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La rappresentazione dell’Inferno

L'Inferno, un luogo di sofferenza e angoscia
di Enrico Badellino |
 

L’Inferno, un luogo di sofferenza e angoscia

Inferno deriva dal latino infernus, «ciò che si trova in basso; infernale; dell’Averno», derivato da inferus, «che sta sotto, in basso», già presso i latini connesso a un significato analogo a quello di «oltretomba». Tale accezione permane nella versione latina della Bibbia realizzata nel V secolo da san Girolamo, la cosiddetta Vulgata, per tradurre l’ebraico sheol, «il regno dei morti». Quest’ultimo indica, più che un luogo di pene e di tormenti, un triste e desolato paese di ombre dalla collocazione imprecisata. Solo tardivamente, in epoca biblica, l’oltretomba, con il nome di «geenna» (o gehenna, o gheenna), diventa luogo di punizione e sofferenza per i malvagi. «Geenna» era il nome di una valle presso Gerusalemme ove si celebravano riti particolarmente efferati legati al culto del dio Moloch. Colpita da anatema dal re Giosia, finì per diventare un’immonda discarica di carogne animali e cadaveri di delinquenti, che venivano periodicamente dati alle fiamme. Per metafora, nel Nuovo Testamento, «geenna» passò a indicare il luogo della dannazione eterna, caratterizzato da atroci torture e sofferenze, in contrapposizione al Paradiso, luogo dell’eterna beatitudine.

Nei Vangeli si possono distinguere due tipi di pene infernali: quelle legate all’assenza di Dio, caratterizzate da un tormentoso senso di angosciosa solitudine e di rammarico impotente (il famoso «pianto e stridore di denti» di cui si parla in Matteo 13,42), e quelle direttamente connesse alla dimensione corporale e sensoriale (la «fornace ardente», ibid.). Sempre in Matteo (25,31-46) si afferma che, al momento del Giudizio finale, Cristo «siederà sul suo trono di gloria» e chiamerà i buoni (i «giusti») alla sua destra, dicendo loro: «Venite, benedetti dal Padre mio, prendete possesso del Regno preparato per voi sin dall’origine del mondo», mentre ai cattivi, alla sua sinistra, dirà: «Andate via da me, o maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi seguaci». Così i dannati «se ne andranno al castigo eterno, i giusti invece alla vita eterna». Anche Giovanni (5,25-29) situa al momento del Giudizio finale la separazione del destino dei defunti resuscitati: «Viene un’ora, ed è adesso […], in cui tutti coloro che sono nei sepolcri ascolteranno la sua voce [del Figlio di Dio] e coloro che hanno fatto il bene ne usciranno per la resurrezione della vita, coloro che hanno praticato il male per la resurrezione del giudizio [ossia di condanna]». Con il suo richiamo al perenne incombere dell’ora della morte («Viene un’ora, ed è adesso»), Giovanni sottolinea l’importanza dell’attimo presente in vista del destino ultimo dell’uomo, perché è chiaro che le strade che conducono all’inferno come al paradiso si vanno formando già in questa vita.

Una costante dell’iconografia relativa a inferno e paradiso è la contrapposizione alto-basso, in base al fondamentale orientamento simbolico dell’organizzazione spaziale cristiana: cielo→bene→alto; inferno→male→basso. Il livello cosmologico, ordinatore in senso spaziale, viene così a coincidere con il livello escatologico, ordinatore in senso etico. L’assimilazione cielo-paradiso rimanda al moto ascensionale che suggella la vita terrena di Gesù (l’Ascensione), opposto al moto di discesa di Lucifero, l’angelo ribelle, verso gli abissi infernali. Al contempo, l’Ascensione si definisce come il prototipo dell’itinerario dell’anima cristiana costantemente tesa verso l’alto, verso il cielo, verso Dio. Per questo, in molte iconografie, inferno e paradiso sono rappresentati ai poli opposti di un sistema che prevede, al centro, il Giudizio Universale.

L’opposto movimento discendente conduce invece all’inferno, caratterizzato da un fuoco inestinguibile che brucia senza tregua le anime dannate. Tra il baluginare delle fiamme, si può distinguere un mondo di tenebre, di urla, di orribili fragori, di esalazioni fetide, ove demoni raccapriccianti infliggono ai dannati supplizi inenarrabili. La geografia infernale è composta di monti dirupati, abissi vertiginosi, fiumi e laghi puzzolenti, lande desolate in cui si muove una fauna di rettili e di mostri. Talvolta l’inferno è suddiviso in ricettacoli che racchiudono le diverse categorie di peccatori, oppure può essere strutturato in piani, o gironi, specializzati a seconda delle punizioni. Come nel più alto dei cieli, alla sommità del paradiso, si trova Dio, così nel più profondo degli abissi infernali regna Satana in persona.