Da ‘Torino Spiritualità’ – ESSERE GOCCIA E CORRENTE – a cura di Mauro Bergonzi, Vito Mancuso, padre Luciano Mazzocchi

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1 ottobre 2011 – ore 21.30
Cavallerizza Reale – Maneggio

ESSERE GOCCIA E CORRENTE

Mauro Bergonzi, Vito Mancuso, padre Luciano Mazzocchi 

Il tema della Identità Personale è in linea con lo spirito dei nostri tempi, tra forti rivendicazioni identitarie e senso di precarietà del sé. Si confrontano in un dialogo interculturale Vito Mancuso, teologo cattolico, Mauro Bergonzi, professore esperto di filosofie indiane e Padre Luciano Mazzocchi, missionario saveriano che durante la sua attività in Giappone ha approfondito l’incontro col Buddhismo Zen.
“La questione dell’identità, dell’Io, è uno dei discrimini più eclatanti tra Oriente e Occidente”. Così esordisce Vito Mancuso aprendo la discussione, puntando l’indice allo scopo dell’incontro, ossia quello del dialogo interreligioso. Non è una prospettiva scontata, ammonisce, in quanto questo dialogo può declinarsi con vari punti di vista, dall’esclusivista “extra ecclesiam nulla salus” fino al concezione di dialogo come occasione di ibridazione e meticciato.
Il tema è: “siamo goccia o corrente?”, ossia abbiamo una identità separata e autonoma dal resto del mondo, o siamo disciolti in un perenne divenire senza confini tra le cose? Sorprendentemente, nessuno dei tre relatori sembra voler fare una scelta ben precisa, ma tutti, ognuno con le peculiari differenze, tende a dire: “siamo goccia e corrente”.
Per il professor Bergonzi, è notevole che la concezione ordinaria dell’identità personale, cioè auto-sufficiente e separata dal resto delle cose, viene smentita anche da modelli scientifici. Biologia o addirittura la fisica quantistica, spiegano come sia il nostro corpo che la nostra coscienza siano fortemente relazionate con il resto del mondo. Ciò è consonante anche con le teorie del Buddhismo. Queste riflessioni portano verso la prospettiva non dualistica, tipica di molte filosofie indiane. La nostra coscienza è tutt’uno con il mondo, e viceversa, il mondo si autoesprime attraverso di noi: è come uno che sogna, che crea da sé il mondo onirico, ma lo vive come se fosse esterno e oggettivo. Ma il sognatore mantiene comunque la sua esistenza. E’ goccia e corrente.
Padre Mazzocchi invece parte dalla constatazione nichilistica dei nostri tempi. Il pensiero di non aver nulla di valido in noi è il punto di partenza per pensare positivamente il nulla come fanno i buddhisti zen: essendo nulla, non mi posso scontrare con niente nel mondo. Questa prospettiva deriva da una concezione diversa dell’esistenza, che non trae il suo Essere da un mondo iperuranio delle Idee, ma scorre spontanea come in un gioco. Per evitare però un abisso di spersonalizzazione e indifferenza viene in aiuto la concezione cristiana dell’Amore, che scaturisce spontanea dall’essere parte dell’unica corrente giocosa dell’esistenza, e che instaurando relazioni tra sé e altro, fornisce loro identità. Ancora, goccia e corrente.
Anche per Vito Mancuso, partendo da una prospettiva scientifica siamo aggregati di fenomeni correlati. Siamo il risultato di un processo che passa attraverso stadi sempre più complessi: siamo un corpo materiale, poi un corpo vegetativo, passando per la vita e il comportamento animale, fino a giungere alla vita psichica. Ma allora dove è la goccia in questa corrente di enti diversi? Essa è la libertà, il finale risultato di questo processo. Essa è la possibilità di eseguire l’atto pensato; essa è Anima (concepita da una prospettiva emergentista); infine essa è la consapevolezza di essere “Io” e di esserlo liberamente dal resto del processo, ma soprattutto grazie al resto del processo.