Le minoranze religiose: l’Europa delle minoranze

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Tutelare i cristiani e le minoranze religiose dalle violenze
Diritti umani – 21-01-2010 – 12:55

Il Parlamento europeo condanna vivamente tutte le forme di violenza, discriminazione e intolleranza, basate sulla religione e sul credo, contro le persone religiose, gli apostati e i non credenti. In relazione ai recenti attacchi, chiede quindi alle autorità egiziane e malesi di garantire la sicurezza dei cristiani e delle altre minoranze religiose presenti sul loro territorio, nonché di adottare le misure necessarie per proteggere le chiese e i luoghi di culto. Il Parlamento ha adottato una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici che sottolinea anzitutto come il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione sia “un diritto umano fondamentale garantito dagli strumenti giuridici internazionali”. Condanna quindi vivamente “tutte le forme di violenza, discriminazione e intolleranza, basate sulla religione e sul credo, contro le persone religiose, gli apostati e i non credenti”.
Osservando che anche l’Europa “non è esente” da casi di violazione di questa libertà e conosce crimini individuali di questa natura, il Parlamento chiede al Consiglio, alla Commissione e all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza di prestare particolare attenzione alla situazione delle minoranze religiose, comprese le comunità cristiane nel quadro delle relazioni e della cooperazione dell’UE con i paesi interessati.
Appoggia anche tutte le iniziative volte a promuovere il dialogo e il rispetto reciproco tra comunità, invitando tutte le autorità religiose “a promuovere la tolleranza e ad adottare iniziative contro l’odio e contro la radicalizzazione violenta ed estremista”.
Mario MAURO (PPE, IT) e Fiorello PROVERA (EFD, IT) sono intervenuti nel dibattito in Aula in qualità di autori della risoluzione.

Situazione in Egitto

Osservando che, negli ultimi anni, in Egitto “hanno avuto luogo atti ricorrenti di violenza contro cristiani copti”, i deputati manifestano preoccupazione per i recenti attacchi contro cristiani copti in Egitto ed esprimono la loro solidarietà nei confronti delle famiglie delle vittime. Chiedono poi al governo egiziano “di garantire la sicurezza personale e l’integrità fisica dei cristiani copti e dei membri di altre minoranze religiose del paese”.
Il Parlamento plaude poi agli sforzi delle autorità egiziane per individuare gli autori e gli esecutori dell’attacco del 6 gennaio e chiede al governo egiziano di tradurre in giustizia e processare “tutte le persone responsabili di tale attacco, come pure di altri atti di violenza contro cristiani copti o altre minoranze”. Sollecita inoltre il governo egiziano a garantire che i cristiani copti e i membri di altre comunità religiose e minoranze, “godano di tutti i diritti umani e libertà fondamentali – compreso il diritto di scegliere liberamente la propria religione e di cambiarla – e di evitare qualsiasi discriminazione contro gli stessi”.

Situazione in Malaysia

Il Parlamento esprime preoccupazione per i recenti attacchi contro chiese e luoghi di culto in Malaysia e manifesta la propria solidarietà alle vittime. Chiede quindi alle autorità malesi “di garantire la sicurezza personale e l’integrità fisica delle persone che praticano la propria religione e di adottare le misure necessarie per proteggere le chiese ed altri luoghi di culto”. Le sollecita inoltre a “indagare a fondo e con rapidità” sui casi segnalati di attacchi contro luoghi di culto e di tradurre i responsabili dinanzi alla giustizia.
D’altra parte, i deputati ritengono che la condotta del Ministro dell’Interno malese “costituisca una violazione della libertà di religione” e si dicono particolarmente preoccupati “per il fatto che il governo malese abbia agito in modo illecito e che con la sua ingerenza abbia contribuito all’acuirsi delle tensioni tra i gruppi religiosi nel paese”. Esortano poi le autorità malesi a rispettare la sentenza dell’Alta Corte della Malaysia sul diritto dei cristiani di utilizzare la parola Allah per riferirsi a Dio e chiedono al governo malese di non tentare di ripristinare tale divieto. Ritengono invece che dovrebbe “tentare di allentare le tensioni risultanti e di astenersi dall’intraprendere nuove azioni che potrebbero turbare la coesistenza pacifica tra la religione dominante e quelle minoritarie”.

Sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo

L’Aula ha respinto due emendamenti del gruppo ECR riguardo alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo “che vieta l’uso dei crocefissi nelle aule scolastiche italiane”, giudicata un esempio di come “anche in Europa si possono riscontrare atti d’intolleranza nei confronti dei cristiani”. Uno di questi emendamenti rammentava alla Corte “il ruolo fondamentale svolto dal cristianesimo nella formazione dell’identità storica e culturale europea”.

Background: le vicende in Egitto e Malaysia

I cristiani copti rappresentano circa il 10% della popolazione egiziana. Il 6 gennaio 2010 è stato commesso l’assassinio di 6 cristiani copti e un poliziotto e il ferimento di altre persone nel momento in cui i fedeli uscivano da una chiesa dopo la messa di mezzanotte per la vigilia di Natale copta nella città di Nagaa Hammadi nell’Alto Egitto. Sono inoltre scoppiati altri scontri che hanno coinvolto cristiani copti e musulmani, “definiti incidenti individuali dal governo egiziano”.
La Chiesa cattolica malese ha citato in giudizio il governo malese nel 2007 dopo che quest’ultimo aveva minacciato di proibire la pubblicazione del giornale “The Herald” per motivi di sicurezza nazionale qualora non avesse cessato di utilizzare la parola “Allah” che la comunità di lingua Bahasa-Malaysia, di fede cristiana, utilizza abitualmente come traduzione di “Dio”. Nel dicembre 2009, l’Alta Corte di giustizia malese ha dichiarato che i cristiani in Malaysia hanno il diritto costituzionale di utilizzare la parola “Allah” per riferirsi a Dio e che la parola “Allah” non è esclusiva dell’Islam. A seguito della sentenza si è assistito ad almeno nove attacchi contro chiese cristiane in Malaysia. Il governo ha inoltre confiscato più di 15.000 copie della Bibbia in lingua malaya in cui si utilizzava la parola “Allah” per riferirsi a Dio.
 http://www.europarl.europa.eu

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