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Classe prima – Settembre

Religioni pre-cristiane e problemi eterni
di Tiziana Chiamberlando
 
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Indice

Religioni pre-cristiane e problemi eterni

Mappa di percorso utilizzabile nella progettazione di un’Unità di Apprendimento

 OBIETTIVI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO 

Conoscenze

Abilità

Ricerca umana e rivelazione di Dio nella storia. 
Evidenziare gli elementi specifici delle altre religioni. 

OBIETTIVI FORMATIVI IPOTIZZABILI

• Conoscere gli elementi principali delle più antiche religioni 
• 
Saper identificare e descrivere le antiche intuizioni poi sviluppate dalle religioni rivelate 
• 
Saper descrivere alcuni grandi interrogativi comuni all’intera umanità 

• 
Saper accogliere e descrivere alcuni propri interrogativi esistenziali chiaramente emergenti 

Competenza di riferimento dell’allievo in prospettiva triennale

 Sentirsi motivato allo studio riguardante eventi storici e pensiero umano del passato, scoprendo intuizioni di ieri utili per i giovanissimi alle prese con una prima consapevolezza dei problemi esistenziali. La mappa potrà costituire una base di partenza e una sintesi di riferimento; potrà essere proposta agli allievi, con un’attenzione particolare ai termini “difficili”, utili per elaborare gradualmente il pensiero astratto. Ciascun insegnante svilupperà maggiormente lo studio di determinate religioni antiche e determinate tematiche.

Esigenze umane di ogni tempo:
• 
Stare bene con se stessi: percepirsi come unici, utili, degni di esistere, capaci di contribuire a migliorare il mondo… nonostante i propri limiti 
• 
Stare bene con gli altri: comprendere che cosa sia l’amore e viverlo riempiendo la solitudine; costruire “insieme”
• 
Svelare misteri: origini e destino ultimo di ogni realtà e del proprio “io”; esistenza di un Dio da cui aspettarsi giustizia, protezione e sopravvivenza dopo la morte; possibilità di incontro con questo Dio, a cui chiedere certezze sulla distinzione tra bene e male. Le religioni rispondono da sempre.

 

 

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La divinità "cercata a tentoni" nelle religioni naturali, non rivelate: il Suo volto“Uomo primitivo” Dall’idea originaria di un Dio creatore (1) e anima di ogni essere vivente e della natura nacque l’animismo, caratterizzato anche dal culto dei defunti e dalla presenza di spiriti intermediari tra Dio e uomo, legati alla natura. Altri tentativi umani condussero a divinizzare forze e fenomeni naturali, al politeismo (secondo una visione religiosa moderna, un regresso rispetto alle origini), alla fede in una Dea Madre, genitrice (2) di ogni essere vivente, forza della riproduzione. L’uomo primitivo cercava protezione di fronte alle calamità, soprattutto donando ciò che aveva di prezioso alla Divinità: tra i primi gruppi umani nacquero “riti propiziatori” comunitari. Non soccombere nella lotta per la sopravvivenza rappresentava la fondamentale realizzazione dell’esistenza! Solo la Divinità poteva assicurare la vittoria sulle avversità, (3) perché percepita come infinitamente potente, meravigliosa e temibile al tempo stesso; purtroppo, ancora avvolta in un mistero quasi impenetrabile. Popoli mesopotamici I Sumeri, fondatori di importanti città-stato fin dal 4000 a.C. e i Babilonesi, fondatori di un grande impero, adorarono divinità antropomorfe, potenti nel proteggere in tempo di guerra, ma dominate da passioni talvolta meschine, come gli uomini (soprattutto dal desiderio di predominio). Occorreva propiziarsi il favore di questi dèi con riti; essi tutelavano gli equilibri naturali e indicavano come essenziali alcuni importanti valori (Isthar, dea dell’amore, aveva il ruolo della Dea Madre primitiva…), senza tuttavia poter essere modelli di retto comportamento. Il predominio, in un certo periodo, del Dio babilonese della giustizia Marduk indica l’insopprimibile necessità di un Dio unico che rappresentasse valori davvero importanti (comportamenti, obiettivi, sentimenti) (4) per il raggiungimento della felicità. I popoli mesopotamici praticavano l’astrologia per tentare di comprendere la remota volontà degli dèi; presso tutti i popoli antichi, i sacerdoti-intermediari avevano un’enorme importanza sociale, innanzitutto perché ritenuti gli unici in grado di “avvicinarsi” alle divinità. Egizi I moltissimi dèi della grande civiltà fiorita a partire dal 3000 a.C. erano antropomorfi e zoomorfi: ciò simboleggiava i loro moltissimi poteri e le loro caratteristiche; essi presiedevano a ogni esperienza umana, dal lavoro quotidiano al funzionamento dello stato all’esperienza più importante, quella della morte… Furono importantissimi Nun, che generò le altre divinità dal Caos originario; il Dio della luce Amon-Ra; la triade “buona” composta da Osiride, Iside (assimilabile alla Dea Madre) e Horus, loro figlio che si incarnava nei faraoni. Essa trionfava sulla morte e sul male rappresentato da entità oscure come Seth… (5) Tuttavia, anche per l’uomo dell’antico Egitto le divinità erano enigmatiche e lontane; egli tentava, secondo gli studiosi, un avvicinamento focalizzando l’attenzione su una divinità in particolare. Il culto di Aton, voluto dal faraone Amenofi IV, rappresentò soltanto per un periodo il tentativo più riuscito di monoteismo prima dell’Ebraismo. Greci Le molte divinità dell’Olimpo, antropomorfe, imprevedibili e lontane e con gli stessi “difetti” di quelle mesopotamiche, presiedevano alle forze della natura e ai passaggi biologici dell’esistenza: nascita, morte, riproduzione… L’adorazione degli dèi unificava e rinforzava la comunità, senza recare però conforto all’individuo. Il dio Fato, Destino incontrollabile e misterioso, fu una divinità più “evoluta”, che trasmise però l’angoscia dell’impotenza di fronte alle decisioni di un Dio. Un tentativo di rapporto più personale tra Dio e uomo fu rappresentato da percorsi spirituali riservati a gruppi ristretti: i riti misterici. Gli Oracoli, con la loro voce o l’interpretazione di segni (sogni, volo di uccelli…), rappresentavano la speranza che il Dio si manifestasse. Intuizioni dei popoli antichi sviluppate nel tempo dalle religioni rivelate, utili in una moderna visione religiosa della vita.  Intuizioni dei popoli antichi sviluppate nel tempo dalle religioni rivelate, utili in una moderna visione religiosa della vita (1) Monoteismo. (2) Dio come “Genitore”. (3) Dio come Colui che salva. (4) Dio come Colui che trasmette i valori importanti. (5) La vita umana è segnata dalla lotta tra bene e male. Nota Bene Le antiche religioni si comprendono attraverso lo studio dei miti, racconti fantastici basati talvolta su fatti reali, sempre su riflessioni riguardanti il “significato” delle esperienze; presentano il mondo degli dèi e i problemi degli uomini, e il collegamento possibile delle esperienze umane con il “soprannaturale”. Ricordiamo: il mesopotamico mito del re-eroe Gilgamesh nel poema Enuma Elish; il Libro dei morti egizio; la Teogonia del greco Esiodo, l’Iliade e l’Odissea di Omero.

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Religione e distinzione tra bene e male nei rapporti umaniPopoli mesopotamici I miti babilonesi analizzano le esigenze dell’uomo, ma sono pervasi da tristezza perché sembra, in essi, impossibile trovare le risposte agli eterni interrogativi: perché nascere, lottare, soffrire, morire? Sono comunque messe in evidenza l’importanza della ricerca instancabile (6) di risposte e la certezza che solo gli dèi possano offrire soluzioni. Il bene era identificato con valori generali universalmente scritti nel cuore umano (7), come la giustizia (il codice di Hammurabi, babilonese, rendeva uguali tutti gli uomini di fronte alla legge). Egizi La mitologia egizia (specialmente il Libro dei Morti) evidenziava l’eterna lotta tra bene e male, nel mondo degli dèi come degli uomini; era “bene” avere cura della famiglia, svolgere i propri compiti lavorativi a favore dell’intera organizzazione sociale (come buoni operai, soldati, funzionari) e vivere valori universali quali l’onestà nella gestione dei beni, il soccorso dei deboli… Era necessaria la rettitudine in vita per poter accedere all’Aldilà (8). Greci Il mito di una perduta, passata “Età dell’oro” simile al nostro “Paradiso terreste” esaltava valori universali come l’assenza di odio, di falsità, di cupidigia. Questi valori dovevano essere vissuti pensando al bene dell’intera comunità. Nei riti misterici si proponeva una “salvezza”, una realizzazione legata alla conoscenza e al perfezionamento di se stessi e al distacco dalle ambizioni materiali. (6) L’uomo deve sempre interrogarsi su ciò che realmente conta; Dio gli darà risposta attraverso la preghiera, gli avvenimenti… (7) I valori innati nell’uomo verranno ripresi e approfonditi dalle religioni rivelate. (8) La vita terrena è una “palestra” per apprendere e praticare il bene e poter così incontrare Dio nell’Aldilà.

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Vita dopo la morteUomo primitivo Le tombe dell’uomo primitivo (pensiamo ai ritrovamenti dell’età neolitica dall’Europa all’Oriente) testimoniano la fede in una sopravvivenza dell’anima; il defunto aveva con sé oggetti personali (armi del guerriero, ornamenti della donna) come se dovesse partire per un viaggio, talvolta come se dovesse portare doni agli dèi… Voltati verso Occidente, dove il sole tramonta, i defunti sembravano protesi a un mondo misterioso da raggiungere. Molti graffiti testimoniano il culto dei morti (9). Popoli mesopotamici Sumeri e Babilonesi avevano una visione malinconica dell’Aldilà, in cui le anime avrebbero vagato rimpiangendo i momenti felici della vita terrena. Questa visione si collegava a un generale pessimismo: solo la persona giovane, sana, fortunata negli affetti sperimentava una parvenza di felicità, destinata a svanire con la vecchiaia e la morte. Egizi Per gli Egizi, l’esperienza più importante della vita era la morte, cui si preparavano con una vita buona (per avere, sulla bilancia di Osiride, un’anima leggera come una piuma…), con gli inni e le preghiere del Libro dei Morti, con la mummificazione del corpo, dimora dell’anima che non doveva corrompersi. Ammessa dal tribunale degli dèi, l’anima avrebbe ancora dovuto compiere un lungo viaggio, superando oscuri ostacoli, fino a raggiungere purificata il Regno della Luce e a unirsi alle divinità (10). Greci I riti misterici davano agli antichi Greci la speranza in un Aldilà in cui i giusti fossero premiati (Campi Elisi del poeta Esiodo) e i malvagi puniti, mentre la tradizionale visione dell’ “Ade” presentava un Oltretomba malinconico e grigio come quello dei popoli mesopotamici.  (9) I rapporti tra vivi e morti (in realtà due volte vivi) rivestono una grande importanza nel Cristianesimo. (10) Il compimento della vita, per l’uomo religioso, è la morte, esperienza piena e completa di miglioramento di sé e felicità.