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Classe seconda – Novembre

La festa cristiana dei Santi
di Tiziana Chiamberlando
 
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Indice

La festa cristiana dei Santi
Unità di lavoro: approfondimento storico, biblico, sociologico. OSA di riferimento Conoscenze l’opera di Gesù, la sua morte e resurrezione e la missione della Parola, la Liturgia e la testimonianza della carità. Abilità riconoscere vari modi di interpretare la vita di Gesù, di Maria e dei Santi. In comune con le classi terze:  confrontare aspetti della cultura… con la proposta cristiana.  individuare l’originalità della speranza cristiana. Obiettivi formativi  Conoscere e descrivere il significato generale delle feste cristiane e in particolare di quella di Ognissanti.  Conoscere e descrivere i motivi della speranza cristiana di fronte alla morte.

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Fasi dell’attività – AA - L’insegnante presenta i testi-guida 1) Ognissanti: storia La festa di tutti i Santi cade il primo novembre per i Cristiani cattolici, la prima domenica dopo la Pentecoste per gli Ortodossi, segnando la chiusura del periodo pasquale. In essa si ricordano e si onorano i Santi di ogni tempo, sia quelli riconosciuti e proposti ad esempio per la loro vita cristiana pienamente realizzata (canonizzati), sia i moltissimi eroi della fede sconosciuti per chi non li ha incontrati durante l’esistenza terrena. “Ognissanti” è un’espressione rituale cristiana per indicarli tutti. Il 2 novembre, per i Cattolici, è il giorno della Commemorazione di tutti i Defunti, un giorno per riscoprire il rapporto che secondo i credenti può, deve unire i “viventi in terra” alle persone amate che già conoscono la dimensione dell’eternità. Dal IV secolo d.C. la Chiesa iniziò a commemorare i martiri, vittime e testimoni della fede durante le grandi persecuzioni romane. Le prime tracce di una celebrazione generale si riferiscono ad Antiochia di Siria e al periodo di Pentecoste; la data fu spostata al primo novembre su richiesta del mondo monastico soprattutto irlandese, per neutralizzare l’antica festa celtica per il nuovo anno di Samhain. Ai tempi di Carlo Magno, la tradizione era consolidata. La festività divenne “di precetto” ai tempi del re franco Luigi il Pio, nell’anno 835, su richiesta di Papa Gregorio IV. Nel Cristianesimo, “santo” è colui che, nonostante i limiti umani, vive per imitare Cristo ed essere unito a Lui, per costruire il “Regno di Dio”, una nuova realtà basata su un amore gratuito e generoso. 2) Significato I Santi sono dunque “giganti dell’amore” e profeti del loro tempo e di ogni tempo; il Cristo raggiunge gli uomini attraverso di loro, che si rendono strumenti docili e presentano al mondo i valori cristiani vivendoli radicalmente, sfuggendo ai condizionamenti della mentalità comune; pensiamo a S. Francesco d’Assisi, capace di dialogare con il Sultano egizio in un’epoca in cui Cristiani e Musulmani s’incontravano soltanto con una spada in mano… Tutti i Cristiani sono chiamati a tendere alla santità, fin dal Battesimo: essa rappresenta la realizzazione che il Signore desidera per ciascuno. L’espressione “Comunione dei Santi” indica il misterioso rapporto d’amore che può unire oltre tempo e spazio chi, sulla terra, lotta e cammina per tendere alla pienezza della vita cristiana e chi è già santo in Dio, perfettamente capace di amare e unito a Lui; coloro che appartengono alla Chiesa intera, terrena e ultraterrena, sono chiamati a un’unione profonda, possibile perché, come è scritto nel “Cantico dei Cantici”, «forte come la morte è l’amore». È giusto guardare ai Santi per conoscerli, imitarli, per instaurare con loro un dialogo spirituale e chiedere il loro sostegno, la loro ispirazione, soprattutto la loro preghiera di intercessione rivolta al Padre… la loro preghiera per noi. Pregare per qualcuno significa volersi impegnare per lui, essere disposti a fare per lui ciò che più conta. Questa “corrente d’amore” viene sempre utilizzata dal Signore, secondo lo stesso Gesù («Bussate e vi sarà aperto!»), anche se non sempre come noi desidereremmo. Egli fa sì, secondo i Cristiani, che ogni espressione d’amore diventi portatrice di bene e novità. I Santi possono pregare per noi, noi possiamo pregare per le persone care defunte, sostenerle nel loro cammino qualora abbiano ancora bisogno di purificazione, di “completare il percorso” per imparare la pienezza dell’amore (è il “Purgatorio” della tradizione cattolica); possiamo poi chiedere la loro preghiera, alimentando un dialogo nuovo, un legame in qualche modo sempre più forte… Mettendo in pratica gli insegnamenti che ci hanno lasciato, agendo in modo tale da renderli fieri di noi. 3) La vita dopo la morte secondo i Cristiani (Si anticipano gli elementi essenziali di un argomento che verrà approfondito nel terzo anno). La vita terrena è una “palestra” per imparare ad amare e prepararsi alla vita successiva… quella vera e completa. Che cosa accadrà “dopo”? Secondo i Cristiani, possiamo ricorrere soltanto a Gesù, che ha attraversato la morte ed è tornato in vita. Egli descrive il Paradiso come l’unica vera “casa”, una dimensione in cui vivremo immersi nell’amore e nella conoscenza della Trinità, in armonia profonda con ogni figlio di Dio, con tutti coloro che hanno imparato ad amare, fin dall’inizio della creazione. Saranno cancellati dolore, odio, male e tutti i misteri della vita saranno chiariti. La nostra “anima” è il nostro vero “io”, la nostra identità di esseri simili al Padre, capaci di adorarlo e di amare; una realtà immensa, eppure tutta “contenuta” in noi. Il corpo come noi lo conosciamo può deteriorarsi, invecchiare, morire: è ciò che vediamo della morte, è il suo apparente potere distruttivo. Tuttavia… secondo i Cristiani, alla “fine dei tempi” saremo risuscitati con un nuovo “corpo spirituale” simile a quello di Gesù dopo la resurrezione, recupereremo definitivamente tutto il nostro “io”. Ciò avverrà quando Gesù, secondo le promesse fatte, tornerà come Giudice dell’universo e della storia umana intera – non si conosce né il come né il quando –, per chiudere il tempo concesso a questa storia e instaurare una nuova realtà di Paradiso definitivo, l’eterna vittoria del Bene, completando tutto ciò che di buono le creature avranno iniziato. Se il Paradiso è comunione perfetta di Dio con le sue creature, nella felicità del perfetto amore, l’Inferno rappresenta l’estrema, drammatica possibilità data alla libertà umana. Un padre non può costringere il figlio maggiorenne a restare con lui, se è proprio deciso a vivere lontano e a perdersi diventando un criminale… Dio crea la persona umana libera e non può obbligarla ad accettare il bene e l’amore; l’uomo che ostinatamente sceglie il male e l’egoismo, che rifiuta l’amore e non vuole stare con il Padre “si manda” all’inferno! Si tratta di un’eterna separazione da Dio, il drammatico, infinito “non amore”. Per i Cattolici, il Purgatorio è uno stato di purificazione dell’anima molto spesso necessaria prima di poter accedere alla gloria del Paradiso; la dottrina sul Purgatorio risale al XII secolo, parallelamente alla prassi consolidata della preghiera e della penitenza a favore dei defunti, già presente tra i primi Cristiani. 4) Alcuni documenti neotestamentari Sul Paradiso: «… Gesù, ricordati di me, quando andrai nel tuo regno». Gesù gli rispose: «In verità ti dico: oggi, sarai con me in Paradiso» (Lc 23,42-43) «Conosco un uomo in Cristo che, 14 anni fa – non so se col corpo o se fuori del corpo, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo… udì parole ineffabili che non è possibile a un uomo proferire» (2Cor 12,2-4) Sull’Inferno: «… Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco…» (Ap 20,15) Sul Purgatorio: «… Ci si potrà salvare, ma come attraverso il fuoco» (1Cor 3,14) (Il fuoco rappresenta la luce e la forza della Verità di Dio, che svela a ciascuno la verità su di sé, mettendo ogni essere umano di fronte alle proprie definitive responsabilità di creatura). 5) Ognissanti, Halloween e le degenerazioni pericolose Il termine “Halloween” è di origine cristiana: “All Hallow’s Eve”, “Sera dei Santi”, vigilia di Ognissanti. Anticamente, la data coincideva con la festa celtica di Samhain; nel Medioevo, la Chiesa cattolica impiantò la liturgia sul terreno di tradizioni precedenti romano-barbariche, che non di rado contenevano elementi positivi di ricerca spirituale. Secondo P. Gulisano e B. O’Neill, la festa celtica «era un momento in cui si faceva memoria della propria storia, della propria gente, dei propri cari, in cui si celebrava la speranza di non soccombere alle sventure, alle malattie, alla morte stessa, che non era l’ultima parola, se era vero che i propri cari, almeno una volta l’anno, potevano essere in qualche modo presenti. Nella magica notte di Samhain non erano le oscure forze del caos che riportavano nel mondo i morti, ma il ricordo e l’amore dei vivi». La Chiesa ribadì come la vicinanza tra vivi in terra e defunti non fosse illusione, ma certezza «dal momento che noi, i viventi di questa terra, viviamo accompagnati dal Cristo e da tutti i suoi Santi. Samhain divenne così Halloween». A livello educativo, può essere utile una ricostruzione storica: «Samhain-Halloween può essere raccontato perché i bambini non abbiano paura dei defunti, ma imparino a confidare nell’assistenza di coloro che sono già in cielo; in secondo luogo perché sappiano che esiste un modo di amare chi non è più su questa terra e che esso consiste nel pregare per i defunti; in terzo luogo perché i piccoli possano riflettere sui desideri profondi del cuore umano, che non si rassegna a vedere scomparire nel nulla i propri cari e sulla bellezza del Vangelo, che mostra come questi desideri non restino inappagati; in quarto luogo perché possano comprendere la ricchezza della storia della Chiesa e l’atteggiamento di discernimento che sempre la deve caratterizzare» (Andrea Lonardo). Da dove proviene, allora, l’aspetto macabro e irriverente nei confronti del mistero della morte e degli stessi defunti che le mode e il mercato cercano di imporre alle nuove generazioni in relazione alla ricorrenza di Ognissanti? Perché tante feste “horror” di pessimo gusto? Nel mondo celtico, Halloween era una festa di speranza, lo stesso “Jack-o’-Lantern”, divenuto la zucca intagliata e illuminata, era simbolo di anime alla ricerca della luce. Occorre liberare anche le tradizioni innocue e poetiche dalla dimensione consumistica che fa leva sulla trasgressione a tutti i costi – uno dei vari modi discutibili per riempire il vuoto di obiettivi e ideali e la noia –, esaltando l’“oscurità”, la pseudo-magia nera che ammicca al satanismo.

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Fasi dell’attività – BB - Questionario in relazione agli Obiettivi Formativi Descrivi in breve, con parole tue, la vita dopo la morte secondo i Cristiani.  Descrivi in breve il significato della festa di Ognissanti. Perché è una festa “di speranza”?  Secondo il pensiero cristiano, quale tipo di rapporto può esistere tra vivi in terra e defunti? Esprimi anche una tua opinione personale.  Pensi che il risvolto “horror” dato dalla società moderna alla festa di Halloween possa essere pericoloso? Se sì, come? Se no, perché? Per l’inserimento dell’argomento in Unità di Apprendimento articolate, vedere Tiziana Chiamberlando, Sentinelle del Mattino, SEI, Volume per il biennio e Guida.