Una forma di millenarismo? I movimenti messianici
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La parola “messia” è la trascrizione italiana della parola ebraica mashìah, che significa “unto”. Naturalmente l’unzione deve essere intesa in senso sacrale. Il rito dell’unzione non esisteva solo in Israele. È documentato anche presso gli egiziani e presso gli ittiti. In Egitto soggetto del rito era soltanto il faraone, dio sulla terra, che ungeva alti funzionari e vassalli. Quindi l’unzione sembra l’atto con cui il faraone conferiva in certi casi una certa autorità, facendo entrare l’unto nella propria sfera.
Nell’Israele preesilico l’unzione riguardava soltanto il re. Pertanto il termine di “unto” indicava il re nel suo aspetto sacrale. Il re al momento dell’incoronazione, cioè quando assumeva la pienezza del potere, entrava in qualche modo nella sfera del divino. Un salmista in occasione di una intronizzazione si rivolge al nuovo re dicendo: «Dio, il tuo Dio ti ha consacrato con olio di letizia» (Salmo 45, 8). Il vero re d’Israele era YHWH e l’unto era colui che lo rappresentava sulla terra. Il termine “messianismo”, come tutti i nomi astratti di questo tipo, non esiste nell’ebraico biblico. E’ stato coniato dagli studiosi per indicare una funzione di salvezza che alle origini era legata alla funzione del re in quanto rappresentante di Dio sulla terra, cioè Suo unto. Si può dire che il messianismo è una categoria costruita su due elementi fondamentali. Il primo consiste nel credere che Dio garantisca che ci sarà un uomo o una serie di uomini, dotato o dotati di particolari carismi, il quale o i quali verranno in un certo giorno con uno scopo voluto da Dio. Il secondo punto della categoria è dato dal contenuto di questo scopo che in linea generale può essere definito come l’instaurazione di un mondo buono. Ma le caratteristiche di questo mondo buono possono variare, e di fatto variarono moltissimo, fra una situazione storica e ideologica e l’altra.
Per movimenti profetico-messianici intendiamo quei movimenti religiosi di origine cristiana che pongono al centro della loro vita comunitaria la persona o il messaggio di un "profeta" o "messia" (ulteriore rispetto a Gesù Cristo, con cui può intrattenere una varietà di relazioni). Si tratta, ovviamente, di una caratteristica che si trova in numerosi movimenti di origine cristiana, ma in questi gruppi la funzione del fondatore non è semplicemente relazionale, ma centrale, nel senso che il rapporto personale con lui è almeno altrettanto importante del contenuto del messaggio. A rigore, è possibile distinguere fra profeta e messia. Il profeta ha con Dio un legame elettivo (Dio lo ha scelto per parlare a suo nome), ma non ha alcuna caratteristica "divina", mentre il messia è unito a Dio da un legame nativo (dalla parentela all’identificazione pura e semplice). Beninteso, la distinzione è chiara in teoria ma spesso ci si trova di fronte a personaggi difficili da classificare.
Per quanto riguarda lo sviluppo storico, Henri Desroche (1914-1994) nella sua opera del 1969 Dieux d’hommes ha proposto una classificazione in dieci cicli:
1. ciclo imperiale, dominato dal "mito dell’imperatore degli ultimi tempi", che si manifesta in certe forme del culto di Carlo Magno ma arriva fino ai giorni nostri con il "sebastianismo" portoghese e brasiliano;
2. ciclo popolare del non-conformismo medioevale, studiato da Norman Cohn (1915-2007) e diffuso ai margini di talune eresie medioevali, poi del movimento anabattista;
3. ciclo della post-Riforma, in Germania e nei postumi inglesi del puritanesimo e della Riforma radicale;
4. ciclo giansenista, nelle frange più estreme del giansenismo che sognano la conversione degli ebrei e il loro ritorno in Palestina;
5. ciclo missiologico cattolico, in cui la predicazione di certi missionari cattolici (particolarmente gesuiti) rinfocola tendenze autoctone messianiche presso popolazioni indigene (in particolare in Paraguay);
6. ciclo nordamericano, conseguente alla penetrazione della Riforma radicale e del puritanesimo negli Stati Uniti;
7. ciclo russo-polacco, che si manifesta da una parte nel complesso profetismo russo, dall’altro nella mistica della Polonia come nazione-vittima destinata a risorgere;
8. ciclo della Rivoluzione francese, interpretata come avvenimento messianico sia in Francia, sia nel mondo di lingua inglese;
9. cicli post-rivoluzionari, che Desroche distingue in "di destra" (dove si attende un "Grande Monarca", talora accompagnato da un "Papa Angelico", che rimedia alle rovine della Rivoluzione) e "di sinistra" ("nuovi cristianesimi" di tipo socialistico-utopistico);
10. cicli contemporanei dei paesi in via di sviluppo, studiati in particolare da Vittorio Lanternari (1918-2010), dove il cristianesimo incontra nuovamente correnti messianiche autoctone, particolarmente in Africa, Oceania e America del Sud.
L’Italia non è stata particolarmente fertile come terra di origine di profeti e messia (a differenza, per esempio, della Francia e dell’Inghilterra), e l’episodio di David Lazzaretti (1834-1878) è rimasto pressoché isolato. Negli ultimi decenni del XX secolo, tuttavia, i più importanti gruppi profetico-messianici attivi su scala internazionale sono penetrati anche nel nostro paese. Questo vale anzitutto per la corrente profetica, in particolare per i diversi gruppi che procedono dal profeta americano David Berg ("Moses David", 1919-1994), cui si aggiunge – con un’origine del tutto diversa – Vita Universale. Ma in Italia sono arrivati anche gruppi messianici e una serie di movimenti nati nei paesi in via di sviluppo, che si possono a loro volta distinguere in vari sottogruppi.
(Da Movimenti profetici e messianici di origine cristiana)
Il millenarismo catastrofico. "L’anno prossimo a Gerusalemme">>
