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Hans Memling

Una rappresentazione della Passione di Cristo
di Enrico Badellino |
 
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Una rappresentazione della Passione di Cristo
Alla Galleria Sabauda di Torino è conservato un dipinto a olio su tavola di cm 56,7 x 92,2 realizzato intorno al 1471 dall’artista Hans Memling, tedesco di nascita ma attivo per gran parte della sua carriera nelle Fiandre, raffigurante le Scene della Passione di Cristo. L’opera fu commissionata dal fiorentino Tommaso Portinari, banchiere a Bruges per conto dei Medici, e da sua moglie Maria Baroncelli, raffigurati in basso ai due lati del dipinto. La prima menzione dell’opera risale alle Vite del Vasari, il quale ne attribuisce la proprietà a Cosimo I Medici; quest’ultimo la donò a papa Pio V che a sua volta la fece trasferire nel convento dei domenicani di Bosco Marengo, da dove nel 1832 passò alla Galleria Sabauda di Torino. L’eccezionalità dell’opera è dovuta al fatto che nella stessa immagine il pittore ha rappresentato simultaneamente tutti gli episodi dell’ultima fase della vita di Gesù, dall’entrata in Gerusalemme sino alla discesa al Limbo dopo la Resurrezione.

Domina la composizione la città di Gerusalemme, alla quale una folla di torri e cupole conferisce una vaga atmosfera orientaleggiante. Nel complesso, tuttavia, l’aspetto è quello di una tipica città tardo quattrocentesca del nord Europa, così come numerosi altri elementi, dai particolari decorativi agli abiti dei personaggi alle bardature dei cavalli, “attualizzano” il racconto evangelico trasponendolo dall’Antichità al Quattrocento. Non a caso fanno parte integrante della scena i due committenti, Maria e Tommaso Portinari, raffigurati inginocchiati a mani giunte alle estremità inferiori del quadro. L’elemento paesaggistico appare soltanto a tratti sullo sfondo e ai margini del grande organismo architettonico centrale, riuscendo tuttavia a conferire alla scena una suggestiva profondità. Il tutto è concepito come una rappresentazione teatrale, nella quale l’elemento architettonico funge da motivo conduttore per conferire unità ai diversi momenti del racconto. È come se ci trovassimo di fronte a una grandiosa scenografia formata da diversi palcoscenici, su ciascuno dei quali vanno simultaneamente in scena gli episodi dell’ultima fase della vita di Gesù. Si tratta di una modalità legata alle sacre rappresentazioni di origine medievale ma ancora largamente in auge nel teatro del Quattrocento, e che nel 1969 è stata efficacemente recuperata dal regista Luca Ronconi per la messa in scena della sua versione teatrale dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

L’opera si legge a partire dall’angolo superiore sinistro (facciamo riferimento alla posizione dell’osservatore), ove sullo sfondo di un suggestivo scorcio paesaggistico attraversato da un corso d’acqua, vediamo Gesù fare il suo ingresso in Gerusalemme. Spostandoci con lo sguardo verso destra, vediamo la cacciata dei mercanti dal Tempio e, appena più sotto a sinistra, Giuda Iscariota che vende Gesù ai sacerdoti. Spostandoci ancora verso sinistra osserviamo l’Ultima Cena e, immediatamente sotto, Gesù che prega nell’orto del Getsemani e gli apostoli addormentati; sotto, il bacio di Giuda, la cattura di Gesù, Pietro che taglia l’orecchio a Malco. Si noti come l’artista sia riuscito a rappresentare simultaneamente anche le diverse ore del giorno: per usare un’espressione cinematografica, potremmo dire che si passa dall’«esterno giorno» dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme all’«interno notte» dell’Ultima Cena, all’«esterno notte» del Getsemani. Risalendo in diagonale verso destra, incontriamo la figura solitaria di Pietro in atto di pentirsi per avere rinnegato Gesù, quindi, proprio al centro del dipinto, vediamo uno accanto all’altro quattro momenti fondamentali della Passione: Gesù davanti a Caifa, la flagellazione, l’incoronazione di spine, Pilato che presenta Gesù alla folla (il cosiddetto Ecce Homo). Scendiamo in basso e vediamo uscire da una porta della città la processione che accompagna Gesù al Calvario. L’episodio saliente, sulla destra, è costituito dalla caduta di Gesù con il Cireneo che lo aiuta a sollevare la croce. La processione, nella quale si scorgono i due ladroni seminudi con le mani legate dietro la schiena, scompare dietro le mura della città per ricomparire più in alto sullo sfondo. Gli ultimi momenti della Passione si svolgono su tre diverse colline: vediamo Gesù mentre viene inchiodato sulla croce, poi le tre croci levate in alto contro un cielo tempestoso e infine, sulla destra, la deposizione. Scendendo in diagonale con lo sguardo ancora verso destra, vediamo Gesù avvolto nel sudario mentre viene deposto nel sepolcro e, all’estremo margine, Gesù risorto con ai piedi le tre guardie addormentate. In alto a destra, nel paesaggio azzurrino sullo sfondo, si scorge l’apparizione di Gesù risorto sul lago di Tiberiade. Sempre sul margine destro vediamo ancora, in alto, l’apparizione di Gesù alla Maddalena (il cosiddetto Noli me tangere) e infine la discesa al Limbo.

Luoghi lontani e vicini, esterni e interni, le più diverse ore del giorno e della notte sono presentati simultaneamente con uno straordinario effetto di unità, come se un’intera città e i suoi dintorni si squadernassero sotto i nostri occhi nel tempo e nello spazio. Allo stesso modo, anche gli eventi ai quali fa da sfondo la città, le ultime fasi della vita di Gesù, si condensano, per così dire, in un’unica visione, ricca, complessa e straordinariamente suggestiva.