>&rdquo;; per il decennio che ci attende 2010/2020 &ldquo;<em>Educare alla vita buona del Vangelo</em>&rdquo;.<br />
Sempre nel contesto del costante tentativo di rinnovarsi da parte della Chiesa del post-concilio si collocano i grandi Convegni Ecclesiali Nazionali, che a loro volta scandiscono la vita della Chiesa italiana. Il primo convegno ecclesiale si &egrave; tenuto a Roma (dal 30 ottobre al 4 novembre 1976) sul tema <em>Evangelizzazione e promozione umana</em>. Il secondo convegno ecclesiale si &egrave; svolto a Loreto, dal 9 al 13 aprile 1985, sul tema <em>Riconciliazione cristiana e comunit&agrave; degli uomini</em>. Il terzo convegno ecclesiale si &egrave; svolto a Palermo, dal 20 al 24 novembre 1995, sul tema <em>Il Vangelo della Carit&agrave; per una nuova societ&agrave; in Italia</em>. Arriviamo in tal modo al quarto Convegno Ecclesiale Nazionale, svoltosi a Verona dal 16 al 20 ottobre 2006, sul tema <em><a target="_blank" href="http://www.convegnoverona.it/">Testimoni di Ges&ugrave; Risorto, speranza del mondo</a></em>. Si tratta di un tema articolato e complesso, che intende rispondere ad alcuni interrogativi di fondo: Che cosa il Vangelo comunica alla nostra vita di cristiani? Come Ges&ugrave; Cristo pu&ograve; rigenerare il nostro vissuto, soprattutto nella sua dimensione quotidiana? Come pu&ograve; essere plasmata una nuova architettura antropologica nell&rsquo;epoca della complessit&agrave;? Quali forme e modalit&agrave; possono caratterizzare la presenza dei cristiani in questo momento storico? <br />
La prerogativa fondamentale dell&rsquo;approccio scelto per il Convegno di Verona &egrave; stato quello di focalizzare l&rsquo;attenzione sugli ambiti di testimonianza, cercando di individuare i cinque ambiti fondamentali in cui si esplica la testimonianza del Risorto, con la sua forza trasfigurante, ed in cui tutti i cristiani sono chiamati ad operare. Gli ambiti sono: <br />
<strong>1. Vita affettiva</strong>, in cui ciascuno trova la dimensione pi&ugrave; elementare della propria personalit&agrave; e la sua &ldquo;dimora interiore&rdquo;, dove si compie l&rsquo;esperienza primaria della relazione buona (o cattiva), dove vive l&rsquo;aspettativa di un mondo accogliente e si esprime con la maggiore spontaneit&agrave; il desiderio di felicit&agrave;. <br />
<strong>2. Il lavoro e la festa</strong>, in cui la persona umana vive il senso della propria condizione nell&rsquo;orizzonte della trasformazione materiale del mondo e della relazione sociale. Se nel lavoro l&rsquo;uomo esprime la sua capacit&agrave; di produzione e di organizzazione sociale, nella festa egli afferma che la prassi lavorativa non ha solo a che fare con il bisogno ma anche con il senso del mondo e della storia. I rischi in questo ambito derivano dal fatto che nella societ&agrave; postindustriale e globalizzata il lavoro muta di fisionomia, pone nuovi problemi di inserimento delle nuove generazioni, in un&rsquo;ottica di flessibilit&agrave; che spesso sconfina nella precariet&agrave; e pu&ograve; tradursi persino in un &ldquo;pan-lavorismo&rdquo; che porta alla cancellazione del senso della festa. <br />
<strong>3. La fragilit&agrave; umana </strong>si configura come un elemento ineliminabile dalle condizioni di esistenza, che la societ&agrave; tecnologica non pu&ograve; eliminare, anche se talvolta tende ad emarginarla, correndo il rischio di nascondere la profondit&agrave; di significato della debolezza e vulnerabilit&agrave; umane, ignorandone sia il peso di sofferenza, sia il valore e la dignit&agrave;. La speranza cristiana mostra in modo particolare la sua verit&agrave; proprio nei casi della fragilit&agrave;: non ha bisogno di nasconderla, ma la sa accogliere con discrezione e tenerezza, restituendola, arricchita di senso, al cammino della vita. <br />
<strong>4. La tradizione</strong>, in senso ampio, pu&ograve; essere intesa come <em>esercizio del trasmettere</em> ci&ograve; che costituisce il patrimonio vitale e culturale della societ&agrave;. Alcuni rischi possono venire da un uso distorto dei mezzi di comunicazione sociale, che sono strumenti potenti e pervasivi della trasmissione di idee vere/false e di valori/disvalori, di formazione di opinione e di comportamenti, di modelli culturali. Un ruolo importante compete a scuola e l&rsquo;universit&agrave; che, a loro volta, sono istituzioni preposte alla trasmissione del sapere e alla formazione della tradizione culturale del Paese, attraverso modalit&agrave; che spesso confliggono con l&rsquo;invadenza e la sbrigativit&agrave; dei mezzi della comunicazione di massa. Sono in gioco la <em>formazione intellettuale e morale </em>e l&rsquo;<em>educazione</em> delle giovani generazioni e dei cittadini tutti, che hanno comunque nella <em>famiglia </em>il loro luogo originario e insostituibile di apprendimento. <br />
<strong>5. La cittadinanza </strong>rappresenta il quinto ambito di testimonianza, in cui si esprime la dimensione dell&rsquo;appartenenza civile e sociale degli uomini. Tipica della cittadinanza &egrave; l&rsquo;idea di un radicamento in una storia civile, dotata delle sue tradizioni e dei suoi personaggi, e insieme il suo significato universale di civilt&agrave; politica. Questa duplice dimensione &egrave; oggi interpellata dall&rsquo;avvento dei processi di globalizzazione in cui la cittadinanza si trova a essere insieme locale e mondiale. I problemi contemporanei della cittadinanza chiedono cos&igrave; un&rsquo;attenzione nuova sia al ruolo della <em>societ&agrave; civile</em>, pensata diversamente in rapporto allo Stato e ai principi di sussidiariet&agrave; e di solidariet&agrave;, sia ai <em>grandi problemi della cittadinanza mondiale</em>, tra cui emergono i problemi della fame e delle povert&agrave;, della giustizia economica internazionale, dell&rsquo;emigrazione, della pace, dell&rsquo;ambiente. <br />
Gli Orientamenti pastorali della CEI per il decennio 2010-2020 si collocano dunque in una linea ideale di continuit&agrave; con gli orientamenti per i decenni precedenti, ma soprattutto si collegano alle sollecitazioni &ldquo;forti&rdquo; che sono emerse dal Convegno ecclesiale di Verona, a partire dal quale &egrave; stata avviata la riflessione che ha portato alla pubblicazione degli Orientamenti di cui qui ci occupiamo. Per questa ragione cercheremo di cogliere alcune suggestioni emerse dal Convegno di Verona, intercettando soprattutto quelle che possono avere una pi&ugrave; significativa valenza pedagogica. <br />
Concludiamo la nostra riflessione &ldquo;contestualizzante&rdquo; di questo documento nella sequenza delle grandi linee pastorali della Chiesa italiana, con una considerazione pi&ugrave; esplicita sul suo valore &ldquo;strategico&rdquo;. In generale si nota &ndash; anche vagliando i precedenti orientamenti pastorali della CEI &ndash; come si sia sempre dato ampio spazio a problematiche come quelle della comunicazione, dei mass-media, della solidariet&agrave;, delle grandi sfide economiche. L&rsquo;educazione, in tali scenari, poteva essere presente, ma mai affrontata &ldquo;in recto&rdquo;, bens&igrave; piuttosto &ldquo;in obliquo&rdquo;, sotto forma di &ldquo;rinvio finale&rdquo;, nel senso che una volta individuato un problema o un&rsquo;emergenza (di qualsiasi tipo) si chiedeva a chi si occupava di educazione (soggetti educanti) di farsene carico. In questo caso la &ldquo;emergenza&rdquo; riguarda l&rsquo;educazione stessa, per cui &egrave; giunta l&rsquo;occasione &ndash; per tutti coloro che di questo si occupano &ndash; di cogliere il &ldquo;tempo opportuno&rdquo; che sia apre per l&rsquo;educazione a livello ecclesiale e a livello di societ&agrave; civile <br />
a) A livello ecclesiale si tratta in primo luogo di esplicitare le potenzialit&agrave; pedagogiche del documento, collegandole anche ai testi recenti del magistero di Benedetto XVI che hanno di fatto sollecitato la scelta della CEI, facendo in modo che quanti si occupano stabilmente di educazione possano acquisire una &ldquo;soggettivit&agrave; propositiva&rdquo; e divenire soggetti di elaborazione delle linee pastorali, a partire dalle istanze che emergono tanto negli ambienti in cui operano, come dagli &ldquo;ambiti&rdquo; che abbiamo sopra individuato. <br />
b) A livello di societ&agrave; civile sarebbe importante creare occasioni di confronto e dialogo. Anche la letteratura pedagogica parla di &ldquo;eclissi dell&rsquo;educativo&rdquo;, &ldquo;paideia introvabile&rdquo; e quindi ci si incontra su un terreno di sensibilit&agrave; comune, anche se non sempre le chiavi di lettura sono sovrapponibili, ma &egrave; importante cogliere l&rsquo;occasione offerta da un grande momento di ripensamento di una comunit&agrave; robusta e capillare nella sua diffusione, come la comunit&agrave; ecclesiale.</p>
<p><span style="color: #333333"><strong>Suggestioni pedagogiche a partire dal Convegno di Verona e nel magistero pontificio</strong></span><span style="color: #333399"><strong> <br />
</strong></span>Il discorso con cui papa Benedetto XVI si &egrave; rivolto, nella giornata conclusiva del Convegno di Verona, alla Chiesa italiana pu&ograve; rappresentare il punto di partenza della forte attenzione all&rsquo;emergenza educativa sollecitata dallo stesso Pontefice e che &ndash; di fatto &ndash; &egrave; stata &ldquo;raccolta&rdquo; dai Vescovi italiani.</p>
<p><span style="font-size: smaller">In concreto, perch&eacute; l&#8217;esperienza della fede e dell&#8217;amore cristiano sia accolta e vissuta e si trasmetta da una generazione all&#8217;altra, una questione fondamentale e decisiva &egrave; quella dell&#8217;educazione della persona. Occorre preoccuparsi della formazione della sua intelligenza, senza trascurare quelle della sua libert&agrave; e capacit&agrave; di amare. E per questo &egrave; necessario il ricorso anche all&#8217;aiuto della Grazia. Solo in questo modo si potr&agrave; contrastare efficacemente quel rischio per le sorti della famiglia umana che &egrave; costituito dallo squilibrio tra la crescita tanto rapida del nostro potere tecnico e la crescita ben pi&ugrave; faticosa delle nostre risorse morali. Un&#8217;educazione vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la nostra libert&agrave;, ma in realt&agrave; sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare l&#8217;amore in tutta la sua bellezza: quindi per dare consistenza e significato alla stessa libert&agrave;. Da questa sollecitudine per la persona umana e la sua formazione vengono i nostri &quot;no&quot; a forme deboli e deviate di amore e alle contraffazioni della libert&agrave;, come anche alla riduzione della ragione soltanto a ci&ograve; che &egrave; calcolabile e manipolabile. In verit&agrave;, questi &quot;no&quot; sono piuttosto dei &quot;s&igrave;&quot; all&#8217;amore autentico, alla realt&agrave; dell&#8217;uomo come &egrave; stato creato da Dio. Voglio esprimere qui tutto il mio apprezzamento per il grande lavoro formativo ed educativo che le singole Chiese non si stancano di svolgere in Italia, per la loro attenzione pastorale alle nuove generazioni e alle famiglie: grazie per questa attenzione! Tra le molteplici forme di questo impegno non posso non ricordare, in particolare, la scuola cattolica, perch&eacute; nei suoi confronti sussistono ancora, in qualche misura, antichi pregiudizi, che generano ritardi dannosi, e ormai non pi&ugrave; giustificabili, nel riconoscerne la funzione e nel permetterne in concreto l&#8217;attivit&agrave;<sup>1</sup>. </span></p>
<p>Il testo &egrave; di una straordinaria ricchezza e vale la pena di soffermarsi su di esso con attenzione. La &ldquo;quaestio educativa&rdquo; viene posta a partire da una prospettiva teologica, come &ldquo;condizione necessaria&rdquo; perch&eacute; la Chiesa possa realizzare la propria missione fondamentale, ovvero &ldquo;perch&eacute; l&#8217;esperienza della fede e dell&#8217;amore cristiano sia accolta e vissuta e si trasmetta da una generazione all&#8217;altra&rdquo;. &Egrave; come dire che il fatto stesso che Cristo abbia affidato alla Chiesa tale missione rappresenta una sorta di fondamento teologico della necessit&agrave; dell&rsquo;educazione, cos&igrave; come la peculiarit&agrave; della natura umana (che si colloca &ldquo;sulla linea di orizzonte&rdquo; tra le sostanze corporee ed incorporee) ne rappresenta il fondamento metafisico. Si afferma quindi che l&rsquo;educazione della persona &egrave; per sua natura orientata a prendersi cura di tutte le dimensioni dell&rsquo;essere umano (con particolare attenzione all&rsquo;intelligenza e alla volont&agrave;), in modo che ciascuno possa conferire senso alla propria esistenza. Infatti &ndash; ricorda il papa &ndash; &ldquo;un&rsquo;educazione vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive&rdquo;, anche andando controcorrente rispetto ad una cultura in preda ad una deriva di tipo relativista, ma si tratta di una condizione necessaria per &ldquo;far maturare l&rsquo;amore in tutta la sua bellezza e dare consistenza e significato alla stessa libert&agrave;&rdquo;. Particolarmente incisivo il passaggio dedicato al valore educativo delle indicazioni di tipo etico, in cui quelli che appaiono come dei &ldquo;no&rdquo; a ci&ograve; che rischia di abbrutire la persona umana vanno letti (e presentati ai giovani) come dei &ldquo;s&igrave;&rdquo; all&rsquo;amore autentico e, in ultima analisi &ldquo;alla realt&agrave; dell&rsquo;uomo come &egrave; stato creato da Dio&rdquo;. <br />
Gi&agrave; il testo sopra citato rappresenta una chiara indicazione dell&rsquo;attenzione riservata dal Pontefice all&rsquo;educazione ed alla sua centralit&agrave; perch&eacute; la Chiesa possa realizzare la propria missione, oggi, ma ancora pi&ugrave; forti ed esplicite sono le affermazioni che si ritrovano nella famosa lettera alla citt&agrave; e alla diocesi di Roma sul compito urgente dell&rsquo;educazione, in cui prende forma il tema della &ldquo;emergenza educativa&rdquo;:</p>
<p><span style="font-size: smaller">Educare per&ograve; non &egrave; mai stato facile, e oggi sembra diventare sempre pi&ugrave; difficile. Lo sanno bene i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno dirette responsabilit&agrave; educative. Si parla perci&ograve; di una grande &quot;emergenza educativa&quot;, confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita. Viene spontaneo, allora, incolpare le nuove generazioni, come se i bambini che nascono oggi fossero diversi da quelli che nascevano nel passato. Si parla inoltre di una &quot;frattura fra le generazioni&quot;, che certamente esiste e pesa, ma che &egrave; l&#8217;effetto, piuttosto che la causa, della mancata trasmissione di certezze e di valori<sup>2</sup>. </span></p>
<p>Va detto che il fatto di prendere atto delle difficolt&agrave; oggettive che si incontrano nell&rsquo;educare, oggi, non si traduce certo in un atteggiamento di rinuncia o di sconforto, anzi il messaggio si muove esattamente nella direzione opposta:</p>
<p><span style="font-size: smaller">Non temete! Tutte queste difficolt&agrave;, infatti, non sono insormontabili. Sono piuttosto, per cos&igrave; dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che &egrave; la nostra libert&agrave;, con la responsabilit&agrave; che giustamente l&#8217;accompagna. A differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell&#8217;ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilit&agrave; di accumulazione, perch&eacute; la libert&agrave; dell&#8217;uomo &egrave; sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni. Anche i pi&ugrave; grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale<sup>3</sup>. </span></p>
<p>Seguono alcune indicazioni sulla natura della relazione educativa, che si caratterizza per &ldquo;quella vicinanza e di quella fiducia che nascono dall&#8217;amore&rdquo;, si apre ai bisogni essenziali della natura umana, come il desiderio di sapere e di capire, che gi&agrave; nel bambino piccolo &ldquo;si manifesta nelle sue continue domande e richieste di spiegazioni&rdquo;, la stessa esperienza della sofferenza e del limite, se vissute in prospettiva educativa, diventano scuola di vita. Il passaggio pi&ugrave; significativo della lettera si sofferma su un altro aspetto della relazione educativa, ovvero quello del &ldquo;giusto equilibrio tra libert&agrave; e disciplina&rdquo;, perch&eacute; &ldquo;il rapporto educativo &egrave; per&ograve; anzitutto l&#8217;incontro di due libert&agrave; e l&#8217;educazione ben riuscita &egrave; formazione al retto uso della libert&agrave;. Man mano che il bambino cresce, diventa un adolescente e poi un giovane; dobbiamo dunque accettare il rischio della libert&agrave;, rimanendo sempre attenti ad aiutarlo a correggere idee e scelte sbagliate. Quello che invece non dobbiamo mai fare &egrave; assecondarlo negli errori, fingere di non vederli, o peggio condividerli, come se fossero le nuove frontiere del progresso umano&rdquo;. L&rsquo;educazione non pu&ograve; fare a meno dell&rsquo;autorevolezza che le &egrave; specifica e per cui &ldquo;l&rsquo;educatore &egrave; quindi un testimone della verit&agrave; e del bene: certo, anch&#8217;egli &egrave; fragile e pu&ograve; mancare, ma cercher&agrave; sempre di nuovo di mettersi in sintonia con la sua missione&rdquo;. Viene infine ripreso, il tema gi&agrave; svolto nell&rsquo;enciclica <em>Spe salvi </em>(a cui si rimanda), sulla speranza cristiana come &ldquo;anima&rdquo; dell&rsquo;educazione, che ritroveremo come premessa fondativa degli <em>Orientamenti pastorali </em>della CEI. <br />
Tra le suggestioni pedagogiche che affondano le loro radici nel Convegno di Verona e si riallacciano direttamente al grande discorso di Papa Benedetto XVI alla Diocesi e alla citt&agrave; di Roma, ve ne sono alcune che possiamo ritrovare negli interventi dei Vescovi. Tra i tanti che sarebbe possibile prendere in esame ci piace citare qualche passaggio del testo dell&rsquo;intervento del Card. Carlo Caffarra al Convegno<sup>4</sup> dell&rsquo;Ufficio Nazionale per l&rsquo;educazione, la scuola e l&rsquo;Universit&agrave;, dal titolo <em>Emergenza educativa, scuola e comunit&agrave; cristiana</em>. Vi troviamo, tra l&rsquo;altro, una ricca e interessante definizione di Educazione:</p>
<p><span style="font-size: smaller">L&rsquo;educazione &egrave; la tradizione che diventa presenza dentro alla testimonianza che i padri ne fanno ai figli. Queste tre categorie, tradizione-presenza-testimonianza, costituiscono l&rsquo;atto educativo. Ho chiamato questa presenza-testimonianza anche la narrazione della vita fatta di generazione in generazione. </span></p>
<p>Anche in questo testo ritroviamo tre suggestioni molto forti, che si ricollegano al convegno di Verona: il tema della tradizione, il tema della testimonianza, quello della &ldquo;presenza&rdquo; di entrambe all&rsquo;interno dell&rsquo;atto educativo. Tali categorie diventano &ndash; nel pensiero di Caffarra &ndash; il principale dispositivo ermeneutico per &ldquo;leggere&rdquo; l&rsquo;emergenza educativa del nostro tempo e, di riflesso, individuare il compito che questa implicitamente affida alla scuola (o meglio le modalit&agrave; con cui la scuola potrebbe farsene carico se &ldquo;leggesse&rdquo; la domanda sociale di educazione alla luce delle categorie di cui sopra):</p>
<p><span style="font-size: smaller">Per uscire dall&rsquo;emergenza educativa in cui ci troviamo, la scuola ha un compito fondamentale: non se ne esce se non interviene, nel modo suo proprio, anche la scuola. La condizione dunque di questa istituzione deve essere una delle preoccupazioni fondamentali di chiunque abbia a cuore il destino della persona umana. Per almeno due ordini di ragioni. &Egrave; la scuola che in larga misura introduce in maniera sistematica la persone nell&rsquo;universo del senso: in cui esse imparano la difficile arte di usar la loro ragione, e costruiscono l&rsquo;ethos della loro vita. &Egrave; la scuola che ha la missione, a cui purtroppo pu&ograve; anche venir meno, di immunizzare la persona contro la tirannia del conformismo: di generare cio&egrave; persone veramente libere e liberamente vere. Nel primo punto della mia relazione vi ho detto che l&rsquo;emergenza educativa in cui ci troviamo, consiste nel fatto che si &egrave; interrotta la &ldquo;narrazione della vita&rdquo; che la generazione dei padri deve fare alla generazione dei figli. La mia ipotesi di lavoro che vi presento &egrave; allora la seguente: la scuola ha la capacit&agrave; di riprendere questa narrazione, di reinserire la persona dentro a questo grande racconto, mediante ci&ograve; che essa &egrave; e mediante gli insegnamenti [= le materie] che trasmette. </span></p>
<p>Siamo cos&igrave; giunti alle soglie del momento in cui vengono varati gli orientamenti pastorali della CEI per il decennio 2010-2020, di cui contiamo di occuparci pi&ugrave; analiticamente in un prossimo intervento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #800080">Prof. Andrea Porcarelli &#8211; Pedagogia generale e sociale &#8211; Universit&agrave; di Padova <br />
Coordinatore del <em>Gruppo di Supporto per un Irc nella continuit&agrave; </em>- Servizio Nazionale Irc della CEI </span></p>
<p><span style="font-size: smaller"><strong>1. </strong>Benedetto XVI, <em><a target="_blank" href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20061019_convegno-verona_it.html">Discorso ai partecipanti al IV Convegno Nazionale della Chiesa italiana</a></em>, Verona, 19 ottobre 2006.<br />
<strong>2. </strong>Benedetto XVI, <em><a target="_blank" href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2008/documents/hf_ben-xvi_let_20080121_educazione_it.html">Lettera alla diocesi e alla citt&agrave; di Roma sul compito urgente dell&rsquo;educazione</a></em>, Citt&agrave; del Vaticano, 21 gennaio 2008. <br />
<strong>3.</strong> Ibidem. <br />
<strong>4.</strong> Il tema generale del convegno era cos&igrave; formulato: <em>La professione docente oggi, nella scuola che educa. Tra crisi e ricerca di senso. Le responsabilit&agrave; dell&rsquo;associazionismo cattolico e delle comunit&agrave; cristiane</em>, svoltosi a Bologna, dal 13 al 16 febbraio 2008. Il testo completo dell&rsquo;intervento del card. Caffarra si trova all&rsquo; URL: <a target="_blank" href="http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/cciv4_doc.edit_documento?p_id=13408">www.chiesacattolica.it</a>.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://idr.seieditrice.com/formazione/basi-pedagogiche-antropologiche-e-teologiche-di-riferimento/contesto-ecclesiale-degli-orientamenti-pastorali-della-cei-per-il-decennio-2010-2020/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Papa: &#8220;Rispetto per il creato&#8221;</title>
		<link>http://idr.seieditrice.com/formazione/temi-caldi-e-approfondimenti-disciplinari/il-papa-rispetto-per-il-creato/</link>
		<comments>http://idr.seieditrice.com/formazione/temi-caldi-e-approfondimenti-disciplinari/il-papa-rispetto-per-il-creato/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 12:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gbertolo</dc:creator>
				<category><![CDATA["Temi caldi" e approfondimenti disciplinari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://idr.seieditrice.com/formazione/?p=564</guid>
		<description><![CDATA[Senza &#34;rispetto per il Creato&#34; non c&#8217;&#232; futuro. Cos&#236; alla vigilia della Convenzione di Durban Benedetto XVI ai giovani, sul tema clima ed ecologia. Leggi l&#8217;articolo su &#34;Avvenire&#34;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Senza &quot;rispetto per il Creato&quot; non c&#8217;&egrave; futuro. <br />
Cos&igrave; alla vigilia della Convenzione di Durban Benedetto XVI ai giovani, sul tema clima ed ecologia.</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo su &quot;<a target="_blank" href="http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/durban-conferenza-clima.aspx">Avvenire</a>&quot;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://idr.seieditrice.com/formazione/temi-caldi-e-approfondimenti-disciplinari/il-papa-rispetto-per-il-creato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

