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L’IRC nella normativa nazionale e concordataria

di Michele Manzo | 26 maggio 2011

La presenza dell’insegnamento della religione cattolica (Irc) nella scuola italiana è fondata su un patto internazionale, il Concordato tra lo Stato italiano e la Santa Sede firmato nel 1929 e revisionato nel 1984. Pur essendo un atto di natura extra-scolastica, l’accordo ha prodotto alcuni tra i suoi effetti principali proprio in questo campo, nello spirito di un comune interesse e in forma di collaborazione tra i due stati. Coerentemente con i principi contenuti in tale atto, precisato ulteriormente nelle disposizioni previste dal Protocollo Addizionale annesso al patto, la presenza dell’Irc nella scuola viene disciplinata compiutamente nella cosiddetta Intesa, un accordo successivo effettuato tra il Ministero della pubblica istruzione e la Conferenza episcopale italiana.

Dal Concordato del ’29 alla revisione dell’84
Il passaggio dal Concordato del ’29 alla revisione dell’84 ha comportato alcune significative conseguenze sullo status della disciplina, modificando la denominazione stessa dell’insegnamento della religione cui ha aggiunto la “c”, ovvero l’aggettivazione di “cattolica”, la sua natura e le giustificazioni in ordine alla sua presenza nella scuola pubblica. L’insegnamento della religione era infatti definito dall’art. 36 del Concordato del ’29 come “fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica”1 in quanto la confessione cattolica era definita religione di Stato dallo Statuto albertino ma in realtà si trattava di uno spazio esiguo e soprattutto di tipo non scolastico, affidato alla Chiesa con finalità prettamente catechetiche. La legge applicativa del 1930 (la n. 804), infatti, giungeva nell’art. 4 a negare esplicitamente che l’insegnamento fosse suscettibile di valutazione (“voti ed esami”). L’accordo di revisione del 1984 rappresenta invece, in coerenza con il nuovo principio costituzionale della libertà religiosa, una nuova forma di partecipazione della Chiesa cattolica alla realtà della scuola. Il riconoscimento del “valore della cultura religiosa” è precisato dal fatto che il cattolicesimo viene definito come “patrimonio storico del popolo italiano” e infine l’Irc viene assicurato come insegnamento da “scegliere” da parte delle famiglie in coerenza con il principio della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori. Il testo contiene inoltre un inciso di profonda importanza che segna la svolta principale del profilo disciplinare dell’Irc, richiedendo che esso venga impartito “nel quadro delle finalità della scuola”2. L’Ir catechetico del ’29 diviene così un Irc di tipo scolastico in cui è ribaltato il precedente rapporto tra Chiesa e scuola. Se prima la Chiesa si poteva servire della scuola per entrare in contatto con tutti gli alunni, ora la Chiesa si mette al servizio della scuola per concorrere alla pienezza della maturità personale degli alunni che lo richiedono.
Il modello non è quello dell’opzionalità, che richiederebbe una scelta tra due opportunità, né della pura facoltatività, che segnerebbe una sua aggiuntività al curricolo comune. Si tratta invece di un modello disciplinare diverso, interno al curricolo comune ma fondato su un doppio livello di scelta: prima sull’Irc e poi, nel caso di opzione negativa, sulle alternative tra cui anche l’uscita dell’alunno dall’edificio scolastico. Si tratta, in sostanza, di una disciplina obbligatoria per lo Stato e facoltativa per i cittadini, che possono scegliere se avvalersi o meno dell’insegnamento.
Il Protocollo Addizionale demanda ad una successiva intesa tra le due autorità specifiche (scolastica ed ecclesiastica) il compito di determinare i programmi dell’Irc, le modalità organizzative, la scelta dei libri di testo e la qualificazione professionale richiesta ai docenti.

L’Intesa del 1985
Il 14 dicembre 1985, così come previsto dal Protocollo Addizionale, è sottoscritta l’Intesa tra le parti (Ministero della pubblica istruzione e Conferenza episcopale italiana), trasformata due giorni dopo in Dpr n. 751 del 16.12.1985. L’atto giuridico si distingue dai precedenti per il suo valore amministrativo ma è anche collegato ad essi, poiché ne rappresenta la coerente esecuzione.
Il documento segue le indicazioni del Protocollo articolandosi in quattro punti. Il primo punto è dedicato ai programmi, sui quali si decide di procedere ad un rinnovo generale entro due anni attraverso specifiche intese. Il secondo punto, articolato in sette commi, riguarda la spinosa questione delle modalità organizzative. La scelta dell’Irc non deve determinare alcuna forma di discriminazione in relazione ai criteri per la formazione delle classi, alla durata dell’orario giornaliero e alla collocazione nel quadro-orario delle lezioni. La scelta richiesta dalla scuola al momento dell’iscrizione, inoltre, dura per l’intero anno e per tutti gli anni con iscrizione d’ufficio (per ogni ciclo scolastico), pur rimanendo la possibilità di chiedere, ma da parte dell’utente, una variazione di anno in anno. Ciò posto, si passa alla definizione della durata oraria dell’Irc nei diversi ordini e gradi scolastici. Nella secondaria si mantiene l’orario vigente, cioè un’ora settimanale, mentre nelle elementari e materne ci si attesta su due ore settimanali. La novità dell’Irc nella scuola primaria, quindi, risulta essere privilegiata nell’orario, delineando una scelta meditata e consapevole di puntare su questa fascia di età per disporvi il massimo dell’impegno possibile.
Il terzo punto si occupa dei criteri per la scelta dei libri di testo dell’Irc, che, essendo pari a tutti gli altri, sono sottoposti alla “stessa disciplina” di adozione e scelti con le “stesse modalità” degli altri libri dagli organi scolastici competenti. Per risultare adottabili, tuttavia, i libri devono essere provvisti di una doppia approvazione: prima a livello diocesano da parte del vescovo competente per territorio e poi a livello nazionale da parte della Conferenza episcopale italiana. Il quarto punto dell’Intesa è rivolto all’individuazione dei titoli di qualificazione professionale richiesti ai docenti dell’Irc a partire dall’anno scolastico 1990/91. I titoli di studio sono una novità della revisione concordataria, che, in coerenza con l’acquisizione delle finalità scolastiche, individua un profilo di insegnante corrispondente alla pari dignità dell’insegnamento. Oltre all’idoneità ecclesiastica, quindi, il docente dell’Irc deve essere fornito di apposito titolo di studio, individuato in analogia con quello richiesto agli altri docenti, che a quella data è sostanzialmente il diploma magistrale per la scuola primaria e la laurea per la scuola secondaria. Il compito di delineare la gamma dei titoli di accesso all’insegnamento è dei commi 3 e 4.

L’Intesa bis del 1990
Ad un quinquennio dalla prima Intesa3 ne viene firmata il 13 giugno 1990 una seconda (Dpr n. 202 del 23.6.1990), contenente delle integrazioni alla precedente soprattutto su due dei punti contestati: la scuola materna e i poteri del docente nello scrutinio finale. Sulla scuola dell’infanzia si opera una riduzione dell’orario settimanale portandolo da due ore ad un’ora e mezza (il testo parla di 60 ore annuali da distribuire in una pluralità di modi ma quello settimanale si impone rapidamente). Sugli scrutini finali al docente viene mantenuto il voto ma solo se non risulta determinante, in quel caso “diviene un giudizio motivato e iscritto a verbale”.

Michele Manzo
(docente di religione e membro del Consiglio nazionale della pubblica istruzione)

 

[1] Legge di ratifica n. 810/1929, art. 36: “L’Italia considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica l’insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica”.

[2] Legge di ratifica n. 121/1985, art. 9 c. 2: “La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento”.

[3] Per una consultazione dei testi delle Intese e dell’intera normativa concordataria vedi i seguenti link:

www.vicariatusurbis

www. bologna.chiesacattolica.it