Economia e religione: cibo e religioni, le aziende inseguono i nuovi mercati

<< Torna all’indice
 

Dal vino «kosher» per gli ebrei al salame «halal» senza maiale per i musulmani. Ecco come i prodotti tradizionali del territorio si adeguano alle richieste

PAVIA. La concordia tra mondo cristiano, ebraico e musulmano passa dalla tavola. Anche il mondo agricolo cerca di venire incontro alle esigenze di sempre più ampie fasce di consumatori favorendo, indirettamente, uno sviluppo armonioso del pluralismo in una società sempre più multietnica. Negli ultimi mesi sono in forte aumento le certificazioni kosher, per gli ebrei, e halal, per i musulmani, certificazioni che possono diventare utili strumenti di mercato per collocare i prodotti nella grande distribuzione in Italia e all’estero. Quello del kosher è un segmento di mercato che nel mondo vale 150 miliardi di dollari: ogni anno 2500 nuovi prodotti diventano kosher. Questa certificazione ha un bacino d’utenza apparentemente limitato, considerato che la comunità italiana di religione ebraica è composta da circa 50mila persone, ma permette di essere più competitivi in chiave di export. Per esempio, un’alta percentuale di catene di supermercati negli Stati Uniti richiede che i fornitori abbiano la certificazione kosher, perché in questo modo possono coprire una fascia di pubblico più ampia. Prende la via dell’America anche gran parte delle bottiglie di vino Moscato lavorato a Santa Maria della Versa. Il 70% degli 8mila quintali di moscato conferito alla cantina La Versa è indirizzato ai vini kosher, per cui, da due anni, arrivano in Oltrepo decine di ebrei italiani, francesi e tedeschi. «Generalmente non sono addetti ai lavori, ma impiegati, infermieri e così via, che arrivano in cantina per seguire in prima persona le fasi della produzione – spiega Fabrizio Nervi, responsabile dell’ufficio acquisti della cantina –. Ogni operazione manuale e ogni spostamento del mosto devono essere eseguiti da ebrei osservanti che collegano i tubi necessari e azionano pompe, valvole e raccordi su indicazione del tecnico di cantina». Il vino nella sua sacralità richiama la mente all’idea della Creazione con l’insieme di leggi naturali e sacerdotali destinate all’umanità in genere e al popolo d’Israele in particolare. Per questo motivo, la preparazione accurata, eseguita anche manualmente da ebrei osservanti, è l’unica garanzia di un uso moderato e sobrio del prodotto. Tutti gli impianti devono essere lavati con acqua bollente; già dalla fase della spremitura deve intervenire il personale ebraico per ribaltare il camion e far pervenire le uve nella coclea, azionare la pigiatrice e le pompe che dirigono il mosto nel tino. A ogni travaso deve essere presente l’autorità rabbinica. «Il rituale è molto suggestivo: spesso si fermano e si gettano addosso un telo rituale per pregare, anche sotto il sole cocente – aggiunge Nervi – Il loro vino è molto denso, con un retrogusto strano: sembra quasi olio. Viene venduto anche alle comunità ebraiche dell’America ed è certificato come prodotto biologico». Il prezzo è significativo, il doppio del moscato “non kosher”: 8-9 dollari la bottiglia. La produzione sarà accompagnata da un certificato originale registrato al Rabbinato centrale d’Israele. Un altro prodotto che sta prendendo piede fra le comunità ebraiche e islamiche della provincia è il salame d’oca di Mortara nella sua varietà “ecumenica”, cioè che può essere consumato dai fedeli delle tre religioni monoteistiche: cristiana, ebraica e musulmana. Si tratta di un salame crudo di carne e di grasso d’oca, insaccati nella pelle del collo dell’oca. Gioachino Palestro, oltre che presidente del Consorzio di tutela del Salame d’oca di Mortara, è uno dei produttori più dinamici. «Ho decine di clienti ebrei che arrivano a Mortara da tutta Italia e anche dall’estero – spiega Palestro – Alcuni acquistano il nostro prodotto stagionato per almeno 60 giorni e di peso oscillante tra 400 e 800 grammi; altri si portano via la carne d’oca macellata da noi per poi insaccarla a casa. Un etto di salame d’oca ecumenico costa 9 euro». Analoga situazione per i prodotti certificati halaal, destinati al mercato dei consumatori musulmani, ma non solo. «Il rispetto delle leggi italiane ed europee in materia di igiene, sicurezza alimentare e benessere animale è imprescindibile al fine del rilascio di questa certificazione, che si ottiene quando il processo produttivo è totalmente controllato dagli imam», commenta il medese Hassan Boudouah, portavoce della Federazione marocchina d’Italia.
Umberto De Agostino

http://laprovinciapavese.gelocal.it

Le religioni >>