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Il volto santo di Edessa

di Donatella Fait, Stefano Cagol
 
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INDICE

SCHEDA TECNICA

Tipo di reliquia:
Mandylion: in aramaico mandylion significa “asciugamano”, mentre in arabo mandil equivale a “telo”.

Soggetto:
Volto di un uomo barbuto con capelli lunghi, identificato con il Cristo impresso al centro di un telo rettangolare. Dal VI secolo il Mandylion diventa modello del volto di Cristo per gli iconografi bizantini. Nel secondo Concilio di Nicea (787) si sancisce la legittimità della venerazione del Mandylion.

Datazione:
Secondo la leggenda di Edessa e la tradizione popolare risale al 30 d.C., poco prima della passione e morte di Cristo. Alcuni studiosi identificano tale reliquia con la Sindone, il lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo dopo la sua morte, il quale, piegato otto volte, faceva vedere solo l’immagine del capo. In qualsiasi caso la datazione permane sempre al I secolo d.C.

Luogo di provenienza:
Edessa, capitale del regno Osroene durante il tempo di Cristo. Oggi la città è denominata Urfa ed è situata in Turchia.

Luogo di conservazione:
Secondo alcuni studiosi la Sindone, conservata oggi a Torino (Italia) nella Cappella del Guarini all’interno della Cattedrale di San Giovanni Battista, è la reliquia di Edessa.

Altri segni particolari:
Ciuffo di capelli al centro della fronte, sopracciglio a destra aggrottato, gonfiore della guancia sinistra, area priva di peli fra labbra e barba, la barba sotto il mento divisa in due fasce.

Fonti:
Sinissario, libro liturgico orientale
EUSEBIO DI CESAREA, Historia ecclesiastica, IV secolo
EGERIA, Itinerario di viaggio, IV secolo
PAPA STEFANO III, Omelia per l’inaugurazione del Sinodo lateranense, 769 d.C.
PIETRO DIACONO, De locis sanctis, 1130.
ODERICUS VITALIS, Historia ecclesiastica
EVAGRIO SCOLASTICO, Storia Ecclesiastica
Atti di Taddeo, testo apocrifo.

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STORIA DELLA RELIQUIA DI EDESSA

Secondo la tradizione orientale Abgar V Ukkama, re di Edessa, città sud-orientale dell’odierna Turchia, era affetto dalla lebbra. Dopo aver sperimentato inutilmente diverse terapie, il re, venuto a conoscenza dei miracoli compiuti da Gesù e convinto della sua natura divina, inviò presso di lui l’archivista Anania incaricandolo di fargli un ritratto e di consegnargli una lettera d’invito affinché venisse da lui a guarirlo.
Anania, mentre aspettava la risposta di Gesù, cercò di dipingere il suo ritratto ma non fu possibile “a causa della gloria indicibile del suo volto che cambiava nella grazia”. Allora Cristo, lavatosi il volto, impresse su un panno, definito dagli apocrifi Atti di Taddeo “rakos tetradiplon” (panno raddoppiato quattro volte), la sua immagine e glielo consegnò assieme a una lettera in cui dichiarava l’impossibilità di venire da lui. Il re Abgar non ebbe dunque modo d’incontrare personalmente Gesù, ma alla vista del volto fissato sul Mandylion guarì e si convertì.
Tale reliquia nei primi anni sarebbe stata collocata in una nicchia della porta principale della città. Poi, in seguito all’avvento del paganesimo, per difenderla dalla sua furia distruttrice, venne murata dentro una cavità ricoperta con una ceramica. Su tale ceramica s’impresse una copia dell’immagine di Cristo, dando così origine a un’altra reliquia, quella del Keramion, sulla quale si sarebbe poi basata l’icona del “Santo Volto” di Novgorod. Conclusasi la lotta iconoclasta e ristabilita la legittimità del culto delle immagini, con il Concilio tenutosi nell’843, gli imperatori di Costantinopoli si misero alla caccia di reliquie. Fu così che nel 943 Romano I Lecapeno assediò Edessa (la quale era rimasta prima in territorio persiano e poi arabo) e acquistò la sacra reliquia al prezzo di 12.000 denari d’argento e la liberazione di 200 prigionieri saraceni. Il Mandylion venne dunque trasportato a Costantinopoli (il 16 agosto 944), e, dopo l’esposizione nella chiesa di Santa Sofia, fu definitivamente collocato nel santuario della Madre di Dio detto “del Faro”. Ben presto giunsero a Costantinopoli anche altre reliquie, quella del Keramion, due copie del Mandylion venerate a Edessa dai nestoriani e dai monofisiti, che potrebbero essere identificate con quella del Vaticano e quella di Genova.
In seguito al sacco di Costantinopoli (1204), al termine della quarta crociata la sacra reliquia scomparve.
Secondo alcuni studiosi questa reliquia potrebbe corrispondere in realtà alla stessa Sindone di Torino ripiegata. Attualmente sono tre le icone-mandylion che derivano da quello di Costantinopoli: il Santo keramion di Novgorod, Il Santo Volto di Laon, il Santo Volto di Jaroslavl’.

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ATTIVITA’ DIDATTICA

 

   
Mandylion o Sainte face de Laon, XIII secolo, Duomo, Laon.  Il Volto della Sindone, Cappella del Guarini all’interno della Cattedrale di San Giovanni Battista, Torino.

Secondo alcuni studiosi il Mandylion altro non è che la Sindone ripiegata otto volte. Ora confronta l’icona-mandylion del Volto Santo di Laon (XIII secolo) e il Volto Sindonico. Noti qualche somiglianza?

Individua i nove segni comuni ai due volti nell’elenco sottostante.

1. Capelli divisi da scriminatura centrale.
2. Due ciuffetti di capelli pendenti al centro della fronte.
3. Un tratto trasversale sulla fronte.
4. Uno spazio delimitato da tre lati, al di sopra del naso.
5. Una piega a forma di V all’interno dello spazio trilaterale.
6. Un’altra piega a forma di V sullo spigolo del naso.
7. Il sopracciglio destro un po’ più alto di quello sinistro.
8. Occhi incavati, come quelli degli uccelli notturni.
9. Lo zigomo sinistro molto marcato, più alto del destro.
10. Lo zigomo destro molto marcato, più basso del sinistro.
11. La narice sinistra più larga della destra.
12. Fossetta (piccola cavità tra naso e labbro superiore) un po’ profonda.
13. Una linea molto marcata sotto il labbro inferiore.
14. Spazio glabro tra il labbro inferiore e la barba.
15. Barba a due punte.
16. Linea trasversale sulla gola.

(Particolarità rintracciate sul Volto dell’uomo della Sindone dal noto biologo francese Paul Vignon)

 

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