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Idr: identità e funzione alla luce della normativa

di Michele Manzo | 6 giugno 2011

La figura dell’insegnante di religione nella scuola statale nasce in Italia nel 1929 con il Concordato tra Stato e Chiesa. Viene poi trasformata con la revisione concordataria del 1984 ma è soprattutto con l’Intesa del 1985, esecutiva della revisione stessa, che la sua figura viene completamente ridefinita.

L’Idr catechista del 1929
La sua prima identità viene delineata nella legge applicativa n. 804 del 1930. È chiamato a una funzione che si svolge nella scuola secondaria per un’ora alla settimana in tutte le classi con tutti gli studenti, essendo l’Ir una materia obbligatoria. Le somiglianze con gli altri docenti, tuttavia, si fermano qui. È nominato infatti annualmente dal capo d’istituto su indicazione diretta dell’autorità ecclesiastica e non deve possedere altri requisiti al di là di tale idoneità1. Non gli si chiede alcun titolo di studio, al contrario degli altri docenti, e non gli si forniscono gli strumenti didattici ordinari come quelli dei voti numerici e della partecipazione agli esami in dotazione a tutti gli altri docenti2. Non lo si assume nei ruoli statali, inoltre, ma il suo incarico è di durata annuale. Da questo punto di vista è un precario a vita, senza un futuro di stabilità giuridica. Non può infatti far carriera. Lo si paga come gli altri docenti laureati della secondaria (superiore visto che non esiste ancora la scuola media, la secondaria di I grado) ma senza inserirlo nella progressione di carriera comune agli altri docenti di ruolo. Non ha neppure la possibilità di ammalarsi senza vedersi ridurre metà dello stipendio dopo soli 30 giorni annuali e perderlo del tutto dopo 90. In sintesi il profilo che ne esce è di tipo ecclesiale più che scolastico. Si tratta infatti generalmente di un sacerdote o religioso che, nominato dal vescovo nella parrocchia, riceve quasi automaticamente anche l’incarico nella scuola più vicina. Quando viene trasferito da una parrocchia all’altra anche il suo incarico viene facilmente spostato in un’altra scuola. Tende quindi a considerare la scuola come un ambiente in cui può poter svolgere il suo ministero pastorale con gli stessi ragazzi che frequentano la parrocchia. Nella scuola pertanto trasferisce la logica di quelle attività catechetiche che trovano comunque nella parrocchia l’ambiente più idoneo.

L’Idr docente del 1985
La revisione del 1984 non gli dedica una grande attenzione negli atti primari. Il testo non lo cita neppure, solo il Protocollo addizionale ne prevede la necessaria idoneità ecclesiastica propedeutica alla nomina da parte dell’autorità scolastica, d’intesa con l’altra autorità3. Ci si preoccupa più della disciplina che dell’insegnante, il cui profilo viene demandato invece all’Intesa successiva tra Ministero della pubblica Istruzione e Conferenza episcopale italiana. La prima versione dell’Intesa, sottoscritta quasi due anni dopo, il 14 dicembre 1985, delinea invece nettamente una nuova figura. Innanzitutto l’Idr si inserisce anche nella scuola primaria (materna ed elementare) per due ore settimanali per classe. Il requisito fondamentale, inoltre, non si riduce all’idoneità ecclesiastica ma comprende anche un titolo di qualificazione professionale pari a quello degli altri docenti dei due diversi ordini: il diploma magistrale se è nella primaria e il magistero quadriennale se è nella secondaria4. È ancora nominato annualmente dal capo d’istituto su proposta dell’autorità ecclesiastica ma nella premessa dell’Intesa lo Stato s’impegna a elaborare uno stato giuridico stabile, cioè a inserirlo nei ruoli del restante personale, precisando fin d’ora che ne possiede gli stessi diritti e doveri. La legge sul ruolo giunge tuttavia solo dopo diciotto anni, nel 20035. Nel frattempo lo strumento contrattuale gli consente un processo di equiparazione economica agli altri docenti, attraverso la progressione di carriera per anzianità, parzialmente dal 1980 e pienamente dal 1987. Anche i suoi congedi per malattia vengono equiparati dal 1996. In pochi anni il numero dei docenti di religione raddoppia, passando a circa 20 mila, grazie al decollo della figura della specialista nella scuola primaria che soppianta decisamente la maestra comune. In sintesi il profilo che esce da tutti questi provvedimenti è quello di un professionista con un titolo di specializzazione equivalente a quello degli agli altri docenti, impegnato nella scuola con compiti che si collocano pienamente entro le sue finalità.

Michele Manzo
(docente di religione e membro del Consiglio nazionale della pubblica istruzione)

[1] “L’incarico è affidato a sacerdoti e religiosi approvati dall’autorità ecclesiastica: in via sussidiaria, a laici riconosciuti a questo fine idonei dall’ordinario diocesano” (legge n. 824 dell’8.6.1985, art. 5).

[2] “Per l’insegnamento religioso, in luogo di voti e di esami viene redatta a cura dell’insegnante e comunicata alla famiglia una speciale nota, da inserire nella pagella scolastica, riguardante l’interesse con il quale l’alunno segue l’insegnamento e il profitto che ne ritrae” (legge n. 824 dell’8.6.1930, art. 4).

[3] “L’insegnamento della religione cattolica nelle scuole indicate al n. 2 è impartito – in conformità alla dottrina della Chiesa e nel rispetto della libertà di coscienza degli alunni – da insegnanti che siano riconosciuti idonei dall’autorità ecclesiastica, nominati, d’intesa con essa, dall’autorità scolastica” (Protocollo addizionale alla legge n. 121 del 25.3.1985, n. 5 lett. a).

[4] Vedi i punti 4.3 e 4.4 dell’Intesa (Dpr n. 751 del 16.12.1985)

[5] Vedi la legge n. 186 del 18.7.2003