URL » http://idr.seieditrice.com/interviste/intervista/e-possibile-conciliare-economia-ed-etica/

È possibile conciliare economia ed etica?

Intervista a Francesco Gesualdi
 

Francesco Gesualdi

Francesco Gesualdi è nato a Foggia nel 1949. È stato allievo di don Milani presso la Scuola di Barbiana. Infermiere di professione, da diversi anni si dedica alla sensibilizzazione riguardo temi quali i diritti dei lavoratori, lo sfruttamento delle risorse da parte dei paesi più ricchi, l’indebitamento del terzo mondo, lo sfruttamento del lavoro minorile, il problema energetico, l’inquinamento. È uno dei fondatori del Centro Nuovo Sviluppo Economico, che si occupa della stesura di manuali per il consumo etico e il risparmio energetico, obiettivi perseguiti dagli stessi abitanti del centro attraverso lo stile di vita adottato. Il centro si propone anche come motore di scelte politiche solidali e coordina un centro studi.
Francesco Gesualdi collabora con la rivista «
Altreconomia» e ha fondato, insieme ad Alex Zanotelli, la Rete Lilliput. Ha coordinato diverse campagne di pressione contro multinazionali quali Nike, Chicco, Reebok, Chiquita e Del Monte.
Nel 1998 la sua campagna “Acquisti Trasparenti” ha raccolto 160.000 firme e ha portato a una proposta di legge, presentata nel 1999 al presidente della camera Violante. La proposta chiedeva una maggiore trasparenza, da parte delle multinazionali, riguardo le condizioni ambientali e sociali della produzione dei beni.
È autore e coautore di diversi libri. Tra i titoli principali: Nord-Sud. Predatori, predati e opportunisti, EMI 1994; Nord-Sud. Nuove alleanze per la dignità del lavoro. EMI 1996; Lettera ad un consumatore del Nord, EMI 1998; Geografia del supermercato mondiale. Produzione e condizioni di lavoro nel mondo delle multinazionali, EMI 1999; Manuale per un consumo responsabile. Dal boicottaggio al commercio equo e solidale, Feltrinelli 1999; Sulla pelle dei bambini, EMI 2000; Guida al risparmio responsabile, EMI 2002; Sobrietà, Feltrinelli 2005; Tutti i tipi di tè, Sonda edizioni, 2005; Ai figli del pianeta. Scelte per un futuro vivibile, EMI 2005; Guida al vestire critico, Feltrinelli 2006; Guida al telefono critico. Il mondo della telefonia messo a nudo, Terre di mezzo 2007; Il Mercante d’acqua, Feltrinelli 2007; Acqua con giustizia e sobrietà, EMI 2007.
È in libreria in questi giorni la nuova
Guida al consumo critico, edita dalla EMI.

Che cosa si intende per stile di vita etico?
Assumere uno stile di vita etico significa consumare e risparmiare nel rispetto delle persone e dell’ambiente. Oggi se ne avverte un particolare bisogno perché il mondo è nella morsa di tre crisi: la crisi dei diritti, la crisi ambientale e la crisi sociale.
La crisi dei diritti si riferisce in maniera particolare a quella dei lavoratori nei paesi del Sud del mondo. Quella ambientale si riferisce all’esaurimento delle risorse, al cambiamento del clima, all’eccessiva produzione di rifiuti e inquinanti. Sappiamo, tuttavia, che la responsabilità di un simile degrado non è uguale per tutti i popoli della terra, perché il consumo è mal distribuito. La parte del leone la fanno i vecchi paesi industrializzati, che pur ospitando solo il 15% della popolazione terrestre incidono sui consumi mondiali per il 76%. Tanta iniquità ci porta alla terza grande crisi, quella sociale, rappresentata dalla povertà mondiale: circa metà della popolazione terrestre vive in condizione di povertà assoluta o quasi assoluta.
Un modo per uscire da questa situazione è il consumo responsabile che si attua attraverso varie iniziative riconducibili a tre percorsi: il consumo critico, il consumo alternativo, il consumo sostenibile.
Consumare in maniera critica significa scegliere tutto ciò che compriamo non solo in base alla qualità e al prezzo, ma anche in base alla storia dei prodotti e alle scelte delle imprese produttrici.
Il consumo alternativo, invece, è una forma di consumo organizzata al di fuori dell’economia tradizionale che ha l’obiettivo di attuare formule economiche ispirate all’equità, solidarietà, sostenibilità. Una delle più affermate è il commercio equo e solidale che commercializza prodotti del Sud del mondo acquistati direttamente dai piccoli produttori a prezzi equi.
Il consumo sostenibile si attua attraverso la sobrietà, un modo di soddisfare i nostri bisogni mantendo l’uso di risorse e la produzione di rifiuti al livello pù basso possibile. È importante ridurre i nostri consumi per lasciare spazi di crescita agli impoveriti che hanno il diritto di mangiare di più, vestirsi di più, calzarsi di più, curarsi di più, studiare di più, viaggiare di più. Ma non possono farlo finché i benestanti non accettano di sottoporsi a cura dimagrante, perché c’è competizione per le risorse e gli spazi ambientali scarsi.

Qualcosa sta cambiando, a livello nazionale e internazionale, rispetto al rapporto tra economia ed etica?
Il vasto panorama economico è caratterizzato anche da alcune iniziative di economia etica. Alcuni esempi sono il commercio equo e solidale, la finanza etica, le reti di economia solidale, l’economia di comunione. Ma si tratta di piccole iniziative che ancora non hanno avuto la capacità di condizionare la struttura portante dell’economia capitalista. Tutttavia alcune campagne, fra cui quella verso Del Monte, hanno dimostrato che le imprese sono molto sensibili alla pressione dei consumatori.

Pensa che questa fase di crisi dell’economia mondiale possa favorire una maggiore coscienza nei confronti dell’uso delle risorse economiche e della lotta alle povertà e alle diseguaglianze sociali?
La crisi può offrirci la possibilità di dimostrare che è possibile abbandonare certi consumi inutili, inquinanti e dannosi, senza intaccare il nostro benessere. Alcuni esempi sono l’acqua in bottiglia, le bibite, le merendine, la frutta e verdura fuori stagione, l’eccesso di carne, l’eccesso di automobile. A partire da questa constatazione si può richiamare la necessità di rivedere il nostro concetto di benessere troppo orientato ai beni materiali e troppo poco alle relazioni umane, sociali, affettive. Un modello di benessere che danneggia il pianeta, saccheggia gli altri popoli e si alimenta della guerra perché la prepotenza si basa sulla violenza. Penso che la gente non abbia problemi a riconoscere l’inutilità di certi consumi e la necessità di virare verso forme più sobrie, ma è preoccupata per l’occupazione. Per questo dobbiamo cominciare a chiederci come possa essere organizzato il sistema economico in modo da coniugare sobrietà, piena occupazione e diritti per tutti.

Come è possibile oggi, per un normale cittadino, sostenere un’economia solidale?
Il commercio equo e la finanza etica sono iniziative concrete alle quali tutti possono aderire. In molte zone si sta anche cercando di organizzare delle reti di economia solidale che hanno l’obiettivo di rafforzare le imprese del territorio che si richiamano a criteri di rispetto sociale ed ambientale favorendo i rapporti commerciali fra loro e l’incontro con i consumatori responsabili organizzati in gruppi di acquisto solidale.

Link
Segnaliamo alcuni indirizzi di associazioni che si occupano di commercio equo ed economia solidale
Altromercato

Pangea-niente troppo
Commercio Alternativo
Federazione Internazionale del commercio equo (IFAT)
Associazione Europea per il commercio equo (EFTA)
e altri che riguardano iniziative come la
banca etica