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L’IRC in cammino: un percorso formativo in montagna

di Maria Cristina Tatti | 29 settembre 2011
Categoria: L'Irc "in atto"

La genesi dell’idea
L’esperienza è nata e si è sviluppata all’interno dell’Istituto di istruzione superiore E. Majorana di Avezzano, in provincia di L’Aquila con alunni dell’Istituto tecnico industriale e alunni del Liceo scientifico-tecnologico. Tutto è partito, qualche anno fa (a.s. 2009-2010), dal desiderio di insegnanti e alunni di fare il Cammino di Santiago di Compostela. Il cammino è stato accompagnato dalla lettura di brani biblici1 e, una volta tornati, abbiamo realizzato un video “rievocativo” su you-Tube ed un’analisi riflessiva del percorso, che comprende testi della dirigente e degli alunni. È stato pubblicato anche un articolo sulle pagine aquilane del quotidiano “Il Centro”.
Sul sentiero del Cammino è nata, come una intuizione, di quelle che hanno il sapore delle sfide e delle scommesse vincenti, l’idea di fare del camminare e, in particolare, del camminare in montagna un’esperienza didattica all’interno del percorso formativo dell’IRC; ho subito condiviso l’idea con il Dirigente Scolastico, prof.ssa Anna Amanzi che con noi percorreva il Cammino. Durante l’estate dello stesso anno ho partecipato al Seminario estivo per docenti e formatori organizzato dall’UCIIM che si è tenuto ad Arabba di Livinallongo (BL) sul tema: I cammini del conoscere sui sentieri della natura: l’ambiente alpino come scenario educativo; tornata a casa dal seminario nessuno mi avrebbe dissuaso dal progettare in base ad una “pedagogia della montagna”.
Nella programmazione dell’anno seguente ho messo in relazione il regolare svolgimento dell’IRC “in aula” con la possibilità di attivare un vero e proprio “laboratorio del camminare” che, sulla base dell’adesione libera degli alunni, avrebbe previsto una uscita al mese, il giorno dell’assemblea d’Istituto, quando cioè gli studenti avrebbero svolto attività autogestite. A ciò si è affiancata, dopo l’esperienza del Cammino di Santiago, una nuova proposta di esperienza di cammino: questa volta però in Italia, sul Cammino di Francesco intorno alla città di Rieti attraverso i quattro santuari francescani che fanno della piana reatina la valle Santa: Poggio Bustone, La Foresta, Fonte Colombo ed infine, il santuario più noto a tutti, quello di Greccio. Anche in questo caso il cammino è stato accompagnato da spunti biblici di riflessione2. La risposta è stata sorprendente ed entusiasmante. Fondamentale per la realizzazione di tutta l’attività, da Santiago in poi, è stato il ruolo del Dirigente scolastico che, da subito, ha sostenuto la proposta e poi, ha condiviso“passo passo”, con insegnanti e alunni, tutte le fasi delle attività: progettazione, incontri di preparazione tenuti a scuola, organizzazione, pianificazione delle uscite e progetti futuri. In collaborazione con la collega di Scienze e grazie alla collaborazione della sezione Cai di Avezzano l’esperienza si è potuta realizzare serenamente ed in modo didatticamente efficace. L’intuizione si è rivelata buona ed anche in questo caso è stato possibile dare pubblica visibilità all’esperienza realizzata tramite un articolo pubblicato sulle pagine del giornale “Il Centro” ed un altro su quelle del giornale diocesano “Il Velino”.

Obiettivi educativi e formativi – Il ruolo specifico dell’Irc
La consapevolezza e la convinzione profonda che la montagna, vissuta come “aula” offrisse non solo delle opportunità di apprendimento di contenuti in modo diretto e sperimentale nell’ambito scientifico, ma che rappresentasse anche l’ambiente adatto per favorire negli alunni lo sviluppo di atteggiamenti educativi, la scoperta di valori e la capacità di vivere relazioni significative, tale consapevolezza e tale convinzione hanno “ispirato” la definizione dei nostri obiettivi.

Obiettivi educativi

  • Sviluppare atteggiamenti e comportamenti sociali improntati alla cooperazione ed alla solidarietà.
  • Promuovere atteggiamenti di rispetto verso ogni forma di ambiente in cui si vive, verso la montagna in particolare.
  • Promuovere lo sviluppo di una reale conoscenza delle proprie possibilità attraverso l’esperienza concreta.
  • Promuovere l’acquisizione consapevole delle “regole” comportamentali che l’ambiente montano esige.

Da un punto di vista più strettamente disciplinare gli obiettivi didattici sono stati concordati con la collega di scienze che con me ha condiviso l’esperienza. Li indico di seguito nei termini in cui li abbiamo formulati:

  • Approfondire la figura di Francesco dallo studio della letteratura ad una scoperta ravvicinata attraverso momenti particolari della sua vita in rapporto alla storia della chiesa nel medioevo.
  • Scoprire come la dimensione spirituale (eremitaggio, monachesimo, religiosità popolare) segni la storia e la geografia del territorio.
  • Acquisire elementi che permettano allo studente di mettere in relazione corretta le origine del francescanesimo con le tante forme di presenza francescana presenti anche nel territorio marsicano.
  • Favorire la conoscenza delle caratteristiche geomorfologiche dell’ambiente montano che caratterizza il territorio abruzzese.
  • Favorire la conoscenza diretta delle flora e della fauna della montagna abruzzese.
  • Conoscere, attraverso la scoperta di itinerari culturali, il ruolo che ha avuto la montagna nello sviluppo sociale e civile delle genti d’Abruzzo.

Più in generale potremmo chiederci quali sono le ragioni educative profonde di un’esperienza centrata sul camminare in montagna. Due le ragioni che mi hanno spinto a svolgere un IRC “in cammino”. La prima nasce dalla consapevolezza della profonda valenza educativa che assume l’esperienza del camminare in montagna (ampiamente confermata dalle esperienze fatte) che prende le mosse, forse anche, da una mia particolare sensibilità: il camminare in montagna è metafora del cammino della conoscenza3 che ogni giovane, a tratti da solo, a tratti con l’aiuto di una brava guida compie nella propria vita. Da qui similitudini ed analogie tra il camminare ed il conoscere. Raggiungere la meta e riflettere sul proprio modo di procedere, sul ritmo portato, in rapporto a sé e agli altri, riflettere sul sentiero percorso sulle difficoltà affrontate, sul ruolo della guida, tutto ciò favorisce lo sviluppo di processi metacognitivi non solo per l’esperienza del camminare ma anche per quella del conoscere. La conoscenza come la montagna è soprattutto condivisione di un cammino sebbene con ruoli e compiti diversi; docente e discente, in aula come in montagna devono percorrere lo stesso cammino. La guida non è tale se “manda” verso la cima il giovane alpinista inesperto; non si può fare la guida in teleconferenza, a distanza: passo dopo passo, la cima si raggiunge insieme. La montagna come ambiente di vita “scolpisce” la personalità, segna “dentro”, forgia il carattere, abitua al sacrificio, al rispetto, alla prudenza, mette alla prova e favorisce lo sviluppo di relazioni sociali essenziali ma forti. Per gli alunni è l’ambiente adatto per sviluppare atteggiamenti pro-sociali di accoglienza, solidarietà, attenzione, di aiuto e di ascolto.
La seconda ragione mi ha portato, a partire dalla presenza della montagna nella Bibbia e nel Cristianesimo, a ricercare e valorizzare le tracce del sacro sparse nel territorio, ed a scoprirne origine e storia legate alle diverse forme di religiosità popolare presenti nel nostro ambiente. Perché san Francesco? La figura del “poverello d’Assisi” rimane attraverso i secoli l’esempio di una Chiesa che parla lo stesso linguaggio che i giovani di ieri, come quelli di oggi, vogliono ascoltare. Da qui la scelta: “percorriamo la Valle Santa, (esperienza che ha riempito di gioia i ragazzi e le loro famiglie ) e poi ci prepariamo alla Marcia della pace Perugia-Assisi del 25 settembre prossimo”. Ne potremmo aggiungere una terza, di ragione, e cioè la possibilità di praticare un IRC aperto all’incontro ed alla relazione con le altre discipline. Certo che questo si può fare anche in aula, ma viverlo e condividerlo nell’ambiente montano, come ambiente educativo qualifica in termini positivi l’esperienza, permette di praticare una vera interdisciplinarietà. La montagna è, così diventata “un’aula attrezzatissima” per un efficace processo di insegnamento/apprendimento della RC.

I prossimi “passi”
Alla luce di questa esperienza il cammino può continuare, in tutti i sensi, può continuare come cammino della conoscenza, in aula e fuori, può continuare come attività del camminare. Quali le prossime mete? Come attività del laboratorio mensile abbiamo in mente la conoscenza più diretta del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, la frequentazione delle montagne della Duchessa e la conoscenza degli eremi celestiniani nel sulmonese; la figura di Celestino V potrebbe essere, per il prossimo anno, una pista di approfondimento tematico (“dagli eremi alla perdonanza aquilana”). Altre idee potrebbero essere: o un tratto della Via Benedicti con l’approfondimento tematico della storia del monachesimo occidentale, oppure il Cammino dell’Apostolo Tommaso le cui sacre spoglie sono custodite nella Cattedrale di Ortona in provincia di Chieti.

Maria Cristina Tatti – Idr di Avezzano (AQ)

 

1 Tracce bibliche di riflessione: I tappa: Gen 12,1-5 (la partenza), II tappa: Deut 30,15-20 (la scelta), III tappa: Lc 24,13-35 (l’incontro), IV tappa: At 9,1-18 (il cambiamento), V tappa: I Cor 12,31-13,13 (la via dell’amore), VI tappa: I Re 3,4-15 (la preghiera).
2 Spunti di riflessione legati alle vicende della vita di Francesco nei santuari della Valle Santa: Poggio Bustone: Il luogo del perdono (cfr. Mt18,31-35), La Foresta: Il luogo del riposo (cfr. Mt 12,1-8), Fonte Colombo: Il luogo della regola (cfr. Gal 3,23-29), Greccio: Il luogo del Presepe (cfr. Gv 1,1-18 Lc 2,1-20 Mt 2,1-12).
3 Cfr. A. PORCARELLI, Cammini del conoscere, Giunti, Firenze 2008.