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Classe terza – Dicembre

Tante religioni, quale verità?
di Tiziana Chiamberlando
 
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Indice

Tante religioni, quale verità?
Unità di lavoro inseribile in una UdA riguardante il dialogo interreligioso; il confronto dottrinale e di pensiero tra Cristianesimo e altre “Religioni del Libro” – Ebraismo, Islam – e/o il confronto tra Cristianesimo e religioni orientali – Induismo, Buddhismo.
(seconda parte)
 
Cerchiamo risposte a domande sulla ricerca di Dio e sul confronto interculturale
1) Dialogo con “gli altri” nel rispetto di ogni credenza e missionarietà per testimoniare Cristo: sono dimensioni conciliabili per il Cristiano?
2) Perché “no” alla fusione delle grandi religioni in una sola? 
 
OSA di riferimento
Conoscenze
il cristianesimo e il pluralismo religioso. 
Gesù, via, verità e vita per l’umanità.
Abilità
cogliere nei documenti della Chiesa le indicazioni che favoriscono l’incontro, il confronto e la convivenza tra persone di diversa cultura e religione. 
confrontare criticamente comportamenti e aspetti della cultura attuale con la proposta cristiana.
 
Obiettivi formativi 
Conoscere il concetto di “dialogo” e la posizione specifica della Chiesa cattolica nei confronti delle altre religioni. 
Conoscere la concezione cristiana di “missione”. 
Saper spiegare i concetti appresi; saper esprimere opinioni in proposito; saper chiarire il rifiuto cattolico del “qualunquismo religioso”, in base al quale conta avere una qualsiasi fede – in fondo, non importa quale – e comportarsi rettamente.
 
Competenze di riferimento dell’allievo in prospettiva triennale:
Sviluppo del desiderio e della capacità di dialogo nel rispetto dell’“altro” e nella fermezza di posizioni proprie ben fondate.

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Fasi dell’attività – C
 
L’insegnante ripropone agli allievi la prima domanda, sul dialogo e la missionarietà. Ciascuno dovrà rispondere per scritto, esponendo la visione cristiana delle questioni trattate e un’opinione personale il più possibile motivata.

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Fasi dell’attività – D
 
Perché “no” alla fusione delle grandi religioni in una sola?
L’insegnante spiega agli allievi il significato del secondo quesito, lasciando spazio a loro domande spontanee. Sarà importante aiutarli a comprendere l’importanza della tutela dell’identità di ciascuna religione: se “una religione vale l’altra”, risultano tutte svuotate di reale valore. Saranno di aiuto in seguenti testi-guida.

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TESTI GUIDA
 
Identità e rispetto
Le grandi religioni conducono al massimo approfondimento possibile della “legge naturale”, scritta nel cuore di ogni uomo tramite principi universali di giustizia e riconciliazione; hanno tuttavia identità originali e basi dottrinali estremamente diversificate e non conciliabili.
Le religioni non cristiane vedono Dio infinitamente misterioso, in pratica ancora lontano dall’uomo: «Anche l’Islam, che pure usa per Dio degli appellativi molto belli, lo concepisce come totalmente altro dall’uomo; non “Dio con noi” come Cristo, il Dio fatto uomo. L’Islam nomina Cristo con rispetto, ma solo come uno dei profeti prima di Maometto: non riconosce la sua divinità. Anche nelle religioni orientali Cristo è riconosciuto come un saggio dell’occidente, un grande profeta, non Dio» (P. Gheddo).
Una “religione di sintesi” sarebbe impossibile e anche dannosa, distruggerebbe di fatto la concreta identità di qualsiasi credente e diverrebbe una pallida imitazione… di tutte le religioni, con un Dio e dei valori indefiniti; forse soltanto una fede di comodo, consolatoria, poco impegnativa, certamente non in grado di soddisfare le profonde esigenze dello spirito umano.
Secondo i Cristiani, «da un lato ogni uomo si può salvare osservando la legge naturale e seguendo con sincerità la religione del suo popolo, dall’altro solo in Cristo trova la pienezza della Rivelazione di Dio» (P. Gheddo ).

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TESTI GUIDA
 
Documenti su dialogo interreligioso e missionarietà
 
Magistero della Chiesa cattolica-Concilio Vaticano II
«La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini.
Essa però annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è “via, verità e vita” (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato a se stesso tutte le cose.
Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi»
(Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa cattolica con le religioni non cristiane, n. 2)
 
«Non possiamo invocare Dio Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati a immagine di Dio. L’atteggiamento dell’uomo verso Dio Padre e quello dell’uomo verso gli altri uomini suoi fratelli sono tanto connessi che la Scrittura dice: “Chi non ama non conosce Dio” (1Gv 4,8).
Viene quindi tolto il fondamento a ogni teoria o prassi che introduce tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, discriminazioni in ciò che riguarda la dignità umana e i diritti che ne promanano. In conseguenza la Chiesa esecra, come contraria alla volontà di Cristo, qualsiasi discriminazione tra gli uomini o persecuzione perpetrata per motivi di razza e di colore, di condizione sociale o di religione». (Dichiarazione delle relazioni della Chiesa cattolica con le religioni non cristiane, n. 5)
«È compito imprescindibile della Chiesa… diffondere il Vangelo, sicché l’attività missionaria conserva in pieno, oggi come sempre, la sua validità e necessità» (Ad Gentes, n. 7).
 
Enciclica “Ecclesiam suam”, Papa Paolo VI
«La Chiesa deve venire a dialogo con il mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio… Bisogna che noi abbiamo sempre presente questo ineffabile e realissimo rapporto dialogico, offerto e stabilito con noi da Dio Padre, mediante Cristo, nello Spirito Santo, per comprendere quale rapporto noi, cioè la Chiesa, dobbiamo cercare di instaurare e promuovere con l’umanità».
 
Dal discorso di Giovanni Paolo II in occasione dell’incontro di preghiera per la pace (Assisi, 1986) con i rappresentanti delle principali religioni del mondo
«Noi veniamo da lontano non solo a motivo delle distanze geografiche, ma soprattutto a causa delle nostre origini storiche e spirituali. Il fatto che noi siamo qui non implica alcuna intenzione di ricercare un consenso religioso tra noi o di negoziare le nostre convinzioni di fede… perché ogni essere umano deve sinceramente seguire la sua retta coscienza nell’intenzione di ricercare e di obbedire alla verità … non si tratterà di pregare insieme, ma di trovarsi insieme per pregare».
 
La Bibbia e i pagani
La Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) contiene parole molto dure verso i pagani quando questi costituiscono un pericolo per la fede del popolo di Israele o quando vivono nell’immoralità; riporta però anche molti episodi in cui dimostra che Dio è presente anche tra coloro che non appartengono al popolo eletto e che Israele o i cristiani possono e devono imparare anche da loro.
Ricordiamo qualche esempio
 
Giona
Era un israelita che sentì l’invito di Dio a predicare la conversione alla città di Ninive (pagana) corrotta e infedele.
Però Giona non poteva sopportare i pagani e sperava non nella loro salvezza, ma nella loro condanna. Così, dato che Ninive si trovava a est, si diresse a ovest, per allontanarsi il più possibile.
Ma il Signore trovò il modo di convincerlo a ritornare e, attraverso la sua predicazione, la città si pentì dei suoi peccati e fu salva.
Giona se n’ebbe a male e se la prese con Dio, il quale gli rispose dicendo che grande era la sua compassione per una città così popolosa e che il suo cuore non era così meschino come quello di Giona.
La storia di questo strano profeta vuole insegnare che Dio ha cura di tutti gli uomini e che spesso i pagani sono disposti ad ascoltare l’inviato di Dio molto più di quanto non lo siano i membri del popolo eletto. 
 
Giobbe
L’uomo pio e paziente che sopportò con fede tante prove dolorose senza perdere la sua fiducia in Dio era un pagano. Il libro che narra la sua storia è uno dei capolavori dell’Antico Testamento e affronta il problema della sofferenza, della sottomissione dell’uomo e della grandezza di Dio, i cui piani sono incomprensibili ma giusti. La sua rassegnazione fiduciosa ricorda da vicino quella con cui molti popoli orientali, anche al giorno d’oggi, sopportano la sofferenza e le sventure più gravi. 
 
Rut
Era una moabita, cioè una abitante di Moab, territorio spesso ostile a Israele e pagano, e aveva sposato un israelita.
Rimasta vedova, la donna fu invitata dalla suocera, Noemi, a ritornare al suo paese per cercare di sposarsi e avere dei figli. Ma Rut preferì rimanere con la suocera anziana, affrontando con lei la solitudine, la miseria e l’infelicità. Per questo il Signore la benedisse e le fece trovare un uomo buono e ricco che la sposò, ridandole serenità e tranquillità.
Anche questo racconto vuole dimostrare che la grazia di Dio opera ovunque, servendosi magari di una straniera per trasmettere le benedizioni divine sul suo popolo. 
 
La Cananea
L’episodio della Cananea è noto a tutti. Questa donna del paese di Canaan (disprezzato dai buoni israeliti perché adoratore di idoli) aveva una figlia ammalata e si rivolse a Gesù per chiederne la guarigione. Gesù fu piuttosto severo con lei, dicendole, che era venuto solo per gli israeliti e non per gli stranieri. Ma la donna non si scoraggiò e continuò a pregare, finché Gesù le guarì la figlia, dicendo a tutti: «O donna grande è la tua fede!» (Mt 15,28).
Al centurione romano (e quindi pagano) che gli domandava la guarigione del servo Gesù disse: «Non ho trovato una fede così grande neppure in Israele!» (Lc 7,9). 
 
Cornelio
Ricordiamo infine la figura di un altro militare romano: il centurione Cornelio. Pietro si recò da lui dopo aver avuto un segno dal Signore e trovò lui e tutti i suoi parenti ben disposti e desiderosi di ricevere istruzione su Gesù. Pietro ne rimase stupito e disse: «Riconosco che Dio non ha preferenze di persona, ma gli è accetto colui che lo teme e osserva la giustizia, di qualunque nazione egli sia… Egli è il Signore di tutti» (At 10,34-36). La grazia di Dio aveva operato in quest’uomo e nei suoi cari anche se non erano israeliti e non conoscevano Gesù.
Questo fatto ebbe un’importanza enorme per la Chiesa primitiva, perché convinse i primi cristiani a non limitare la loro opera entro i confini del Popolo eletto, ma ad allargarla a tutto il mondo, tanto che pochi anni dopo San Paolo si farà un vanto di essere stato inviato come missionario oltre i confini, proprio fra i pagani. Pietro, dunque, non ha dovuto iniziare da zero, ma ha trovato degli uomini già uniti a Dio, già aperti all’annuncio definitivo del vangelo.
(Dal supplemento al n. 10 della rivista “Italia Missionaria”, dicembre 1996, a cura di F. Cagnasso, pp. 16-17)

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TESTI GUIDA
 
Opinioni
«È molto difficile avere una salda convinzione e nello stesso tempo essere tolleranti, ma Buddha stesso e molti dei suoi seguaci sono giunti a questa tolleranza. I Buddhisti sono noti ovunque per il loro atteggiamento aperto nei confronti delle altre religioni» (maestro buddhista).
«È ferma convinzione degli indù che nessuna religione da sola possa soddisfare tutti gli uomini, perché non tutti hanno lo stesso temperamento, e dato che ognuno deve avere una religione che lo soddisfi, ci dovranno essere molte religioni… L’induismo attende una grande sinfonia degli ideali religiosi; ciò che disapprova è l’odio, il fanatismo religioso. “Tante fedi, tante strade”, ha detto Sri Ramakrishna, l’ultimo profeta dell’Induismo» (maestro indù).
«Il Concilio Vaticano II ha riconosciuto la presenza di semi del Verbo, cioè di valori cristiani germinali in tutte le religioni. Esse diventano quindi religioni di salvezza» (Carlo Fiore).
«Per arrivare a Dio è necessario un Dio capace di innamorare l’uomo e di abbracciarlo già qui sulla terra, di comunicargli la gioia di tutti gli amori umani messi assieme, di offrirgli, perché sia felice, una felicità non separata dalla natura umana. Cioè un Dio che ti stia accanto, protettivo e disponibile» (J. Arias).
«Se non avessi conosciuto il Cristo, Dio sarebbe stato un vocabolo vuoto… il Dio dei filosofi non avrebbe avuto nessun posto nella mia vita morale. Era necessario che Dio si immergesse nell’umanità, che in un preciso momento della storia un essere umano, fatto di carne e di sangue, pronunciasse certe parole, compisse certi atti, perché io mi gettassi in ginocchio» (F. Mauriac).

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Fasi dell’attività – E
 
L’insegnante ripropone agli allievi il secondo quesito. Ciascuno dovrà rispondere per scritto, esponendo le posizioni della Chiesa cattolica e opinioni personali il più possibile motivate.
Le risposte potranno essere valutate dall’insegnante individualmente in base agli Obiettivi Formativi prefissati; potrà essere interessante un confronto-dibattito delle risposte, durante il quale gli allievi potranno prendere appunti su opinioni dei compagni per loro interessanti, in quanto spunto di riflessione e discussione.