URL » http://idr.seieditrice.com/materiali-didattici/secondaria-ii-grado/ecologia-e-cristianesimo/

Ecologia e cristianesimo

di Roberta Ricca
 
temp-thumb

Ecosistema

Il termine ecologia deriva dal greco oikos che significa casa e fu usato per la prima volta nel 1870 dal biologo tedesco Ernst Haeckel che la definì «la scienza delle relazioni tra gli esseri viventi e il mondo che li circonda».
Fin dagli inizi questa disciplina concepì il suo principale oggetto di studio, la Terra, come una grande casa in cui ogni forma di vita dipende dagli altri e dall’ambiente in cui vive. Essa si interessa all’intero ecosistema (insieme interdipendente degli organismi viventi e degli ambienti fisici in cui vivono) considerando le relazioni reciproche tra tutte le sue componenti. Per questo si configura come una scienza interdisciplinare, ma indipendente, che si è dovuta ben presto confrontare con l’impatto del progresso umano sull’ambiente. Molte attività e interventi dell’uomo possono esercitare forti pressioni e turbare un ecosistema in delicato equilibrio causando problemi ecologici. Oggi molti fattori concorrono e interagiscono nel definire i diversi aspetti della questione ambientale: dalla forte crescita demografica ai rapidi progressi scientifici, dalla progressiva riduzione delle risorse alla conseguente accelerazione del deterioramento dell’ambiente, responsabile di preoccupanti disastri, fino agli squilibri sociali ed economici nelle diverse aree della Terra.

Etica ambientale

La riflessione cristiana sulla questione ambientale richiede anzitutto che si riconosca la complessità del problema che fa emergere i falsi valori alla base delle società consumistiche avanzate e dei cosiddetti paesi emergenti e l’illusorio mito dello sviluppo materiale e della cultura del progresso illimitato che tali società sembrano perseguire come valore. D’altro canto la questione ambientale non può essere considerata soltanto da una prospettiva tecnico-scientifica o economica: coinvolge la società in tutte le sue articolazioni e dovrebbe essere valutata anche in termini culturali, etici e religiosi.

Secondo la prospettiva cristiana l’essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio, occupa un posto particolarissimo tra tutte le creature. L’ecologia cristiana è quindi innanzitutto un’ecologia della persona umana. In questo ambito emerge la necessità di definire un codice etico comune capace di indirizzare il comportamento umano in tutte le attività che determinano un impatto ambientale. Un simile codice etico dovrebbe corrispondere ai bisogni di diverse culture e religioni e incorporare nei suoi principi fondamentali il dovere di tutelare i beni ambientali e il diritto a un’esistenza degna per le generazioni future. La riflessione dell’etica ambientale sulla responsabilità dell’uomo (diritti e doveri nei confronti della natura e degli altri esseri umani) deve sostenere l’impegno dell’ecologia per preservare la “casa” in cui viviamo e mantenere una qualità di vita accettabile e sostenibile per tutti e salvare la Terra dalla distruzione.

Ecologia cristiana

L’ecologia in prospettiva cristiana propone una visione differente di queste questioni per sollecitare l’attenzione di tutti e farci prendere coscienza delle nostre responsabilità. La consapevolezza che le risorse naturali sono limitate e che alcune non sono rinnovabili è diffusa, ma questo progressivo impoverimento è un problema di vasta portata, legato non soltanto all’economia e riguarda da vicino tutti gli esseri viventi. Secondo studi attendibili nei prossimi anni è prevista un’incalcolabile perdita di specie nella biosfera (piante, animali e microrganismi) necessarie per il giusto equilibrio dell’ecosistema e fonti di preziosi farmaci. La biodiversità è pertanto un bene da difendere e proteggere, non da annullare per ragioni di profitto e di interessi economici. E’ importante rendersi conto che i beni naturali sono di tutto il genere umano. Già i padri della Chiesa avevano sottolineato e difeso il principio della loro destinazione universale: nessuno ha il diritto di appropriarsi delle risorse naturali in maniera assoluta ed egoistica, dimenticando il loro significato e la loro funzione sociale. L’ambiente naturale è una res omnium, un patrimonio di tutto il genere umano. L’uso delle risorse naturali deve quindi essere ispirato alla giustizia, alla solidarietà e all’amore per i poveri.

Proprio per questo è importante promuovere un autentico sviluppo umano. Infatti la minaccia di inquinamento naturale nei luoghi di rapida industrializzazione, oggi più che mai evidente, mette in discussione il senso autentico del progresso economico. Nella misura stessa in cui esso annienta il rapporto uomo-ambiente, finisce per distruggere il suo stesso fautore. Solo il superamento dell’idea di “progresso” in una prospettiva puramente materiale favorisce la tutela dell’ambiente e la gestione delle risorse non rinnovabili in modo intelligente. «Solo una fede profonda, una sapienza che partecipa per grazia allo stesso atto creatore di Dio e una speranza che vivifica la scienza e la cultura possono costruire una cultura dell’habitat a misura d’uomo e di un suo integrale sviluppo».

L’ambiente e le diverse religioni

Tutte le religioni possiedono credenze sull’origine dell’universo e con i loro riti e sistemi simbolici esprimono in vari modi il rapporto tra Dio, il Creato e l’uomo. La questione ambientale mette in discussione questo rapporto e quindi le religioni non possono non occuparsene e preoccuparsene.

Per l’ebraismo il mondo è un sistema equilibrato, creato e ordinato da Dio. Fin dalle prime pagine della Genesi si presenta come un ecosistema in equilibrio in cui ogni essere vivente è legato all’altro; nella creazione di Dio nulla è inutile e tutto è importante e ha un significato. In Gn 9,9-11 Dio rinuncia a distruggere la Terra esortando l’uomo a seguire il suo esempio, rifiutando l’uso smodato delle risorse della Terra ed evitando di deteriorare le condizioni ambientali.

Nel Corano Adamo è collocato nel Paradiso terrestre come califfo, custode del Creato: deve salvaguardare la Terra affidatagli da Allah.

Se nell’induismo, religione panteista, la presenza divina pervade ogni aspetto della natura e dell’universo, nel buddismo l’ambiente è la condizione di vita degli esseri umani: solo chi non è saggio distruggere ciò che gli permette di vivere.

Nel confucianesimo viene messa in evidenza la necessità di preservare l’armonia tra la Natura e gli esseri viventi.

Ogni cristiano viene chiamato in causa dalla crisi ambientale che lo costringe a riesaminare il suo rapporto personale e quotidiano con il Creato e Dio. Nel Simbolo si recita: «Dio Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili». Il «cercare il Regno di Dio e la sua giustizia» non solo non lo esime dall’assumersi la sua responsabilità nei confronti dell’ambiente e della vita, ma la rafforza e la esige come componente essenziale della fede e della testimonianza dei valori del Vangelo.

Pronunciamenti della Chiesa

La Chiesa si è espressa più volte sulle emergenze riguardanti il Creato richiamando ed educando tutti i credenti al senso di responsabilità nei confronti del Creato per sostenere una giusta idea di sostenibilità, di sviluppo e progresso davvero “umani”. Il tema ecologico è presente in numerosi documenti ecclesiali. In quello del Sinodo dei Vescovi del 1983, che cita san Francesco d’Assisi come modello di riferimento sempre attuale per i credenti, si legge: «Gli studi ecologici trovano particolare rispondenza nella rivelazione cristiana: non si dà riconciliazione tra gli uomini senza in generale una riconciliazione con l’intera natura». Nell’enciclica Sollicitudo Rei Socialis del 1987 Giovanni Paolo II sottolinea l’importanza del rispetto della natura, della sua integrità e dei suoi ritmi, evidenziando l’esigenza di tener conto «della programmazione dello sviluppo invece di sacrificarlo a certe concezioni demagogiche dello stesso». Una riflessione significativa in materia di salvaguardia del Creato è certamente il suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1990 al quale si aggiungono i successivi orientamenti dei vescovi italiani: «La Terra è essenzialmente un’eredità comune, i cui frutti devono essere a beneficio di tutti. Dio ha destinato la Terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e i popoli, come ha riaffermato il Concilio Vaticano II. È ingiusto che pochi privilegiati continuino ad accumulare beni superflui dilapidando le risorse disponibili, quando moltitudini di persone vivono in condizioni di miseria, al livello minimo di sostentamento. Ed è ora la stessa drammatica dimensione del dissesto ecologico a insegnarci quanto la cupidigia e l’egoismo, individuali o collettivi, siano contrari all’ordine del Creato, nel quale è inscritta anche la mutua interdipendenza».

Anche l’attuale Pontefice, Benedetto XVI, è ritornato più volte sul tema della questione ambientale invocando nella Giornata Mondiale della Pace un’ecologia umana «che, sola, può rendere l’impegno per l’ambiente uno strumento per la “costruzione della pace”». «Quando l`ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l`ecologia ambientale ne trae beneficio». Il mistero del volto di Dio e dell’uomo è l’orizzonte entro cui il Papa affronta la questione ambientale. «L’uomo è capace di rispettare le creature nella misura in cui porta nel proprio spirito un senso pieno della vita, altrimenti sarà portato a disprezzare se stesso e ciò che lo circonda, a non avere rispetto dell’ambiente in cui vive, del Creato». Quindi esiste un rapporto strettissimo tra il rispetto dell’uomo e la salvaguardia del Creato: «Se l’uomo si degrada, si degrada l’ambiente in cui vive; se la cultura tende verso il nichilismo, se non teorico, pratico, la natura non potrà non pagarne le conseguenze». Pertanto la soluzione ai problemi dell’ambiente non passa da un loro approfondimento, ma dall’approfondimento della questione umana, del senso che ognuno di noi dà alla vita. Di più: dal riconoscimento che Dio abita nel nostro cuore, per usare un’espressione del Papa: «Più noi siamo abitati da Dio, e più siamo anche sensibili alla sua presenza in ciò che ci circonda: in tutte le creature, e specialmente negli altri uomini». Peraltro solo l’uomo, fra tutte le creature, è in grado di un tale sguardo e di una tale riflessione. Per questo il modo in cui la Chiesa affronta i problemi ambientali è radicalmente diverso, anzi opposto, a quello del movimento ecologista: «Se il Magistero della Chiesa esprime perplessità dinanzi a una concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo e al biocentrismo, lo fa perché tale concezione elimina la differenza tra la persona umana e gli altri esseri viventi». In tal modo si viene di fatto a eliminare l’identità e il ruolo superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della dignità di tutti gli esseri viventi. «Si dà adito, così, a un nuovo panteismo con accenti neopagani che fanno derivare dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, la salvezza per l’uomo».

Nel suo messaggio ai giovani in occasione della XXV Giornata Mondiale della Gioventù del 2010 il Pontefice menziona nuovamente la questione ambientale ed ecologica riprendendo la sua Enciclica sociale Caritas in Veritate; egli ricorda «alcune grandi sfide attuali», invitando i giovani a contribuire per il bene comune: «L’uso delle risorse della terra e il rispetto dell’ecologia, la giusta divisione dei beni e il controllo dei meccanismi finanziari, la solidarietà con i Paesi poveri nell’ambito della famiglia umana, la lotta contro la fame nel mondo, la promozione della dignità del lavoro umano, il servizio alla cultura della vita, la costruzione della pace tra i popoli, il dialogo interreligioso, il buon uso dei mezzi di comunicazione sociale. Sono sfide alle quali siete chiamati a rispondere per costruire un mondo più giusto e fraterno. Sono sfide che chiedono un progetto di vita esigente e appassionante nel quale mettere tutta la vostra ricchezza secondo il disegno che Dio ha su ciascuno di voi».

La crisi ambientale si riduce soprattutto a un problema morale. Ciò significa che non si può pensare di risolvere il problema dell’ambiente senza un profondo cambiamento culturale e senza l’educazione alla formazione di una nuova coscienza ecologica. Come ricorda il Santo Padre nella sua Enciclica, tutta la creazione viene da Dio e deve essere amministrata e sviluppata, e non abusata e distrutta. Si tratta di una questione teologica perché se neghiamo che Dio è il Creatore, diciamo che tutto viene dal caso, e allora è difficile percepire come deve agire l’uomo. Egli non deve diventare nemico della natura o comportarsi come tale. È per questo che la cura della vita umana deve essere la prima preoccupazione da tener presente quando si parla dell’ambiente. Afferma il Santo Padre: «La Chiesa ha una responsabilità per il Creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso». La responsabilità verso l’ambiente non si può quindi scindere dalla responsabilità verso il prossimo, dalla solidarietà e dalla carità.

Il rispetto per l’ambiente è un dovere per tutti quanti credono che Dio è il Creatore e sanno che gli uomini devono aver cura dei doni di Dio tenendo presente il bene di tutti gli esseri umani.