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The Truman Show

Truman Burbank è nato in diretta televisiva ed è stato adottato da un network che ne ha fatto a sua insaputa la star di un reality-show trasmesso in tutto il mondo...
di Stefano Cagol |
 
Parole Chiave:
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Indice

Scheda Tecnica
Genere:   Metafora
Regia:   Peter Weir
Interpreti:
  Jim Carrey (Truman Burbank), Laura Linney (Meryl Burbank), Noah Emmerich (Marlon), Natascha Mc Elhone (Lauren/ Sylvia), Holland Taylor (Mamma), Ed Harris (Christof), Brian Delate (Kirk), Paul Giamatti (Simeon), Harry Shearer (l’intervistatore)
Nazionalità:
  Stati Uniti (1998)
Anno di uscita:
  1998
Soggetto e sceneggiatura:
  Andrew Niccol
Fotografia:
  Biziou Peter
Montaggio:
  Anderson William
Musiche:
  Burkhard Dallwitz
Durata:
  103′
Distribuzione:
  CIC Video e Paramount

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Soggetto
Truman Burbank è nato in diretta televisiva ed è stato adottato da un network che ne ha fatto a sua insaputa la star di un reality-show trasmesso in tutto il mondo: un’intera vita – come recita il promo del programma – filmata da un’intricata rete di telecamere nascoste, trasmessa in diretta e senza censura, 24 ore su 24, 7 giorni a settimana, per il pubblico dell’intero pianeta. Per fare questo, intorno a Truman è stato costruito un enorme studio televisivo che racchiude al proprio interno l’isola di Seahaven circondata da un tratto di mare. Sull’isola, attori e comparse vivono insieme al protagonista una vita artificiale ma apparentemente normale, che scorre così da trent’anni. Con vari espedienti, l’ideatore e regista dello show, Christof, è riuscito a tenere sotto controllo la propria creatura, impedendole di accorgersi della gigantesca manipolazione, ma, infine, la struttura comincia a dare segni di cedimento e Truman è attento a leggerli. Il film racconta le ultime sei giornate dello show e il percorso che conduce il protagonista alla libertà e alla vita vera.

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Sintesi Critica
Un film a tesi, paradossale ma non troppo, incredibile e al tempo stesso estremamente verosimile; il The Truman Show di Andrew Niccol e Peter Weir porta a salienza i meccanismi di condizionamento e di manipolazione propri dei mass-media, intrecciando con grande abilità i piani della realtà e della finzione, e i diversi punti di vista in gioco: quello del regista e del sistema produttivo, quello degli attori coinvolti nell’operazione, quello del protagonista inconsapevole e quello dei telespettatori. Dopo Truman – vittima ed eroe della gigantesca mistificazione mediatica – protagonista del film è proprio la contaminazione tra realtà e finzione che implica e condiziona in modo diverso tutti, dall’ideatore dello show all’ultimo spettatore. Il tema è introdotto in modo esemplare dal prologo del film che sostituisce i titoli di testa con quelli del programma televisivo, alternando le affermazioni di regista e attori, alle fantasticherie di Truman allo specchio. “È tutto reale. È tutto vero. Non c’è niente di inventato. Niente di quello che vedi nello show è finto: è semplicemente controllato”, sostiene l’attore che interpreta l’amico d’infanzia. In realtà tutto è finto salvo Truman, che vive la propria vita inconsapevolmente dentro un mondo di cartapesta. Dovrà confessarlo lo stesso regista nell’ultima scena, nell’estremo tentativo di trattenere la “sua creatura” all’interno del mondo che gli ha costruito intorno. Tra prologo ed epilogo, sei giorni scanditi da notturni e aurore sul mare e i tetti di Seahaven, come in una creazione a rovescio che vuole l’uomo prigioniero del mondo creato intorno a lui. Oltre al tema della libertà e della manipolazione, il film evidenzia le responsabilità diffuse del sistema mediatico, la pervasività della pubblicità nella vita quotidiana, l’impatto che i media hanno sulla costruzione dell’identità personale (il processo bloccato all’adolescenza di Truman) e sull’identità culturale (la contraddizione tra il modello controllato e limitato propugnato dai media e la ricerca di libertà e di nuove frontiere in cui esercitarla, che fonda l’identità americana e più in generale quella occidentale). Ottima la prova di tutti gli attori, in particolare quella del protagonista Jim Carrey che rivela in un ruolo per lui inconsueto la ricchezza di una maschera che spazia con duttilità dal registro comico a quello drammatico.

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Scheda Didattica
Utilizzazione:
il film è particolarmente indicato per il triennio e consigliato per la classe quinta.

Perché questo film?
The Truman Show mostra in modo intelligente le mistificazioni proprie del sistema televisivo e, più in profondità, i rischi insiti nello sviluppo della tecnologia virtuale. Tutto questo in maniera elegante e surreale, ma sempre credibile. La pellicola invita a una riflessione sul primato della realtà e dell’essere sull’apparire: ogni vita, qualsiasi vita, è sempre migliore della più raffinata rappresentazione televisiva. Interessanti, poi, i riferimenti culturali e biblici che danno spessore alla messa in scena.

Nuclei tematici disciplinari:
libertà e libero arbitrio, a partire dalla Genesi Chiesa e mezzi di comunicazione di massa Gesù come liberatore Esodo come profezia dell’evento di liberazione

Nuclei tematici interdisciplinari:
etica e tecnologia: la manipolazione dell’uomo storia dell’utopia americana tra libertà e schiavitù società post-moderna e mass media il mito delle colonne d’Ercole nella storia e nella letteratura occidentale

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Attività Didattica
La sequenza conclusiva di The Truman Show è interessante, in quanto presenta il confronto diretto tra Truman e il suo “Creatore”. Il brano riprodotto parte dall’inquadratura della scritta EXIT sulla porta. Vogliamo sottolineare due aspetti salienti:

1. i riferimenti biblici:
a) il riferimento al rapporto tra creatura e creatore e l’attribuzione di una missione salvifica nei confronti dello spettatore attuati da Christof nel dialogo con Truman:
Christof: “Parla, ti ascolto.”
Truman: “Chi sei tu?”
Christof: “Sono il creatore … di uno show televisivo che dà speranza, gioia, ed esalta milioni di persone. ”
Truman: “Ed io chi sono?”
b) l’allusione all’Esodo insita nella scritta “Exit”, oltre che nell’attraversamento del mare di Seahaven

2. i riferimenti culturali alla scoperta del Nuovo Mondo, e ai tratti fondanti l’identità americana:
a) il nome della barca con cui Truman prende il largo (Santa Maria)
b) la polena della stessa barca fatta a forma di aquila marina

i simboli utilizzati in contrasto con altri riferimenti al modello di vita dell’americano medio, che Truman si lascia alle spalle: la casetta unifamiliare, il prato tosato, i vicini simpatici, l’auto a rate, i “padri di famiglia” contro i barboni, elementi di un sistema che dà sicurezza e benessere, ma che conduce a un modello di società chiuso e alla lunga oppressivo dell’individuo.

Questionario
1. Acuni nomi dei personaggi principali hanno un significato particolare: spiegalo.
2. Anche il nome della barca utilizzata da Truman è allusivo: a che cosa e perché?
3. Che cosa permette a Truman di liberarsi?
4. Secondo te, è sufficiente la volontà umana a liberare l’uomo da tutti i condizionamenti che la società, la tecnologia, e la stessa natura gli pongono? Esponi le tue argomentazioni.
5. Qual è il modello di riferimento del linguaggio usato da Christof?
6. Sai individuare alcuni esempi biblici in cui Dio pone all’uomo un limite invalicabile?
7. Nel Nuovo Testamento, quali limiti pone Gesù all’agire dell’uomo? Quale cambiamento introduce nel rapporto con la Legge ebraica?
8. Come si conclude il film? Qual è l’ultima immagine? Perché il regista sceglie questa conclusione e che ruolo svolgono gli spettatori all’interno del The Truman Show?

The Truman Show - Sequenze video