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da Torino Spiritualità 2012

La sapienza del sorriso
di B. Nuti, I. Biano, G. Nardini
 

Imparare a sorridere tra folle e silenzi

26 settembre

L’ottava edizione di Torino Spiritualità all’insegna de “La sapienza del sorriso” ha preso il via con le centinaia di persone che dentro e fuori il Teatro Carignano hanno assistito all’originale trialogo tra Corrado Augias, Massimo Gramellini e Elio dell’omonimo gruppo musicale. Ragionando intorno ai concetti di riso, sorriso, derisione, dissacrazione e ai sottili confini che li separano, tra una battuta sull’attualità politica e una riflessione sul riso che si fa indignazione, tre personalità diverse hanno saputo mostrarsi quanto mai complementari nel fare del sorriso leggero e ironico la loro cifra.
Folla interessata e partecipe anche per l’evento serale che ha visto confrontarsi sul palco del Carignano il teologo Vito Mancuso e Alessandro Bergonzoni, umorista e scrittore. Partendo da punti di vista evidentemente differenti e disomogenei, i due hanno proposto i loro pensieri sul tema “Secondo legge di libertà”; tra riferimenti alle Scritture e calembour umoristici la platea ha raccolto positivamente gli stimoli di riflessione dei due oratori, nella loro complessità e articolazione.
La ricerca del sorriso, però, nella prima giornata del Festival è passata anche per i più raccolti appuntamenti con l’Otium Meditativo presso il Circolo dei lettori. Il monaco buddista tibetano Lama Tulku Rinpoce e la giornalista Nicoletta Polla Mattiot hanno guidato i partecipanti in un percorso di ascolto rispettivamente del respiro e del silenzio, strumenti per rientrare in contatto con se stessi e con il mondo che ci circonda. Gli esercizi di respirazione proposti hanno invitato a sentirsi, attraverso il rilassamento fisico e mentale, “santi per un giorno” al pari delle grandi figure spirituali della storia come San Franceso o Buddha. Le sollecitazione all’ascolto del silenzio, dei suoni che normalmente sfuggono all’attenzione conducono, infine, all’ascolto di sé stessi, e scoprirsi funamboli su una sottile corda sospesa sul vuoto che ci sostiene.

 (B. Nuti e I. Biano)

 

 27 Settembre

Con la seconda giornata entra nel vivo Torino Spiritualità, una giornata ricca di appuntamenti densi all’insegna del sorriso, dell’umorismo e della riflessione declinati nelle diverse tradizioni religiose e in vari aspetti dell’esistenza umana. Gli appuntamenti mattutini con l’Otium meditativo hanno proposto due approfondimenti su tematiche distanti ma che hanno ugualmente coinvolto la platea. Il monaco della comunità di Bose Luciano Manicardi ha coinvolto il pubblico sul tema del ciclo “Perché credo?” a partire dall’esperienza di Gesù e al valore del dubbio tra rischio e salvezza. Gli esperti di umorismo Andreoni e Cerritelli hanno, invece, ragionato sull’uso dell’ironia come tecnica e pratica da studiare e usare consapevolmente per affrontare con leggerezza la vita quotidiana. L’ironia come arma per affrontare la vita e il dolore è il messaggio lanciato anche dallo scrittore Edoardo Albinati il quale, raccontando l’esperienza della malattia e della morte del padre, ha portato un esempio concreto di come il dolore possa essere non compreso ma affrontato proprio attraverso la narrazione ironica.
La giornata è quindi proseguita con una serie di incontri che hanno portato i partecipanti lungo un percorso tra Islam, Buddhismo, Induismo, Cristianesimo, Ebraismo. I ragazzi dell’associazione Giovani Musulmani Italiani hanno proposta una lettura del Corano in arabo e in traduzione italiana, evidenziando anche, però, l’importanza della recitazione e della lingua originaria che è tutt’uno con il Testo Sacro, è Dio che si fa parola. La Cavallerizza Reale è stata invece la cornice per un suggestivo incontro tra riflessione e danza con i monaci induisti samnyasin, ossia ‘rinuncianti’, che nella rinuncia a tutto hanno trovato il “vero Mondo”, il vero Tutto. La narrazione di racconti esemplari e miti tradizionali esemplificano come la radice di tutti i problemi umani risieda nel dominio dell’ego sul sé, entità differenti. I monaci hanno quindi ricordato come, nella loro pratica di vita, il sorriso sia la forma più potente per comunicare il senso e la pienezza della vita.
Riflessioni in parte parallele sono state quelle proposte anche da Massimo Cacciari e da Richard Gombrich che hanno voluto ribaltare alcuni aspetti delle rappresentazioni più comuni di due figure esemplari come Gesù e Buddha. Per Cacciari è da rigettare l’idea di un Gesù che non ride, di un volto mai solcato dal sorriso e dalla leggerezza, in quanto ciò sarebbe in contraddizione con l’umanità di Cristo. Nei paradossi delle parabole emerge questo aspetto più ironico che ogni cristiano dovrebbe fare suo. Paradigmatica in questo senso la figura di San Francesco. Gombrich, a partire dal suo ultimo testo, ha voluto, invece, sfatare l’idea che la meditazione e la concezione della mancanza di io siano i punti cardine individuati dal Buddha sulla via della salvezza a dispetto dell’amore e della compassione, lettura che potrebbe generare l’idea di una religione personale, egoistica. Stati d’animo come amore e compassione, benevolenza ed equanimità, invece, non sono per Buddha espedienti accessori sulla via della salvezza ma, anzi, veicoli necessari per essa.
Il rabbino capo della Comunità ebraica di Cracovia, Rav Boaz Pash, è stato al centro di due momenti che hanno avvicinato alla tradizione ebraica nei suoi aspetti rituali e tradizionali. Nel pomeriggio al Circolo dei lettori, all’interno del ciclo dedicato all’opera teatrale Dybbuk, ha affrontato il complesso e articolato concetto di ‘anima’ nella tradizione ebraica e il tema della ‘reincarnazione’ ciclica dell’anima alla ricerca della completezza e dell’immortalità. In serata, invece, presso il Centro sociale della Comunità ebraica di Torino si è parlato di sukkot o Festa delle Capanne che verrà celebrata nei prossimi giorni.
In chiusura, particolarmente sentito è stato il suggestivo momento proposto dal teologo Vito Mancuso e da Pino Petruzzelli, attore, sulla figura di Dietrich Bonhoeffeur. I due hanno dato vita alle parole del teologo martire della Resistenza tedesca attraverso la lettura delle lettere scritte dal carcere di Tegel, accolte dalla platea con molti applausi e commozione.

(I. Biano)

 

28 settembre

Sempre in equilibrio tra esplorazione delle varie tradizioni religiose, attualità e laboratori esperienziali si è dipanata anche la terza giornata di Torino Spiritualità, all’insegna della ricerca del sorriso e del suo significato. La giornata si è aperta con un seminario presso l’Università durante il quale si è riflettuto sul ruolo della festa nel corso della storia e in particolare delle feste religiose come momento di sospensione dell’ordine costituito e inversione dei ruoli sociali. Altri momenti della giornata sono stati occasione di approfondimento di particolari aspetti di confessioni religiose non sempre conosciute. Presso l’Enku Dojo (palestra del cerchio vuoto) si è celebrata la pratica del chosan, momento rituale durante il quale i monaci bevono il the e con il gesto di scambiarsi le tazze e i dolci proseguono in forma conviviale la pratica monastica e meditativa.
Un nuovo incontro del ciclo del Dybbuk nella tradizione ebraica si è svolto al Circolo dei Lettori con il professor Yoram Bilu che si è soffermata soprattutto sugli aspetti legati al momento della possessione, fenomeno anche contemporaneo e che interessa soprattutto le donne, vissuto, a differenza di altre tradizioni, come un evento totalmente traumatico e negativo, un vero stato di trance, di una dissociazione psichica.
La locale Comunità dei santi degli ultimi giorni ha invece proposto una riflessione sulla tradizione del Libro di Mormon, la nascita della denominazione nel XIX secolo e sulle scelte di vita compiute dai membri nella loro opera ‘missionaria’.
Gli appuntamenti con l’Otium meditativo sono stati occasione, ancora una volta, per proporre il sorriso come pratica di vita e non solo come reazione spontanea. Eric Minetto, autore teatrale e insegnate di scrittura creativa, ha coinvolto i partecipanti in un processo di elaborazione di narrazione creativa come esplorazione della propria interiorità e riflessione sulle esperienze di vita alla ricerca della meditazione e della liberazione.
La medesima tematica della narrazione di sé, ma impostata sul registro del lato oscuro di ciascuno è stata affrontata dall’autore televisivo Walter Fontana, sotto la cui guida la platea del Circolo ha dato forma a personaggi immaginari esorcizzando la proprie paure.
Con la lezione di Ignazio Marino si è aperto presso il cortile di Palazzo Carignano il ciclo Cinque voci per il Qoelet, testo biblico del III secolo a.C. contenente meditazioni sapienziali sulla vita. L’intervento di Marino, in un dialogo ideale con l’amico Cardinal Martini, si è articolato tra invito al dubbio e accettazione dei limiti della conoscenza, punto di partenza per sempre più urgenti riflessioni sulle questioni bioetiche e il diritto della persona ad autodeterminarsi e a decidere in piena libertà il percorso della propria esistenza.
Le filosofe Adriana Cavarero e Simona Forti sono intervenute sul tema “L’innocenza della vittima”, tra Shoà, terrorismo e concetto del male. La logica dell’atrocità conosce un grado di arbitrarietà ignoto che rilascia il dolore della vittima in uno spazio assoluto, inconoscibile. La violenza subita dai civili per volontà esterna, quale è il caso individuato dallo sterminio degli ebrei, diventa la cifra fondamentale dell’inerme. La riduzione tra amico-nemico esige oggi un ripensamento del concetto di potere, la personalizzazione del male radicale rivela un grado di volontà che si realizza proprio nel perseguire, anche con piacere, la condotta peggiore.
Gli incontri rispettivamente con Brunetto Salvarani e Marco Belpoliti hanno condotto le divertite platee intervenute nella ricerca del sacro nell’umorismo dei cartoon e del ruolo del sorriso o del ‘ghigno’ nella politica italiana dell’ultimo secolo.
La giornata si è conclusa con i moniti degli artisti dei Duemanosinistra alla Cavallerizza reale: «essere pellegrini vuol dire essere pionieri di un nuovo mondo, avere la possibilità di esplorare il mondo sconfinato dell’immaginazione e scorgere negli occhi e nei passi dell’altro la sua finestra privata sul mondo». Così il cantante brandisce gli strumenti, la sua chitarra tascabile e la musica diventa il grande tentativo di essere felice.

(I. Biano, G. Nardini)

 

 29 settembre

Gioco e infanzia tra i fili conduttori della quarta giornata di Torino Spiritualità. Il filosofo Sergio Givone delinea con grazia di parola un’ermeneutica del gioco, dalla tradizione greca come slancio mimetico che asseconda il ritmo della vita in una reale dimensione ontologica al gioco inteso come dimensione del soggetto, secondo la filosofia moderna, che impone un compito, instaura, come afferma H.G. Gadamer, uno scambio involontario e fondamentale per la libertà. L’esperienza religiosa, così come l’arte o l’ironia, potrebbe essere definita nel suo status filosofico come un “gioco”.
Lo scrittore Franco Bolelli, partendo dalla sua personalissima esperienza di appassionato padre a tempo pieno per scelta, ha proposto una ‘lezione di vita’ accorata ed energica, sempre in tensione tra il tema della genitorialità e dell’educazione e quello più generale del senso della vita e di quotidiana educazione di se stessi. La migliore educazione non si raggiunge educando in senso classico, metodo che porta spesso a una “cultura ignorante”; meglio è far comprendere come la cultura sia eccitante e come possa essere strumento per affrontare la vita e i problemi più concreti, dal giocare bene a calcio al “conquistare la ragazzina del terzo banco”.
Il mondo e la figura dei bambini nel corso dei secoli sono stati anche al centro dell’incontro tra Moni Ovadia e Gabriella Caramore; la visione dell’infanzia dipinta nell’incontro non è quella “caramellata” alla quale ci ha abituato una certa letteratura, il bambino non è sempre una creatura felice: “Vive il conflitto del mondo dentro di sé e del mondo fuori”. Se non si dà giustizia all’infanzia si prepara un mondo di ingiustizia.
Ma il sabato di Torino Spiritualità ha proseguito anche il suo viaggio all’interno di tradizioni religiose e culturali apparentemente lontane e differenti, ma spesso molto più intrecciate di quanto non si pensi. È stato quanto mostrato per esempio, nella lezione del Professor Micheal Barry presso il MAO, che grazie all’ausilio di numerosissime immagini ha delineato gli stretti legami che intercorrono nelle simbologie regali negli imperi romano, persiano, in India e finanche in Cina.
Raffaele Torella, invece, docente di Sanscrito, ha condotto il pubblico di Torino Spiritualità in un labirintico percorso che dalla cosmologia tantrica ha portato alla definizione di “sorriso”. L’asceta tantrico vive con leggerezza tutte le contraddizioni del mondo rimanendo sempre in bilico in questa condizione di “essere nel mondo pur non essendo nel mondo”; lo stupore, che è essenza dello yoga tantrico, è un prolungato e ampio sorriso con cui si guarda la realtà.
Il gruppo di zen giapponese Zenshin, ha invece dimostrato la pratica del koan, una storiella paradossale, un indovinello il cui scopo scopo non è fornire una spiegazione razionale, una soluzione. In realtà la risposta adatta a ogni quesito è già fornita e canonizzata all’interno della tradizione. Il praticante – che non deve conoscerla – deve dimostrare alla fine di averla compresa attraverso però la meditazione per giungere alla consapevolezza di sé nel qui e ora.
La meditazione è stata anche il fulcro dell’incontro presso Centro Buddha della Medicina, attraverso letture e recitazioni di mantra che hanno coinvolto i partecipanti in una vera e propria esperienza di meditazione con lo scopo scopo di rendere la mente leggera e sgombra dai pensieri che quotidianamente pesano su di essa, come affermato dal maestro D. Chamchub.
Su tutt’altro registro, invece, lo spettacolo offerto dall’Associazione interculturale Alba, con letture e brani musicali dedicati alla figura di Nasrud-din, il corrispettivo turco-persiano del Bertoldo italiano: è un personaggio bizzarro e particolare. È il paladino dei poveri, il dissacratore dei potenti e la voce del popolo ed è protagonista di storie popolari tramandate oralmente che hanno la lucida capacità di tradurre concetti altrimenti trattati dai metafisici, dai mistici e dai filosofi e, dunque, difficilmente accessibili per i non specialisti.
Particolarmente suggestivo l’appuntamento in serata al Parco Dora con Electro Yoga guidato da Alessandra Rito, danzatrice, psicoterapeuta e insegnante yoga, durante il quale musica dei sintetizzatori ma anche del violoncello e respirazione e posizioni tipiche della pratica yoga si sono fuse coinvolgendo i numerosi partecipanti in un’esperienza decisamente originale.
Durante la giornata, comunque, si sono susseguite altre conferenze tra le diverse location del Festival. Lo psicoterapeuta Massimo Recalcati ha emozionato e fatto riflettere il pubblico del Teatro Carignano in un nuovo appuntamento delle voci per il Qoelet, proponendo la lettura del testo sapienziale evidenziando due “realtà scabrose” per l’uomo: la vanità dei desideri materiali e la solitudine. L’uomo è un coacervo di narcisismo e cinismo, ma basterebbe poco per essere felici. Basterebbe che due solitudini si incontrassero per non dormire soli. Basterebbe produrre frutti, non lasciare che i propri talenti e quelli degli altri andassero sprecati.
Marco Marzano e Gianni Vattimo si sono invece confrontati sul tema della Chiesa cattolica oggi. Essere cristiani oggi significa appartenere alla Chiesa? Fino a che punto vale la testimonianza cristiana dei Vangeli? La fede non è altro che stare dentro l’ecclesia. Secondo Marzano, la caduta di un’istituzione è legata alla perdita di significato. In assenza di cambiamenti ulteriori, saranno proprio le sette, i circuiti protetti e autarchici, il nuovo statuto federale della Chiesa contemporanea?
La giornata si è quindi conclusa con due performance molto apprezzate dal pubblico di Torino Spiritualità. Paolo Nori ha proposto un elogio del ridicolo come unico momento di rottura della quotidianità con il suo immobilismo e le sue inettitudini. Con lui il coro delle mondine di Novi che hanno proposto canti della tradizione popolare, in un perfetto connubio tra canto e contro canto.
Per le vie del Quadrilatero romano, cuore pulsante della movida torinese, si sono invece srotolate le tredici installazioni dello spettacolo Laudate Hominem, vere proprie performance in cui il pubblico è divenuto parte integrante dello spettacolo, anche oltre la mera dimensione dell’intrattenimento ma, anzi, alla ricerca dei tanti aspetti della vita da lodare.

(I. Biano, G. Nardini)

 

30 settembre

È giunta al termine anche l’edizione 2012 di Torino Spiritualità all’insegna della sapienza e della ricerca del sorriso e dei suoi significati. Anche l’ultima giornata ha regalato riflessioni, esperienze e divertimento a un pubblico anche quest’anno numerosissimo.
La giornata si è aperta con l’ultimo incontro dedicato alla letture del Qoelet in compagnia di Gustavo Zagrebelsky, che ha incentrato la sua riflessione sul relativismo insito in questo particolare testo biblico, sulla possibilità che ci sia un tempo per ogni cosa, ma anche sull’assoluta incertezza e sfiducia per la giustizia terrena che lo caratterizza nel suo dilagante pessimismo.
L’antropologo David Le Breton, nella suggestiva cornice della Chiesa di San Filippo Neri, ha invece offerto un percorso lungo le rappresentazioni e i significati del sorriso nello spazio e nel tempo, evidenziandone la sua non univocità di significato, ma insieme una costante antropologica che lo caratterizza: il sorriso è l’ingrediente necessario per instaurare un legame con l’altro, per accogliere l’altro da sé.
L’ambivalenza del riso e del sorriso è stata anche il punto di partenza dell’incontro con il giornalista Michele Serra, protagonista della satira sociale e politica in Italia, che nelle due ore del suo dialogo con il pubblico del Carignano ha svelato alcuni ingredienti del suo lavoro, come l’ironizzare anche e soprattutto su ciò che più lo spaventa, sui problemi del Paese, dalla mafia alla crisi, e ha regalato stralci delle sue caustiche e acute satire nonché molte risate.
Isabel Losada, attrice, ha invece condiviso con il pubblico del Circolo dei Lettori il suo percorso “spirituale” alla ricerca della felicità, dell’illuminazione lungo diverse esperienze che dal Tai Chi l’hanno condotta al Tantra. Filo conduttore, la voglia di sperimentarsi e sperimentare oltre i limiti convenzionalmente riconosciuti, alla ricerca di una maggior consapevolezza di sé e del mondo.
La filosofa Roberta de Monticelli ha invece esplorato il legame tra gioco e normatività, alla ricerca di nuovi e originali nessi. Il nostro comportamento sociale nasce dalla innata cooperazione degli animali, interiorizzata grazie al gioco. Parrebbe che, per natura, siamo tutti portati alla socialità cooperativa, ma non è così: quando una persona diventa un individuo maturo e autonomo, sceglie volontariamente quali norme non accettare. Una buona cooperazione, una buona normatività è quella invece di chi si interroga sempre sul perché delle norme.
Il professore dell’Università di Venezia Federico Squarcini ha proposto una lezione sul testo cardine del Buddhismo, la Bhagavadgītā, che si articola intorno a due momenti connessi e contrapposti caratterizzati dal pianto e dal riso, due dimensioni, dunque, strettamente legate e che, come narra la vicenda del testo, possono riguardare anche gli dei: anche un dio può irridere l’uomo di fronte al suo pianto travagliato.
Alberto Melloni Giuseppe Ruggieri, insieme a Luca Rolandi, si sono cimentati nella rilettura del Vaticano II a cinquant’anni di distanza dalla prima seduta dei lavori conciliari, sottolineando le criticità e le ambiguità che ancora caratterizzano quell’esperienza e la sua eredità, nonché il rischio che le celebrazioni per la ricorrenza si rivelino soltanto vuota retorica, perdendone il messaggio e il significato più proprio. Da qui l’auspicio di Ruggeri che le chiese territoriali, i laici e le parrocchie che hanno accolto, recepito e digerito il Vaticano II, imparino e continuino a trasmettere la sostanza viva del vangelo.
Enzo Bianchi, teologo e priore della comunità di Bose, nonché protagonista spesso degli incontri di Torino Spiritualità, partendo da un tema poco conosciuto in Occidente, quello dei pazzi per Cristo, un fenomeno antico, presente soprattutto nelle chiese cristiane orientali, ha delineato un percorso intorno alla “follia per dio”. San Francesco compì dei gesti che portarono chi lo vide a dargli del pazzo. Paolo annunciò il cristianesimo in termini ancora oggi scandalosi. Monaci come Antonio del deserto e Pacomio comunicarono la loro protesta attraverso una scelta “folle”: fecero del deserto una città per sfuggire dalla vita delle vere città.
Con un rapido ritorno agli aspetti più scottanti dell’attualità, Haim Baharier, Guido Giubergia, Paolo Griseri ed Edoardo Nesi hanno ragionato sulla possibilità di accostare valori etici alle dinamiche del libero mercato, esigenza sempre più sentita nel contesto della crisi economica globale.
Anche l’incontro con Amos Luzzatto, medico e scrittore, a partire dal suo ultimo libro incentrato sulla sua vita e le sue esperienze, ha portato a riflettere su tematiche ancora tutte in divenire, in particolare per quel che concerne il fine vita e il testamento biologico, l’obiezione di coscienza e la priorità della salute e dell’autodeterminazione del paziente rispetto ai convincimenti etico-morali del medico.

(I. Biano, B. Nuti)

 

Nota: i reportage dagli incontri sono a cura di giovani studiosi e ricercatori membri dell’associazione UVA – universolaltro e Laboratorio di Scienze delle Religioni.