Profeti e profezie: che cosa è il profetismo?

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<< Morte non annunciata di un profeta?

La fine del mondo non è arrivata nel 2000. Eppure, esattamente come “Dio non è morto” e la religione non è sparita dal mondo, non possiamo più affermare – per dirla à la Chenu – che “ il n’y a plus grand monde pour se risquer à une interpellation forte, à une mise en cause radicale, à une pro position dérangeante” (Chenu 1997)): prima ma anche dopo (sic!) la fine del II millennio sono cresciute tensioni escatologiche, attese della fine, attese di segni della fine, incorniciate nell’immaginario collettivo e mediatico da un’ottica profetica. Vorrei citare l’interesse rinnovato per le profezie mariane (Fattorini 1998), i millenarismi dei gruppi protestanti americani, ma anche il proliferare di sette della fine dei tempi, dagli USA al Giappone, come anche di figure di leader carismatici annunciatori di un mondo che deve finire o che verrà e le profezie persistenti in forme di religiosità alternativa, quali quelle di Celestino o Nostradamus. La profezia, le profezie sono ancora à la page. Innumerevoli sono gli indizi di questo revival di una profezia che è capacità di predire il futuro, dai film (Armageddon come 2012), alla letteratura. Non è chiaro se il profetismo sia uno degli elementi che compongono lo scenario di attesa della fine dei tempi o ne sia l’elemento dinamico e propulsore. Anche se oggi il legame del profetismo con l’escatologia (avvenimenti della fine e dopo la fine…) e l’apocalittica (il disvelamento del mistero della storia), pare stretto e imprescindibile, i tre fenomeni non devono essere confusi. In questo percorso vorrei esplorare forme profetiche che si sono avverate, che si stanno avverando o il cui avverarsi è credenza diffusa.
Il tema della profezia è stato poco esplorato dalla storia delle religioni, ma neppure nella storia del cristianesimo che, in qualche modo, segna la storia dell’Occidente: dalle origini bibliche, attraverso la crisi del II secolo dell’era cristiana e le trasformazioni durante la Tarda Antichità, per arrivare ad una nuova fioritura nel Basso Medioevo e alle sue eredità, per giungere infine ad alcuni fenomeni – di cui taluni di grande rilevanza pubblica – moderni e contemporanei, è una storia fatta di crisi, emersioni, contatti che vale la pena esplorare, mettere a fuoco, sottoporre a comparazioni con l’obiettivo di conoscere la genesi, gli sviluppi e le rappresentazioni di un fenomeno cruciale e complesso. Tuttavia l’esigenza di comparazione è antica, risale alla fine dell’Ottocento e negli anni Sessanta e Settanta erano di moda studi sul millenarismo e sui messianismi tribali, comparati con i modelli biblici e cristiani. Si deve comunque tener presente la scarsa presenza di questo fenomeno nella tradizione orientale e ortodossa e il posto non così significativo nella storia del giudaismo medievale e moderno e dell’islam: è chiara l’importanza storica che il fenomeno ha rivestito e riveste nella storia della società occidentale, europea anzitutto, in cui la variante cattolica ha rappresentato la tradizione religiosa più diffusa.
Un punto di partenza fondamentale è la terminologia: profetismo/profezia/profeta sono varianti semantiche che individuano un’azione e un fenomeno, un oggetto e un soggetto.

Chi è il profeta?
Attenzione, perché il profeta non è (solo) chi parla predicendo il futuro (pre-vede, pre-narra), ma chi parla, pro/per il dio, la divinità, pro/per un pubblico.
Non si può non partire dal modello biblico di profeta, che parla perché pieno dello spirito, ruah divino (Grottanelli 2003). Il profeta possiede doni particolari anche taumaturgici, divinatori, etici e politici. Non è solo colui che parla per/in nome di Dio, ma anche colui che è un inviato incaricato. Capace di porre in essere la realizzazione della parola divina. Nella tradizione islamica il nabi è destinatario di un’ispirazione divina, il rasul è l’inviato da Dio.

Che cosa è il carisma? Come si acquisisce? Come si trasmette e come si comunica? Come si legittima? È qui interessante il rapporto/conflitto tra libera ispirazione, il carisma appunto, e l’istituzione, il potere che inquadra, legittima (à la Weber, carisma personale e carisma d’ufficio).

Vero e falso profeta: dalla letteratura neotestamentaria, agli sviluppi dei profetismi eterodossi dei primi secoli (si pensi al caso del montanismo del II secolo d.C., guidato oltre che da Montano dalle due profetesse Priscilla e Massimilla) ai criteri di verifica dei fenomeni profetici forniti da Benedetto XIV, vi è una catena di definizione e meccanismi di smascheramento dei falsi profeti. Anche in seno all’Islam esiste una riflessione sui falsi profeti che ingannano i musulmani.
Si pensi alla figura di Cassandra, donna e profetessa su cui rischia di imporsi una lettura superficiale: recuperare il significato storico e antropologico della donna Cassandra, ragionare sulle profezie di sventura e di ventura è un altro punto di partenza della nostra riflessione sul profetismo.
Gesù Cristo è profeta per l’ebraismo (Profezia Gioele 3, cfr. con i profeti biblici), per l’Islam (il profeta prima di Maometto) e per il Cristianesimo (il profeta di salvezza, maestro e predicatore; in I Cor 12-14 la profezia è dono carismatico che favorisce l’edificazione della comunità – Filoramo 2002).
In alcuni casi le figure di profeta e fondatore di una nuova religione coincidono: dalla figura di Zarathustra (II millennio a.C.), a Mahavira (VI a.C.) fondatore del giainismo, a Gesù, a Mani fondatore del manichesimo (III d.C.), a Maometto (che è l’ultima di una catena di profeti, il sigillo), a Bahá’u’lláh (1817-1892) fondatore della religione Bahai, è una presenza continua nella storia dell’umanità: chi sono questi profeti, come hanno agito, dove e per chi, sono tutte questioni che ci portano direttamente alle origini delle religioni che hanno segnato la storia del mondo. Il filo che li lega è la loro convinzione (e quella dei loro seguaci) che la commissione, l’ispirazione venga da Dio e la loro pretesa di universalità.
Un nodo strutturale è il ruolo dello scritto profetico: dalle raccolte di testi di Mari del II millennio a.C., ai testi della tradizione hindu, agli Oracoli sibillini, alle raccolte medievali e moderne. Centrale è l’interpretazione del testo profetico: chi lo può interpretare? (carisma dell’ispirazione). Interpretazioni differenti di testi profetici, dall’Antico Testamento, alle profezie dei Purana hanno decretato la fortuna o sfortuna di una tradizione di nuovi profeti che hanno annunciato o sono stai ritenuti l’incarnazione di antiche e più o meno lontane profezie (da Simon Mago a Satya Sai Baba).

Le funzioni del profetismo (fenomeno sociale, politico e religioso, in altri termini: come il profetismo e i profeti hanno interagito e interagiscono con la società e con il loro pubblico):

Funzione divinatrice: il profeta è anche indovino/mantis spesso attraverso sogni e visioni (quale legame con la divinazione astrologica?): basta pensare agli oracoli pagani, la Sibilla in primis e anche alla loro rilettura cristiana (Michelangelo dipinse nella cappella Sistina 5 Sibille accanto a 7 profeti dell’Antico Testamento).
Il profeta che è chiaroveggente è una figura che in numerose tradizioni religiose coincide con il monaco, capace di una visione che va oltre quella degli uomini di questo mondo: discernimento dei pensieri e degli spiriti, capacità di introspezione, chiaroveggenza e preveggenza sono le qualità, i carismi del monaco-profeta, figura interessante e poco esplorata da un punto di vista di comparazione storico-religiosa.

Funzione riformatrice: istanze di rinnovamento e innovazione sociale e politica, come è il caso di Savonarola (Garfagnini 1988), ma che è fenomeno senza soluzione di continuità fino ai nostri giorni. Spicca anche la figura di Gioacchino da Fiore, promotore di una riforma ecclesiastica e annunciatore di una nuova età dello spirito in cui la chiesa avrebbe dovuto compiersi nella sua pienezza. Il profeta riformatore, che si rivolge alla società circostante, esorta a un ritorno alle origini, a un rinnovamento generale della communitas. Si deve pensare, in quest’ottica anche a figure della chiesa, come Giovanni XXIII ma anche Escrivà ed Balaguer, fondatore dell’opus Dei, il cui pensiero è stato interpretato come anticipazione profetica dell’apertura conciliare ai laici.
Vorrei aprire qui una finestra su Sabbatai Zevi, autoproclamatosi profeta e Messia nel XVII secolo, in seno all’ebraismo e convertitosi alla fine della sua vita all’islam: è un caso di profeta riformatore, la cui fortuna fu anche dovuta all’avvicinarsi del 1666, anno della bestia dell’Apocalisse per alcuni, e capace di dare vita a una corrente antinomica (centrale lo snodo profezia e etica) ripresa da Jacob Frank, battezzato e quindi aderente, seppur in modo molto controverso, alla Chiesa nel XVIII secolo.

Funzione politica, a propaganda e supporto di un gruppo che detiene il potere o di un’ideologia. È la profezia che è capace di fornire significati, dare un ordine, chiavi simboliche di interpretazione della società. Il profeta politico svolge una funzione di rassicurazione e protezione, poiché è capace di proteggere in situazioni di pericoli epocali dandovi un senso. Spesso è capace di costituire il motore di azioni politicamente rilevanti o di sacralizzare forme di potere. Mi preme sottolineare come questo incontro tra “crisi” socio-politica e epifania del profeta sia un tratto peculiare anche di religioni tribali (Clastres 1974 sul profetismo tupi-guarani). Mi viene in mente un racconto di Jorge Luis Borges, dove si narra la storia di un gruppo di fanatici che si riuniscono per costituire una setta segreta che ha lo scopo di impadronirsi del potere per restaurare i tempi andati. Tuttavia, non riescono a mettersi d’accordo su cosa siano esattamente i “tempi perduti”.

Funzione escatologica, fiorita durante la Riforma e nei decenni successivi. È la profezia della fine dei tempi (Séguy). In tempi di crisi e nelle situazioni di “fine del mondo”, come ho detto sopra, il profetismo diventa più forte e si espande in diversi livelli sociali. Nella storia dell’occidente vi sono stati alcuni momenti come quello dell’XI secolo, il periodo del grande scisma, il periodo che precede e segue la Riforma, in cui varie figure di profeti hanno calcato la scena, spesso emarginati e avversati dall’istituzione ecclesiastica, dai profeti medioevali, a Ildegarde di Bingen… Qui non si tratta tanto di considerare il messaggio di questi uomini e queste donne, ma temi quali lo statuto del loro carisma, la loro autocoscienza, il loro pubblico, le implicazioni sociali e politiche del loro essere homines religiosi.
Nell’intreccio escatologia/profetismo è fondamentale una riflessione sull’Apocalisse di Giovanni, testo delle origini cristiane che più di altri si è prestato a interpretazioni e letture, fino a diventare sinonimo della fine dei tempi, di eventi drammatici, violenti, spaventosi (si pensi all’uso di espressioni come scenario apocalittico, prospettive apocalittiche…). Come liberare questo testo da un immaginario collettivo fatto di fuoco, bestie feroci, catastrofi annunciate? Contestualizzandolo storicamente, inquadrandone autore e pubblico e rileggendolo secondo le categorie dell’esegesi dei testi sacri.
Si può ragionare anche sulle forme di esoterismo (cristiano ma non solo) che hanno garantito una sopravvivenza continua del fenomeno profetico: entro studi accademici ormai affermati sull’esoterismo, in un quadro di teologia politica, è interessante una riflessione sul ruolo delle profezie e dei profeti all’interno delle correnti esoteriche, in una prospettiva storica.
L’annuncio è legato al compimento dei tempi, alla fine: è interessante il rapporto tra il profetismo (escatologico) e la concezione del tempo: esistono profezie e profeti in tradizioni religiose la cui concezione del tempo è ciclica? Qual è la funzione profetica in un tempo che è cerchio, ruota, spirale? Sarebbe interessante una riflessione sulle profezie negli hinduismi e nei buddhismi.
La fine dei tempi è narrata, spiegata, comunicata in modi diversi… in epoche diverse, anni diversi sono stati posti come una ipotetica fine del mondo, dal 1000 al 1260 al 1999, al 2012… Esistono spiegazioni scientifiche della fine del mondo? Quali sono? Esiste una relazione tra fine simbolica e fattori fisici e chimici? Possiamo proporre un confronto tra le due prospettive?
Infine, sono esistite delle forme per così dire “secolarizzate” di profetismo, testimoni della crisi del paradigma dell’illuminismo e per questo annunciatrici di una nuova era o di un nuovo modo di porsi nei confronti della società, filosofi in crisi, alla ricerca di un mondo-altro: erano i “profeti di Parigi”, da Turgot a Comte, che riprendevano vecchi modelli profetici per annunciare un nuovo regno sociale. Chi sono oggi i nuovi profeti? Esistono dei profeti nel mondo e del mondo che annunciano una nuova società, come i politici che, in ogni luogo del mondo, usano profezie religiose per parlare del presente e del futuro. Alcune profezie sono (ancora) attuali: evitando il riferimento a Malachia o Nostradamus, penso alla profezia “il sole sorgerà ad Ovest” che si trova nel Corano: che cosa dice oggi all’Occidente questa frase, in termini di revival religiosi e spirituali?
Sarebbe un peccato, in definitiva, lasciare il tema e il concetto di profezie ai falsi divulgatori, ai superficiali precorritori di culture; ripartire dalla tradizione occidentale ebraico-cristiana è un buon modo per svelare falsi miti e scoprire come l’idea di profezia ha attraversato il nostro mondo.

Bibliografia:
P.S. Boyer, When Time shall be no More. Prophecy Belief in Modern American Culture, Cambridge 1992.
B. Chenu, L’urgence prophétique, Paris 1997.
P. Clastres, Le grand parler, Paris 1974.
E. Corsini, Apocalisse di Gesù Cristo, Torino 2003.
E. Fattorini, Da Fatima a Medjugorie: come cambiano le apparizioni di fine millennio, in F. Scorza Barcellona (a cura di), Santi del Novecento, Torino 1998, pp. 195-211.
G. Filoramo, (a cura di), Il carisma profetico, Brescia 2002.
G.C. Garfagnini, Savonarola e la profezia, tra mito e storia, in Studi medievali, 29 (1988), pp. 173-201.
C. Grottanelli, Profeti biblici, Brescia 2003.
M. Introvinge, Mille e non più mille, Milano 1995.
V. Lanternari, Movimenti religiosi di libertà e di salvezza dei popoli oppressi, Milano 1960.
F.E. Manuel, I profeti di Parigi, Bologna 1979.
J. Mooney, The Ghost-Dance Religion and the Sioux Outbreak of 1890, Washington 1896.
J. Séguy, Conflit et utopie, ou réformer l’Eglise, Paris 1999.

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