Da ‘Torino Spiritualità’ – UN FUTURO PER L’OGGI – a cura del Comitato Interfedi
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<<Tra divino e umano: profeti di tutti i tempi
Tra letture, pratiche meditative, riflessioni sugli inizi e sulla fine, sulle promesse e sulle profezie, nel primo giorno “pieno” di Torino Spiritualità, il 30 settembre del 2011, il tema della salvezza della vita nelle religioni è stato centrale nell’incontro curato dal Comitato Interfedi della Città di Torino: Quale salvezza nelle grandi religioni? Una risposta hanno tentato di darla quattro membri del Comitato Interfedi, partendo da linguaggi e forme diversi, tesi tutti verso una prospettiva comune, pur nelle proprie particolarità.
L’incontro è iniziato con la presentazione dell’esperienza tutta torinese data dal Comitato Interfedi. Nato in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 e oggi composto da otto esponenti di differenti realtà religiose. Il referente dell’islam ha aperto il dialogo con la concezione della salvezza nell’Islam, attraverso un’esposizione dal taglio teologico. Secondo il Corano, il musulmano giunge alla salvezza in base alle intenzioni che hanno guidato le sue azioni in vita. Infatti, da buon credente, è tenuto al rispetto dei principi delle legge islamica (sharia) che ne regolano il vivere nei rapporti interpersonali e con Allah.
L’esponente del Buddhismo ha riflettuto sulla salvezza gravitando attorno ai concetti di dialogo, interrelazione, altruismo e compassione. Nel dialogo con le religioni viene scoperta una comunione umana quale minimo comune denominatore di tutte le persone, credenti e non credenti. Tale dialogo, inoltre, deve essere inteso seriamente, indirizzato a far sbocciare l’altruismo – indice dell’abbandono dell’attaccamento all’ego – e di compassione: pilastri autentici della Legge Buddhista.
Secondo l’esponente del Cristianesimo Ortodosso, la salvezza non si discosta eccessivamente dalla visione cattolica. Infatti è possibile sintetizzarla nel processo di divinizzazione con Dio, da non fraintendere però con l’identificazione, poiché l’uomo non diviene dio creatore.
l rappresentante del Mormonesimo, ha chiuso l’incontro offrendo una concezione della salvezza differente: tutto ha inizio nella vita pre-terrena cui segue – come periodo di prova – il tempo dell’incarnazione vissuto sulla terra. Durante questo periodo gli uomini sono dotati del libero arbitrio, dunque, liberi di scegliere se accogliere il messaggio di Gesù Cristo, oppure di rifiutarlo; peculiare è la concezione di evoluzione spirituale anche dopo la vita fisica: in occasione del giudizio universale ci saranno quattro possibili ricompense in base allo stato dell’anima, massimo grado sarà l’identificazione con Dio.
Molto diverso l’approccio dello scrittore Ourèdnik sullo stesso tema, la salvezza alla fine dei tempi. Provocatore insolito, ha giocato con ironia sul significato dell’abusata espressione “i tempi sono maturi”, candidata all’inflazione polisemica che la comunicazione attuale riserva a concetti quali cambiamento, mutamento, fine dei tempi. Ieri, oggi, domani divengono trasposizioni intercambiabili del tempo che regola una storia senza volume, definita da Ourèdnik “mercato dei destini umani”.
“Abbiamo inventato la storia per organizzare il tempo o abbiamo inventato il tempo per organizzare la storia”? Quesiti paradossali quelli dello studioso francese che trovano risposte reali, o realiste, in base al senso comune. Annali e archivi appaiono oggi sospesi in quel “romanzo virtuale” che non conosce alcuna utopia, clessidra orizzontale che adopera gli strumenti della ragione per dimenticare quelli dell’immaginazione, limitando la capacità di pensarsi in un mondo. Una società senza miti è destinata a dissolversi, afferma Ourèdnik, ed è la finzione narrativa che permette alla storia di continuare. La mancanza di ideologie converge nella creazione di un pensiero tanto costruttivo quanto agonizzante: poiché tutto si ripete (idee, fatti, opinioni), che cosa potrebbe sconvolgere l’uomo europeo? Le risposte sembrano indicare, in tono pessimista, la stasi del non evento che induce al feticcio della fine dei tempi, così da escogitare volubili girotondi, in attesa di cadere “tutti giù per terra”.
La salvezza, forse.
Quattro voci per la Genesi>>
