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Tre grandi Padri di Israele

di F. Pajer, in La religione, 1, SEI
 
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Abramo

Ad Abramo la cultura ebraica affida un ruolo centrale; è il capostipite del popolo d’Israele ed è colui che accetta di stringere una Promessa con Dio. Tuttavia, anche il cristianesimo e l’islam considerano Abramo come un punto d’origine. Ad Abramo, infatti, si lega l’immagine di un uomo che cambia una tradizione radicata, la fede che il suo popolo aveva in molti dei, affidandosi a un’idea nuova, a una fede nuova. Questo è l’aspetto della figura di Abramo che viene considerato comune alle tre religioni monoteiste, l’atto cioè di un uomo che ha scelto autonomamente di credere in un solo Dio. Un trattato cristiano su Abramo scritto da Filone Alessandrino (nel II secolo d. C.) dice infatti che il viaggio di Abramo simboleggia il viaggio dell’anima dal politeismo alla conoscenza di sé e da qui alla conoscenza di Dio. Anche il Corano dice: "Abramo non era né ebreo né cristiano, era monoteista”.
 
I tre ospiti e il sacrificio di Isacco
Ormai anziano – ha quasi cento anni - Abramo riceve una visita inattesa. Sono tre uomini che chiedono ospitalità. Mentre mangiano vicino a un boschetto di querce, presso Mamre, Abramo capisce che i tre uomini sono in verità angeli divini e uno di essi predice a Sara, la moglie di Abramo, anziana quanto lui, che avrà un figlio entro un anno. È la ricompensa per la fedeltà a Dio.
Il particolare del mosaico riprodotto qui sotto, che si trova nella basilica di San Vitale a Ravenna, rappresenta proprio i tre angeli, che nella tradizione cristiana sono stati reinterpretati come immagine della Trinità. Anche la nascita di Isacco, annunciata a Sara, è stata vista come immagine della futura maternità di Maria. 

I tre angeli che fanno visita ad Abramo e predicono la nascita di Isacco sono stati reinterpretati nella tradizione cristiana come immagine della Trinità. Anche la nascita di Isacco, annunciata a Sara, è stata vista come imamgine della futura maternità di Maria.

Quando Isacco è ormai un bambino, tuttavia, Abramo riceve l’ordine da Dio di sacrificarlo, uccidendolo, sulla montagna. Terribile richiesta per Abramo, che però si piega alla volontà di Dio. Nel momento cruciale, rappresentato qui sotto dal Domenichino, Dio ferma la mano di Abramo e gli ordina di sostituire a Isacco un ariete. Ancora una volta è la fedeltà a Dio la nota caratteristica della figura del Patriarca.

Mosè

La figura di Mosè ha affascinato sempre sia la cultura ebraica sia quella cristiana. Mosè è il legislatore, ma è anche il liberatore dalla schiavitù, il fondatore della libertà di Israele. Per questo motivo spesso la sua figura è stata intesa in modo simbolico, come quella del liberatore dall’oppressione di una schiavitù ingiusta: così fu per gli ebrei durante il regime nazista ma, anche i neri d’America lo hanno cantato in questi termini nei loro spirituals (ad esempio in Go down Moses).
Per i cristiani, Mosè è una figura che anticipa il Cristo, fondatore di una nuova Legge per il cristianesimo; anche i musulmani ne parlano, come di un profeta che predisse la venuta di Maometto. La fortuna di questo personaggio è evidente anche nella sua frequente rappresentazione artistica.
Ecco due immagini molto frequenti.
 
Il roveto ardente
L’episodio è descritto in Esodo. È il momento in cui Dio promette che libererà Israele dall’Egitto, sotto la guida di Mosè stesso. È qui che Dio rivela il suo nome, in ebraico YHWH, nome che non si può pronunciare e che significa "Io sono colui che sono".
Mosè, in questo mosaico che si trova nella basilica di San Vitale a Ravenna, è rappresentato come un uomo giovane. È raro vederlo in questi panni, perché la missione di liberazione dall’Egitto e di ricevimento della Legge avvenne in erà matura, dunque Mosè è quasi sempre raffigurato come un anziano. 
L’ambientazione è il monte Sinai, per questo il luogo della scena è roccioso e spoglio.
Le fiamme rappresentano la presenza di Dio. Il luogo bruciava (la Bibbia parla di un cespuglio di rovi) ma dopo era intatto, come se il fuoco non vi fosse mai passato.
La presenza di Dio è indicata, oltre che dalle fiamme, anche dalla mano tra le nubi.
 
 Mosè sta togliendosi i sandali perché Dio gli chiede di farlo: è un luogo che è reso sacro dalla sua presenza, dunque non può entrarvi con abiti che non siano puri.
 
Mosè e le tavole della Legge
Questa famosa immagine di Mosè, scolpita da Michelangelo Buonarroti, è conservata nella chiesa di s. Pietro in Vincoli a Roma. In questa scultura non viene privilegiato l’aspetto del racconto di un episodio, ma l’immagine simbolica di Mosè, forte, autorevole, illuminato, uomo scelto da Dio per fondare la sua Legge.
Accanto a Mosè ci sono le tavole della Legge, quelle che Dio scrisse sul monte Sinai. Il testo inciso da Dio – dice la tradizione ebraica - era più leggero dell’aria e sosteneva il peso della pietra, perché Mosè non faticasse a trasportarlo. Quando Mosè scese dal Sinai, scoprì che gli ebrei, nell’attesa, si erano fabbricati un vitello d’oro per adorarlo, ritornando a un culto precedente quello di YHWH. Davanti al loro comportamento, le tavole caddero e si ruppero. Mosè tornò sul Sinai e le incise nuovamente. La seconda coppia di tavole, insieme alla prima, venne poi conservata nell’Arca.
 
 Spesso Mosè è raffigurato con due corna sul capo. In verità, nella Bibbia ebraica per descrivere i raggi di luce che Mosè emanava dopo l’incontro con Dio sul Sinai si usa la parola qeren, che significa tanto luce quanto corno. Quando il testo ebraico venne tradotto in latino venne scelto il significato di "corna" e non di "raggio luminoso": ecco perché tante raffigurazioni di Mosè lo descrivono "cornuto".

 

Davide

Anche la figura di Davide, per motivi diversi da quelle di Abramo e Mosè, ha affascinato molto la cultura ebraica. Nelle storie che la Bibbia e la tradizione popolare raccontano su di lui si sono sviluppati sempre due aspetti diversi: da una parte la forza, la giustizia, l’intelligenza come guerriero, come re, come organizzatore, dall’altra la profondità religiosa, l’essere stato scelto e privilegiato da Dio. Proprio a questi due aspetti si legano le immagini seguenti.
 
Davide e Golia
Molte figure di eroi del mondo antico e di quello moderno compiono imprese eccezionali. A volte succede che ne debbano affrontare qualcuna inattesa, davvero più grande di quanto potessero pensare e che tuttavia, con la loro intelligenza, riescono a superare. Il più delle volte, quella è l’impresa nella quale dimostrano per la prima volta la loro eccezionalità. Così capita anche a Davide che, nella guerra contro i Filistei, affronta Golia, un terribile gigante dell’esercito avversario, e lo vince con l’aiuto di una sola fionda. Dopo averlo ucciso, gli taglia la testa e viene portato in trionfo (I Samuele 17, 32-54).
Golia è descritto nella Bibbia come un gigante, armato con armi di bronzo, forte molto più dei suoi compagni. Per questo era stato scelto dal suo popolo come campione per risolvere con un duello la guerra contro gli ebrei.
Davide è armato solo con una fionda. Ha rifiutato le armi che il re Saul gli ha dato (perché lo impacciavano, non essendo abituato a portarle) e ha deciso di usare l’arma che gli era famigliare. Con questa scelta dimostra come sia la sua intelligenza, unita all’aiuto divino, a farlo trionfare: con un solo lancio colpisce Golia sulla fronte e lo uccide.
Nell’immagine sottostante, di Andrea del Castagno, è raffigurato Davide vittorioso su Golia. Dopo aver ucciso il suo avversario, Davide gli sottrae la spada e gli taglia la testa.
 
 Nell'immagine di Andrea del Castagno è raffigurato Davide vittorioso su Golia. Dopo aver ucciso il suo avversario, Davide gli sottrae la spada e gli taglia la testa.
La musica del re
La Bibbia dice che Davide fin da ragazzo suonava la cetra e cantava a Dio preghiere poetiche in musica, che corrispondono, nella raccolta dei libri della Bibbia, ai Salmi. Per questa bravura Davide viene chiamato ad alleviare l’animo del suo re, Saul, dalla malinconia. Una volta divenuto re a sua volta, l’abitudine al canto non cessa: la Bibbia lo descrive mentre canta, suona e danza davanti all’Arca quando essa deve entrare solennemente a Gerusalemme. Suona anche per incitare i soldati alla battaglia o, al contrario, in completa solitudine per innalzare un canto a Dio. Per questo, nell’iconografia sacra è frequente la rappresentazione di Davide con l’arpa.
 

L'immagine del re Davide con l'arpa è frequente nell'iconografia sacra. Si dice che un'arpa fosse appesa sopra il suo letto e con la brezza della notte suonasse lievemente, svegliando il re che si alzava per pregare.

Nella storia di Davide sono ricordate tutte o quasi le funzioni che la musica aveva nel mondo antico: influisce sull’animo, ritma la marcia verso la guerra, ha una funzione religiosa nella preghiera, associata alla poesia ha il potere di incantare e dominare uomini e animali.