Il lavoro si è svolto nell’ambito dell’Area Professionalizzante di un Istituto Professionale per Tecnico dell’Industria, del Mobile e dell’Arredamento (TIMA), con un coinvolgimento dell’insegnante di Religione nella doppia veste di Tutor dell’Area Professionalizzante ed esperto disciplinare per gli aspetti teologici dell’arte sacra. Il progetto in cui si sostanzia l’Area Professionalizzante è parte integrante del percorso di studi dei giovani dell’Istituto Professionale e consente loro di conseguire una qualifica di secondo livello, attraverso competenze spendibili nel mondo del lavoro, che tengono conto della “vocazione” del territorio e dei talenti dei singoli ragazzi.
Si tratta di 600 ore di lavoro, che si aggiungono al normale curricolo scolastico, sviluppate nell’arco del biennio conclusivo del percorso di studi (IV e V superiore) che prevedono nel primo anno la progettazione di oggetti pertinenti alla qualifica professionale e inerenti un tema scelto dagli allievi insieme al tutor, nel secondo anno tali oggetti devono essere realizzati “a regola d’arte”.
Nascita dell’idea e sviluppo del progetto
L’idea è nata secondo le modalità con cui fisiologicamente si sviluppa la progettazione dell’Area Professionalizzante ovvero attraverso un dialogo tra gli studenti e la Tutor, per scegliere la tipologia di oggetti da progettare, che si distinguesse da quelli realizzati negli anni precedenti (arredi per i rifugi di montagna, oggetti funzionali ad una stazione sciistica, arredi per area giochi ecc.): all’ipotesi di progettare arredi per le Chiese del territorio i ragazzi hanno entusiasticamente aderito e si è così passati a dar corpo al progetto.
La prima fase del progetto si è sviluppata attraverso il coinvolgimento dei diversi soggetti del territorio che avessero un legame con il tema prescelto, per cui abbiamo preso contatto con il Vicario Generale della Diocesi di Aosta, il quale ha indicato nella persona di don Paolo Quattrone un esperto di arte sacra che potesse presentare agli allievi i concetti fondamentali di questo ambito culturale, al fine di consentire loro di entrare “in situazione”. Tra l’altro lo stesso don Paolo è parroco di due chiese (Lillianes e Fontainemore) nella valle di Gressoney, che erano in fase di restauro e recupero conservativo, su cui i ragazzi avrebbero potuto mettere alla prova le loro capacità e competenze. Tra le idee fondamentali su cui si è basato il nostro lavoro è emersa la logica che ogni realizzazione deve essere testimone del tempo in cui si vive (e non solo ricostruzione del passato). La presentazione di alcune linee teoriche relative ai nuovi canoni del rapporto tra liturgia e arte sacra ha completato la fase introduttiva del nostro lavoro.
In un secondo tempo, per cogliere spunti da chiese realizzate nella contemporaneità, abbiamo effettuato una visita guidata a due chiese ubicate nel vicino Piemonte (Santo Volto e Centro Salesiano di Colle don Bosco), con la collaborazione del collega di Storia dell’arte e il supporto di esperti esterni, con cui abbiamo potuto approfondire il rapporto tra liturgia e arte sacra oggi. La visita guidata è stata particolarmente proficua e la concretezza degli obiettivi ha consentito di rendere molto “vivo” anche il dibattito con i ragazzi su questioni come quelle liturgiche che altresì sarebbe complesso inserire nel programma di Irc di un Istituto Professionale, captando l’interesse dei ragazzi.
A questo punto gli allievi hanno iniziato a disegnare i bozzetti degli oggetti da produrre (due altari, un fonte battesimale, due amboni, una croce astile, un porta cero pasquale), avendo l’avvertenza – secondo le indicazioni ricevute dagli esperti – di NON inserire simboli sacri negli oggetti stessi, perché il senso di sacralità deve essere trasmesso dal luogo nel suo complesso e non da simboli inseriti nei singoli oggetti. La creatività con cui si sono espressi è stata notevole, tanto che nella primavera del 2009 (corrispondente al primo anno del progetto e al IV anno di scuola superiore degli allievi) sono stati realizzati i prototipi degli oggetti, esposti in mostra nello studio degli architetti che hanno collaborato in qualità di esperti esterni. Tra la fine del IV anno di corso (2008-2009) e la maggior parte del quinto anno di corso (2009-2010) gli oggetti sono stati realizzati con grande cura, attenzione all’uso dei materiali, ai particolari, alle caratteristiche di design. Frequenti sono stati i “briefing” di lavoro tra i ragazzi, la Tutor, i colleghi insegnanti di falegnameria, il committente (don Paolo Quattrone) e gli esperti esterni, per mediare tra le diverse istanze e fare in modo che la realizzazione degli oggetti di cui sopra mantenesse a un tempo le caratteristiche “tecniche” di un oggetto realizzato ad arte e le caratteristiche culturali legate alla tipologia di oggetto e al contesto della sua collocazione: prodotti di arte sacra, da collocare in chiese di montagna, che potessero esprimere il senso del sacro secondo la sensibilità contemporanea. Una bella sfida che è stato possibile vincere grazie all’impegno di tutti. I ragazzi stessi hanno espresso grande soddisfazione per esser riusciti a tenere lontana la tentazione di riprodurre modelli visti in altre chiese o cappelle della Regione, certi di aver dato libero sfogo alla loro creatività, consapevoli che la libertà di espressione è un valore irrinunciabile per la vita umana e fieri di aver la possibilità di lasciare una piccola impronta in due importanti chiese della nostra Valle.
Riconoscimenti e ricadute del progetto all’interno e all’esterno della scuola
Al termine del percorso gli allievi hanno maturato alcune competenze specifiche, sia in ambito professionale, sia nell’ambito dell’Irc. Tra queste ultime, in particolare, si segnala il fatto che hanno maturato una profonda sensibilità e una maggiore attenzione al senso del sacro, con la capacità di collegarlo concretamente alla loro vita professionale. In tale contesto hanno rielaborato il senso del simbolo, cogliendone il valore, sia nei dinamismi della progettazione, sia nella realizzazione.
Tra le ricadute esterne del lavoro svolto non si può non fare riferimento alle due mostre con cui il materiale realizzato è stato presentato, a livello nazionale e internazionale. La prima mostra è stata realizzata nella Cattedrale di Aosta per un tempo di due mesi, dal 21 giugno al 30 agosto 2010, con una introduzione generale alla mostra e la scheda di presentazione degli oggetti e delle scelte artistiche effettuate. L’evento ha avuto ampia risonanza sulla stampa locale, con articoli di presentazione sul settimanale regionale (“La Vallée notizie”), sulle pagine regionali de “La Stampa” e su quello della diocesi (“Corriere della Valle”), oltre ad altre testate che hanno seguito l’evento con grande attenzione.
Visto il successo ottenuto dalla mostra nella Cattedrale di Aosta, anche per il numero di visite e gli apprezzamenti, l’Assessorato Istruzione e Cultura della Valle d’Aosta, con il patrocinio della Presidenza della Regione autonoma Valle d’Aosta, ha proposto alla nostra Istituzione di poter allestire la stessa mostra a Parigi, in occasione della festa dell’Arbre de Noel, festa annuale degli immigrati valdostani in Francia. Tale riconoscimento, indubbiamente significativo, ha particolarmente galvanizzato i ragazzi e confermato il valore del loro lavoro e dell’intero percorso compiuto. La mostra ha avuto luogo presso la Maison du Val d’Aoste, Parigi, dal 21 gennaio al 10 aprile 2011. È stato realizzato anche un catalogo della mostra, a cui è stata data ampia diffusione.
Riflessioni conclusive
Tutto il percorso si è sviluppato all’interno di una logica per cui l’Irc, in quanto disciplina curricolare che si inserisce pienamente nelle finalità della scuola, entra vitalmente nelle dinamiche culturali non solo delle discipline umanistiche (a cui può essere più affine), ma anche come nutrimento per la cultura professionale nelle discipline di ordine tecnico e pratico che in genere sembrano più distanti, in forza del pregiudizio culturale di chi tende a separare teoria e prassi. La logica del nostro lavoro, invece, è che tra teoria e prassi vi possa – e vi debba – essere un rapporto molto stretto e il ruolo dell’Irc negli istituti professionali, se giocato con “professionalità”, può essere in tal senso particolarmente prezioso.
Prof.ssa Flaviana Brunod – Insegnante di Religione – Diocesi di Aosta, formatrice nazionale IdR
