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La città incantata

Chihiro è una bambina di dieci anni che sta andando in auto insieme ai genitori verso una nuova casa e una nuova scuola, e non è per nulla contenta del cambiamento.
di Stefano Cagol |
 
Parole Chiave:
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Indice

Scheda Tecnica
Genere:   Film d’animazione
Regia:
  Hayao Miyazaki
Personaggi:
  Chihiro (protagonista), Akio e Yugo (padre e madre di Chihiro), Yu-baaba (maga), Haku (apprendista di Yu-baaba), Zeniba (gemella di Yu-baaba)
Nazionalità:
  Giappone
Anno di uscita:
  2003
Soggetto e Sceneggiatura:
  Hayayo Miyazaki
Montaggio:
  Takeshi Seyama
Musiche:
  Joe Hisaishi
Durata:
  122′
Distribuzione:
  Mikado Film

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Soggetto
Chihiro è una bambina di dieci anni che sta andando in auto insieme ai genitori verso una nuova casa e una nuova scuola, e non è per nulla contenta del cambiamento. In più il padre, pensando di prendere una scorciatoia, al termine di una strada dissestata si trova bloccato davanti a un tunnel dove, nonostante le proteste della figlia, si addentra a piedi insieme alla moglie. A Chihiro non resta che seguirli, anche nella strana città che sorge al di là del tunnel, ritenuta dal padre un parco di divertimento a tema abbandonato. Ma Chihiro non è per nulla tranquilla, neppure quando i genitori si avventano su un banco di gastronomia, abbuffandosi. E ne ha ben motivo: la città infatti è una stazione termale per gli spiriti che si anima di notte, ed è dominata dalla maga Yu-baaba, la quale ruba l’identità alle persone e trasforma in maiali i malcapitati mortali che si avventurano nel suo regno. È quanto capita ai genitori di Chihiro: per liberarli e poter lasciare la città, la bambina dovrà farsi assumere da Yu-baaba e superare numerose prove. Ci riuscirà grazie alla sua tenacia, all’impegno e all’amore, e grazie anche all’aiuto di Haku, uno spirito che ha smarrito il suo nome, e della gemella di Yu-baaba, Zeniba.

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Sintesi Critica
Orso d’oro a Berlino e Oscar 2002 per il miglior film di animazione, è un’opera che ci riconcilia con l’animazione giapponese e riscatta l’esperienza per lo più televisiva, che si ha di questo genere. La cura del disegno, il senso del colore e del paesaggio fanno di questa fiaba contemporanea un “cartone d’arte”. Oltre all’aspetto estetico è anche ragguardevole il profilo tematico: rito di passaggio dall’infanzia all’adolescenza, giocato sul profilo dell’identità personale e culturale. Le prove a cui è sottoposta la piccola Chihiro riguardano il rapporto tra sé e una realtà che ha perso di vista il senso e l’origine delle cose, i valori, la dignità e, nella ricerca del consumo materiale, del denaro, del potere, ha conseguito l’omologazione, l’inquinamento, la distruzione dell’ambiente. A differenza dei propri ottusi genitori, Chihiro sa ancora riconoscere i segni di una realtà spirituale parallela a quella materiale, rifiuta le logiche consumiste e si dà da fare per aiutare gli altri. La bambina non solo non dimentica il proprio nome, ma è in grado di restituirlo agli altri perché, come le rivela Zeniba, “ogni volta che ci accade qualcosa, quel ricordo ci apparterrà per sempre, anche se non lo ricordiamo più. Basta solo un po’ di tempo per far tornare la memoria”. La tutela della memoria e la restituzione dell’identità smarrita sono i temi principali di questa fiaba giapponese e al tempo stesso multiculturale.

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Scheda Didattica
Utilizzazione:
il film è indicato per la Scuola Media o per il biennio delle Superiori.

Perché questo film?
Una fiaba che fa da ponte tra la cultura occidentale e il Giappone, una “storia infinita” (che il film cita anche iconograficamente) con molteplici riprese letterarie occidentali – dall’Odissea ad Alice nel paese delle meraviglie, al Giardino segreto, alle fiabe russe – inserite però in un contesto spirituale e concettuale che non ci appartiene e, a prima vista, disorienta. Il film si propone dunque all’attenzione per la problematizzazione dell’identità in un contesto culturale moderno sottoposto a sradicamento, per gli spunti che offre di conoscenza della cultura e della spiritualità giapponese, per il sincretismo culturale che connota il mondo giapponese e che interpella l’Occidente sul proprio futuro multiculturale.

Nuclei tematici disciplinari:
1. materialismo e consumismo: impatto culturale, spirituale e ambientale
2. il mondo degli spiriti nello shintoismo
3. la concezione dell’amore nello shintoismo
4. identità: la relazione tra il nome e l’essere nell’Antico e Nuovo Testamento
5. il ruolo della memoria nell’Antico e Nuovo Testamento

Nuclei tematici interdisciplinari:
1. la fiaba in Oriente e in Occidente: caratteri, analogie e differenze
2. le citazioni letterarie in La città incantata
3. la commistione culturale nell’iconografia di La città incantata
4. il bagno termale nella cultura giapponese
5. lo sviluppo di Manga e Anime nella cultura giapponese: autori e destinatari
6. Hayao Miyazaki e lo studio Ghibli

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Attività Didattica
Il testo è molto ricco e permette numerose modalità di approfondimento. Qui abbiamo privilegiato la ricerca e il confronto culturale, ma, evidentemente, il percorso della piccola protagonista e del suo aiutante principale andrebbero analizzati a fondo.

Questionario simbolico


L’atteggiamento della bambina è molto diverso da quello dei genitori.

Che cosa fa capire che loro non riconoscono i segni di una realtà spirituale parallela a quella materiale?

Ci sono stati altri segnali?


Che cosa ricorda l’iconografia di questo luogo?

Che cos’è nel racconto?

Perché l’autore l’avrà voluto rappresentare in questo modo?


“Non ricordano d’essere stati umani…”: nella nostra cultura dove ritroviamo questo racconto e che cosa significa?

Che cosa rappresenta questo personaggio nel film?

Perché non è uno spirito?


In che cosa consiste l’impresa di Chihiro?

I fiumi ricorrono spesso nel racconto: perché?

Che significato hanno nella cultura giapponese?
E nella nostra?


La casa di Zeniba non è certo giapponese: dove va collocata culturalmente?

A che fiaba etnica fa riferimento?

Perché il regista mescola in questo modo i riferimenti culturali?


Anche questa è una citazione cinematografica e letteraria: quale?

Quali analogie trovi oltre all’elemento iconografico?

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